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GRLSClub: Manuba

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The beauty of nature does not work in series.

Manuba è un brand di gioielli sostenibili, realizzati a mano in Italia, ispirati dalla creatività, design ed espressione della tipica artigianalità italiana.
In poche parole è una
 storia d’amore. 

“Crediamo nella moda etica e perciò creiamo i nostri gioielli esclusivamente su ordinazione da artigiani italiani attraverso l’antica tecnica della cera persa. Ci piace pensare che la bellezza della natura non lavora in serie, e noi nemmeno.” Valentina Cardarelli, designer e founder di Manuba

Valentina fa parte del nostro #GRLSClub.

Come nasce Manuba?

Il progetto nasce l’ultimo anno di liceo di Valentina quando, sotto la guida della madre illustratrice ed artista, ha cominciato a creare i primi prodotti Manuba.

Manuba era più che altro uno spazio d’espressione personale per Valentina che ha continuato ad accompagnarla durante il suo percorso formativo al Polimoda International Institute of Fashion Design and Marketing.

Creare una realtà in cui poter esprimere la propria creatività, avendo avuto entrambi i genitori imprenditori come modello, è sempre stato lobiettivo di Valentina durante tutto il suo percorso formativo.

Conseguita così la laurea in Fashion Product Management nel 2018 e dopo un percorso di due anni come Creative Strategist in unagenzia di PR milanese, Valentina da marzo del 2020 ha deciso di dedicarsi completamente alla crescita e sviluppo della famiglia” Manuba.

Perché avete deciso di seguire una filosofia slow e perché è importante per voi?

Abbiamo deciso di produrre in maniera etica perché ci sembrava l’unico modo corretto in cui farlo, non abbiamo mai considerato altre alternative.

Il mercato del Fast-Fashion esiste ed è florido perché molti consumatori ancora acquistano senza porsi troppe domande sul prodotto in se per se, da chi è stato prodotto? A quale costo? ecc…

È importante parlane per fa sì che queste domande sorgano spontanee nel tempo e portino ad un processo decisionale d’acquisto differente.

In un qualsiasi mercato la domanda dominerà sempre sull’offerta per cui il cambiamento deve partire dai consumatori. Siamo noi consumatori a dover cambiare il sistema, un acquisto (o un NON acquisto, se il prodotto non è sostenibile) alla volta, il mercato si adatterà alle nostre scelte.

Chi cè dietro questo progetto?

Dietro questo progetto c’è Valentina, classe 1995. Sotto la guida della madre, artista e illustratrice, inizia a sperimentare i primi prototipi di borse ed in seguito di gioielli; questi ultimi diventati il core business del marchio. 

Ovviamente un buon team non è tale se non si hanno delle fantastiche collaboratrici e Valentina le ha ritrovate in due ex-colleghe, Lorenza e Silvia, che si occupano rispettivamente della promozione di Manuba al mondo stampa e al mondo digital.

Manuba ha un target molto specifico: il consumatore consapevole. 
Crediamo nella sostenibilità, nella produzione etica e sappiamo che chi acquista da noi ha gli stessi valori.

Acquistare con coscienza è un comportamento fondamentale da attuare nella società in cui viviamo oggi. Non si può più dare spazio ad acquisti impulsivi, dobbiamo scegliere con cura gli oggetti da introdurre nella nostra vita in modo da farli restare il più a lungo possibile.

Cosa avete imparato da questo progetto durante i suoi primi 12 mesi?

Abbiamo imparato a conoscere Manuba.

I primi 12 mesi sono serviti a conoscerci, per sapere esattamente chi è Manuba, qual è il suo modo di comunicare, qual è la sua estetica, i suoi valori. La creazione di un brand è un processo lungo e la cosa meravigliosa è che all’inizio neanche la persona che l’ha immaginato sa esattamente cosa si andrà a creare, è un qualcosa che prende forma in autonomia.

La bellezza della natura non lavora in serie.
Neanche noi.

Qual è il futuro di Manuba? E quali sono i progetti di cui potete parlarci (sneak peak di una collaborazione o un lancio?)

Per raccontarvi il futuro di Manuba dobbiamo raccontarvi i valori che ci guidano in questo momento perché saranno loro a condurci nel tempo.

La campagna che abbiamo appena lanciato, “the beauty of nature doesn’t work in series”, racconta a pieno la nostra visione ed il nostro modo di lavorare. I gioielli Manuba sono realizzati su ordinazione da orafi italiani in modo da eliminare al massimo gli sprechi e dedicare ad ogni prodotto lattenzione e la cura che si merita.

Crediamo in una produzione etica e sappiamo che il mercato cambierà sempre in base alla domanda. Se vogliamo vedere un mercato più sostenibile dobbiamo cominciare a scegliere un prodotto più sostenibile e il mercato si adatterà alle nostre scelte.

Dove possiamo trovare i vostri prodotti?

I prodotti Manuba sono acquistabili online su www.manuba.it, dove troverete l’intera collezione, e sui canali dei nostri rivenditori: rinascente.it , Talia Collective e Staiy (questi ultimi due in particolare sono marketplace dedicati a brand sostenibili).

Una selezione della collezione è disponibile inoltre in store da Rinascente Milano e Rinascente Firenze.


Abbiamo intervistato Marina Cuollo

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L’umorismo le è congeniale e fa di questo il metodo perfetto per trattare argomenti più complessi, come la disabilità, la sessualità e tanto altro. Marina Cuollo è un’attivista, biologa e scrittrice ed è la nostra nuova #FutureLeaders.

Ci ha raccontato di cosa l’ha portata a lasciare una carriera avviata nell’ambiente scientifico per iniziare a scrivere, bisogno e passione che ha sempre avuto.

Il suo ultimo libro si intitola “A Disabilandia si tromba” edito da Sperling Kupfer.

Ciao Marina, quanti anni hai, di dove sei e cosa hai studiato?

Ciao! Ho 39 anni e sono di Napoli. Ho una laurea in Scienze Biologiche e un dottorato di ricerca in processi biologici e biomolecole.

Ma da un po’ di anni mi occupo di scrittura, con particolare attenzione a quella umoristica.

E cosa ti ha portato a fare la scrittrice?

In un periodo di pausa in cui lavoravo ancora nell’ambiente della ricerca, ho sentito una forte esigenza di comunicazione e questo mi ha portato a cercare di acquisire quei strumenti che mi mancavano per potermi esprimere attraverso la scrittura. Così piano piano, acquisiti questi strumenti ho potuto dedicarmi a quella che è diventata una mia grandissima passione. 

Quali valori o lezioni ti sei portata dietro dal mondo scientifico e dalla tua esperienza come biologa?

Sicuramente il metodo e il rigore sono due aspetti che mi sono portata dietro dall’ambiente scientifico perché anche quando scrivi la pianificazione è molto importante per riuscire in qualche modo a seguire tutte le scadenze, non perdersi nel mare di impegni che si accumulano man mano, per cui riuscire a pianificare è fondamentale.

E cosa ti ha spinto a cambiare rotta e ricominciare da zero dopo tanti anni di carriera nel settore?

Per me è stato come innamorarmi di nuovo per la prima volta. È stato come incontrare un grande amore. Non che non amassi quello che stavo facendo, lo amavo molto ma per me è stato come incontrare l’amore della mia vita. Mi viene in mente uno dei miei film preferiti “Harry ti presento Sally” nella scena finale Harry dice << quando ti rendi conto che vuoi passare il resto della tua vita con qualcuno, vuoi che il resto della tua vita inizi il prima possibile>>.

E per me è stata la stessa cosa con la scrittura. Quando l’ho incontrata, non ho potuto fare a meno di inseguirla.

Fai dell’umorismo il tuo punto di forza: cosa ti motiva e qual è la tua missione? 

L’umorismo è parte della mia vita da molto tempo, fa parte del mio carattere e non posso fare a meno di far entrare l’umorismo in tutto ciò che riguarda la mia vita, per cui è qualcosa che mi è proprio congeniale.

Poi sono convinta che l’umorismo sia un ottimo metodo per veicolare temi complessi e argomenti complicati, in qualche modo tutto scivola più velocemente grazie all’umorismo per cui per me è estremamente efficace.

Nel tuo libro ‘A Disabilandia si tromba’ racconti temi complessi in modo semplice e unico, che peso ha la divulgazione sulla disabilità al giorno d’oggi? E per tua esperienza, come reagiscono le persone a questo tema nei vari canali social?

La divulgazione sulla disabilità secondo me ha un peso molto importante, soprattutto negli ultimi tempi che ha cominciato a diffondersi sui social e questo ha permesso a temi così complessi e sfaccettati di essere oggetto di discussione anche fuori dai social in ambienti in cui era molto più difficile che temi come questi venissero trattati.

Le persone hanno in genere risposte molto variabili su questo tipo di argomento, certo rispetto a tanti anni fa, se ne parla di più per cui si comprende meglio il significato di disabilità, abilismo però c’è ancora molta strada da fare.

Qual è stata la tua esperienza nella creazione del libro e che consigli daresti ad una ragazza che sta pensando di intraprendere un percorso simile?

Scrivere un libro per me è stata un’esperienza meravigliosa, al di là del risultato, perché sono comunque convinta che la scrittura sia estremamente terapeutica, per cui non può che portare qualcosa di buono.

A chi desidera intraprendere questa strada consiglio di affiancarsi a figure professionali, come un editor o un correttore bozze, e qualora se ne sentisse l’esigenza, fare corsi che possano dare strumenti per poter proseguire questo percorso.

Ci puoi parlare di progetti futuri? Cosa ti piacerebbe creare (o pubblicare) nei prossimi anni?

Sicuramente tornare in libreria è il mio più grande desiderio, sto lavorando per questo e spero di riuscire a tornarci presto. *INCROCIAMO LE DITA*

Se volete saperne di più sul Marina Cuollo seguitela sui social:

Profilo Instagram di Marina

 


Gender pay gap: perché le donne guadagnano meno?

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Mediamente in Europa le donne vengono pagate il 14,1% in meno all’ora degli uomini: ciò significa che una donna guadagna 86 centesimi per ogni 1€ guadagnato da un uomo, per cui è come se, di fatto, le donne lavorassero 2 mesi all’anno gratuitamente.

 

Ma quali sono le ragioni di questo problema?

Una prima analisi evidenzia come una parte della ragione per cui le donne sono pagate in media il 14% in meno sia legata alla cosiddetta “segregazione occupazionale”: con questo termine si intende il fatto che le donne, ad oggi, sono più rappresentate in settori umanistici, come l’educazione o la sanità, che storicamente generano salari inferiori rispetto a settori ingegneristici e finanziari, dove invece gli uomini sono più attivi.

Attribuire tutto il problema a questo però è sintomo di una visione semplicistica: il problema non sta solo nella minor presenza di donne in settori e ruoli più redditizi, ma anche nel fatto che, in media, a parità di posizione, di ruolo e di ore lavorate, vi sia comunque una discriminante retributiva tra uomini e donne, nell’ordine del 2-5% (Fonte: Payscale.com).

Secondo l’Equal Pay Report della Commissione Europea esiste poi un gap retributivo ricollegabile alle opportunità di avanzamento di carriera. L’Opportunity Gap è dovuto a stereotipi e radicati costrutti sociali, come il fatto che le donne appena madri siano meno in grado di raggiungere livelli di produttività adeguati. Questo genera conseguenze sull’avanzamento di carriera e quindi sulla retribuzione.

Le donne peraltro sono più gravate dal peso della cura familiare e della gestione della casa rispetto agli uomini, con conseguenze sulla quantità di ore lavorative di cui possono disporre. Secondo EuroFund, infatti, le donne dedicano ben 15h a settimana in più degli uomini nella gestione di casa, famiglia e genitori e dedicano perciò 6h in meno al lavoro.

Tutto ciò genera una disparità nella società, per cui una donna viene meno valorizzata rispetto ad un uomo, ha minori possibilità di avanzare di carriera e di guadagnare, nonostante non vi siano differenze concrete che lo giustifichino.

FONTI:

https://www.payscale.com/data/gender-pay-gap

https://ec.europa.eu/info/sites/default/files/aid_development_cooperation_fundamental_rights/2020_factsheet_on_the_gender_pay_gap.pdf


Abbiamo intervistato Virginia Stagni, Manager del Financial Times

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Il Financial Times sta cambiando il mondo dell’editoria, grazie anche alla forza e alla determinazione di Virginia Stagni, Business Development Manager di FT e Direttrice del FT Talent Challenge: un progetto che ha come obiettivo quello di individuare e reclutare nuovi talenti per la società editoriale.

Ed è per questo che Virginia è la nostra nuova Future Leaders: le abbiamo chiesto di raccontarsi, di spiegarci il suo ruolo all’interno del Financial Times e di consigliarci quali sono le skills necessarie a fare di una passione un vero e proprio lavoro.

 

Ciao Virginia, quanti anni hai, di dove sei e cosa hai studiato?

Ciao GRLS! Ho 27 anni e sono di Bologna. Ho studiato Economia & Management per Arte, Cultura e Comunicazione all’Università Bocconi di Milano e poi sono andata a Londra per un Master alla London School of Economics in Media and Communication.

Sei la più giovane dirigente donna al Financial Times: di cosa ti occupi esattamente?

Mi occupo di innovazione e nuove strategie. La mia attenzione va particolarmente agli Under 30 e al mondo delle donne, e come avvicinare questi due gruppi così grandi e così variegati al mondo del giornalismo e al mondo della lettura.

Il mio ruolo prevede di andare ad elaborare nuove strategie e nuovi modelli di business che siano fonte di ricavi, fonte di partnership, fonti creative e dinamiche per il modello FT.

Qual è l’idea alla base di FT Talent?

FT Talent nasce nel 2018 con l’idea di portare sempre più giovani talentuosi da tutto il mondo, con background culturali, sociali, economici ed etnici più disparati possibili per dare una voce inclusiva che è la voce del Financial Times. Una voce internazionale giornalistica.

FT Talent Challenge nasce come un progetto per portare nuove idee di giornalismo ma anche nuove idee per industrie, infatti lo applichiamo a tantissime altre aziende ed organizzazioni. 

Cosa consiglieresti alle donne che stanno cercando di fare della loro passione un lavoro?

Ognuno di noi ha un ruolo e può svolgere un piccolissimo cambiamento nella società che ha poi un riflesso enorme sugli altri. Quindi non abbiate paura di comunicare i vostri sogni, le vostre passioni, ma abbiate sempre al cuore il “Give back” ovvero il ridare indietro, cercate di creare altre opportunità per altre donne, altre ragazze che come voi hanno avuto qualche difficoltà all’inizio.

Una volta che raggiungete il vostro sogno, la vostra posizione, dei sogni, il vostro lavoro che avete sempre immaginato, eccovi ricordatevi della voi di qualche anno fa e create opportunità per le giovani donne che si ritrovano in una situazione simile, in modo che anche loro possano ottenere gli obiettivi e sogni che vogliono realizzare.

Link utili:

Seguite Virginia sul suo profilo Instagram

e seguite la pagina di FT Talent per tutte le news!


GRLSClub: Feeling Nova

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Be Strong. Be Woman. Be You!

Questo è il motto, l’obiettivo, un nuovo inizio, un cammino di rinascita.

Feeling Nova, è una community fatta di collaborazione tra donne e giovani; portale dove si parla di rinascita a 360 gradi, attraverso la moda, la fotografia, il make-up, i viaggi, lo sport, l’arte e molto altro.

Un progetto di Chiara Pasini, fondatrice e designer del brand, che fa parte del nostro #GRLSClub, e che ha deciso di lanciare questa idea nel 2017, dopo che la madre si è ammalata di cancro.

Questo progetto nasce dalla collaborazione con Textilross, azienda tessile italiana specializzata nella produzione di tessuti innovativi.

Cos’è Wabi Sabi?

Wabi Sabi è una collezione che prevede un trattamento “BIFASICO”, composto da due step fondati rispettivamente sul concetto di protezione e di stimolo:

• Fase uno, Post Surgery: Re-Start

• Fase due, Lingerie: Re-Birth

Wabi Sabi nasce da una necessità, da una mancanza evidenziata durante il percorso oncologico affrontato in prima persona da un membro stretto della famiglia di una delle fondatrici.

Tornare a guardarsi allo specchio dopo un intervento di asportazione parziale o totale della mammella a volte può essere doloroso; bisogna educare la mente a una nuova consapevolezza di sè.

L’obiettivo è sostenere le donne che hanno subito un intervento chirurgico di asportazione del tumore al seno attraverso un reggiseno che possa farle sentire bene, non solo dal punto di vista del comfort ma anche psicologico.

L’Idea

Nel 2015 la madre della designer e fondatrice di Feeling Nova, Chiara Pasini, si è ammalata di cancro al seno.

È una donna davvero forte che non si è lasciata fermare da questa malattia, aveva un obiettivo ben preciso: guarire e tornare in vita.

Chiara ha deciso di portare l’idea di rinascita dopo la diagnosi e le cure, alla discussione di tesi di laurea nel 2017 alla NABA di Milano, dove si è laureata, sviluppando la primissima bozza di quello che oggi è un progetto concreto.

Cercando i materiali da utilizzare per la linea di intimo post-operatorio che voleva sviluppare, conosce Eleonora, proprietaria della Textilross, azienda italiana tessile specializzata nella produzione di tessuti innovativi.

Dopo un periodo di studio e ricerca, Chiara ha iniziato a rendersi conto di voler sviluppare il progetto non solo a livello materiale ma anche creando un punto di incontro per il “dopo”, così nasce Feeling Nova, la community.

Durante questo periodo il rapporto con Textilross si è rafforzato sempre di più e insieme ad Eleonora decide di portare avanti e sviluppare la collezione di intimo che prende il nome di Wabi Sabi.

La Nascita del Progetto

Il cancro al seno è il tumore più comune nelle donne e il secondo tumore più comune in generale.

Ci sono stati 17.210 nuovi casi in tutto il mondo nel 2020.

Le donne che incontrano questa malattia così diffusa molto spesso devono fare i conti con interventi chirurgici al seno e una lunga serie di terapie (chemioterapia, radioterapia, …). In questo periodo stressante, pieno di check-up e visite mediche, le donne spesso perdono la fiducia nel corpo, nell’autostima e nell’intimità.

Parlando dell’impatto psicologico, la diagnosi di cancro al seno può essere devastante e può innescare diverse reazioni avverse per la maggior parte delle donne.

I prodotti abitualmente usati dopo l’intervento come i reggiseni post-operatorio, hanno alcuni accorgimenti sulla struttura, come l’apertura frontale e l’essere senza ferretto. Ma quelle strutture molto spesso non contemplano un design che possa aiutare le donne a sentirsi di nuovo sicure di se stesse. Molte volte contribuiscono proprio al loro disagio.

L’obiettivo è sostenere le donne con cancro al seno a rinascere e vivere senza limiti e aiutarle a sentire di nuovo l’intimità, la fiducia in se stesse e la femminilità.

Dopo molte ricerche di mercato e dopo molte interviste a medici, pazienti ed ex pazienti per comprenderne le esigenze, Chiara ed Eleonora hanno sviluppato reggiseni post-operatori con un design studiato tenendo conto di tutti gli accorgimenti consigliati dai medici e con caratteristiche a sostegno dell’estetica, della bellezza e delle differenti shapes di ogni donna, per permettere loro di tornare a guardarsi allo specchio.

La sfida del progetto Wabi Sabi è creare una collezione di biancheria intima innovativa con tessuti funzionali intelligenti per supportare la protezione e la guarigione della pelle da un lato e grazie al design alla moda, glamour e colorato, l’immagine dall’altro.

Lancio del Fundraising

Oggi, Feeling Nova lancia un fundraising su Indiegogo, dove i primi modelli di reggiseni Wabi Sabi potranno essere preordinati a un prezzo scontato insieme a dei gadgets realizzati da Feeling Nova in collaborazione con Brillo Magazine, rivista italiana che offre una vetrina ad artisti e illustratori emergenti.

Successivamente verrà creata una collezione di abbigliamento intimo ampia, supportata da modelli per lo sportswear e il beachwear con lo scopo di favorire la rinascita di ogni donna a tutto tondo nella propria quotidianità e senza limitazioni.


Intervista a Cecilia Sammarco: Founder di TetraPride

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Colori brillanti, figure energetiche e una grande voglia di celebrare la vita: sono solo alcune delle emozioni che ci trasmettono le illustrazioni di @tetrapride, un progetto visivo che ha come obiettivo quello di decorare la vita con immagini che fanno riflettere.

Abbiamo chiesto a Cecilia Sammarco @ceciliasammarco , illustratrice e pittrice Romana, di raccontarsi e di farci entrare nel suo mondo colorato, partendo da cosa la ispira a raccontare la sua storia attraverso queste bellissime immagini illustrate.

Se volete saperne di più sul progetto TetraPride e il mondo di Cecilia, seguitela sui social:

Profilo Instagram di TetraPride
Profilo Instagram di Cecilia

https://www.ceciliasammarco.com/


Le donne della Resistenza Italiana

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70mila donne presero parte alla Resistenza, di cui 35mila con le armi in mano.

Di queste, 1859 furono vittime di violenza e stupro, 4635 arrestate, torturate e condannate, 2750 deportate, 623 fucilate o cadute in azione.

Numeri importanti da sottolineare e ricordare perché di quegli anni come spesso capita, la narrazione è stata sempre al maschile. 

L’impegno femminile nella Resistenza era molto ramificato in tutti gli ambiti della lotta: dallo scontro armato, all’approvvigionamento, dall’assistenza sanitaria al trasporto di informazioni, armi e munizioni, fino all’organizzazione di scioperi e manifestazioni contro il carovita e il mercato nero.

A guerra conclusa, all’esercito delle donne italiane che presero parte alla resistenza, vennero assegnate in tutto solo 19 medaglie d’oro al valore militare, di cui 15 alla memoria.

Oggi vogliamo ringraziare e ricordare alcune di queste donne.

Ada Gobetti

Ada Gobetti fu una giornalista e traduttrice partigiana, che durante la Resistenza coordinò e diresse diverse brigate e staffette partigiane. Nel 1943 fondò Gruppi di difesa della donna (GDD): formazioni partigiane pluripartitiche, che divennero un simbolo dell’apporto femminile nella lotta al fascismo.

Ada Gobetti

Carla Capponi

Carla Capponi fu protagonista insieme al marito Rosario Bentivegna della Resistenza romana, in prima linea in molte delle azioni più significative della lotta di liberazione a Roma, tra cui l’attentato di via Rasella, che ebbe per rappresaglia il tragico eccidio delle Fosse Ardeatine. Ricevette la medaglia d’oro al valor militare nel 1943.

Carla Capponi

Jole De Cillia detta “Paola”

Jole De Cillia, nome di battaglia “Paola”, infermiera friulana che iniziò la sua attività antifascista aiutando i partigiani sloveni, per poi unirsi alle brigate Garibaldi in montagna con compiti di assistenza sanitaria e staffetta. Morì suicida insieme al compagno Giannino Bosi, il comandante “Battisti”, pur di non consegnarsi agli uomini della X Mas.

Jole De Cillia

Ondina Peteani

Ondina Peteani, fu la prima staffetta a servire i combattenti partigiani, si unì al movimento di liberazione appena diciottenne, entrando nella Brigata Proletaria dei battaglioni del Carso. Venne arrestata dalle SS a Trieste, e venne deportata ad Auschwitz nel 1944. Riuscì a salvarsi fuggendo durante un trasferimento.

Ondina Peteani

Norma Parenti

Norma Parenti, partigiana del raggruppamento “Amiata” della III Brigata Garibaldi dell’area grossetana, si prodigò assieme al marito Mario Pratelli nella raccolta di fondi, aiuti e armi per le formazioni antifasciste, dando ospitalità ai fuggiaschi ed ex prigionieri alleati. Fu tradita da uno dei tanti a cui aveva prestato aiuto, e venne uccisa dopo feroci sevizie, a soli 23 anni.

Norma Parenti

FONTI:

https://www.anpi.it/

https://www.iodonna.it/attualita/costume-e-societa/gallery/25-aprile-le-donne-della-resistenza/


GRLSClub X Giornata Mondiale del Libro

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Oggi, 23 Aprile, è la Giornata Mondiale del Libro e per l’occasione abbiamo chiesto al nostro Club di consigliarci cinque letture che sono state scritte da autrici donne e/o che vedono come protagoniste personalità femminili, e abbiamo chiesto a loro una breve recensione del libro in questione.

Buona lettura!

“La casa degli spiriti è un romanzo del 1982, nato da una lettera scritta da Isabel Allende per il nonno morente l’8 gennaio. Da allora ogni suo libro viene iniziato lo stesso giorno dell’anno.

 

Amore, esoterismo, passione e mistero si intrecciano alle violenze e agli orrori subiti dalle donne della famiglia Trueba, raccontata nel corso di tre generazioni, contornata dalla storia del popolo cileno. Da Rosa, a Clara, figura eterea, da Blanca ad Alba, giovane rivoluzionaria, il romanzo narra di donne forti, affamate di libertà, protagoniste delle proprie vite e illuminate da una luce che acceca chi le circonda.

 

Un libro che è passato tra le mani delle donne della mia famiglia e che, credo, ogni donna debba leggere.” – Arianna Salvati

“A fuoco lento, sequel-non sequel di Signoramia (entrambi Feltrinelli) è il nuovo romanzo scritto a quattro mani dalla giornalista Elena Dallorso e da Francesco Nicchiarelli, ingegnere con la passione della scrittura. Così grande da decidere di infilarsi nei panni di Maria, amica di chat della protagonista della vicenda, e intavolare con lei un rapporto basato sulla comune passione per la cucina, scoprendo contemporaneamente una prospettiva assai diversa sul femminile. 


Nel nuovo libro la “bugia” sull’identità di Maria è già svelata, ma si pone un’altra sfida: Francesca, la protagonista, accetta un lavoro a Roma e Fabio (cioè Maria), apre un bistrot in cui la invita a cucinare. La domanda che i protagonisti e gli autori si pongono è; come si passa dal virtuale al reale? Cosa si sacrifica, cosa si trova? Come si coniuga un’intesa ideale con la vita vera? Colpi di scena, consigli di cucina, sorprese in un romanzo che con leggerezza fa riflettere su questioni che ci riguardano tutti da vicino, specie quest’anno.” – Barbara Natta Lagomarsino

Questo romanzo mi ha aperta in due.

Circe di Madeline Miller rivisita il mito classico della famigerata maga rendendo finalmente giustizia a questo complesso e misterioso personaggio femminile.

 

Circe non è solo maga, è anche donna: indipendente, difficile, diversa dalla sua famiglia che la disprezza, Circe ama la compagnia degli esseri mortali ed è continuamente travolta dalle sue passioni e dal destino.

 

Quest’ultimo scandisce l’esistenza della maga con incontri che la mettono davanti a paura, rabbia, rivalità, amore e amicizia e, soprattutto, nostalgia.

 

La scrittura di Miller è scorrevole e piacevole, il suo stile è ricco di originalità e a tratti malinconico. Un esperimento molto interessante che presenta un sottotesto femminista forte di una profonda conoscenza delle fonti e della cultura greca antica.” – Eleonora Castellani

“Frankenstein rappresenta tutto quello che ci si può immaginare definendo “una piacevole ed inaspettata scoperta”. La curiosità mi ha spinta ad acquistare il libro che avevo sempre visto sotto la luce della sua immagine, un thriller che non faceva al caso mio, con esperimenti bizzarri e mostri creati in laboratorio. 

 

Nonostante si tratti anche di questo, Mary Shelley trasforma l’immagine esteriore di un mostro tramite parole di passione, sofferenza e speranza, mettendo in luce tutta la sua vulnerabilità. Leggendo Frankenstein, ho letto l’anima e il cuore di una persona che è incompresa, impotente, e soffre poiché incapace di esprimere completamente il suo amore, non solo per un’altra persona, ma per il mondo, e di essere a sua volta amata così com’è.” – Laura Riva

“Romanzo di esordio di Donna Tartt, Dio di illusioni (1992) è un viaggio ipnotico e crudele nelle vicende di un gruppo di cinque giovani studenti ricchi e annoiati.

Affascinati dal mondo dell’antichità greca, i protagonisti sembrano vivere in un’atmosfera fuori dal tempo. Sono attraenti, di una bellezza quasi eterea, ma sono anche affetti da un’illusione di onnipotenza che raggiunge l’ossessione, portando loro a legittimare anche la più malvagia delle azioni.  

 

Ben lontani da essere definiti personaggi positivi, è la scrittura dell’autrice a rendere del tutto impossibile non innamorarsi di loro.

 

La Tartt, la quale impiega dieci anni per scrivere un romanzo rigorosamente a meno su carta, ha dichiarato che occorre molto tempo per ricreare un mondo il più possibile realistico. Per uno scrittore- sostiene l’autrice- è fondamentale vivere con i propri personaggi, lasciar loro il tempo di invecchiare e maturare insieme.” – Sara Tarchi

Il nostro GRLSClub è un safe-space privato dove potersi incontrare e conoscere altre donne ambiziose. 
 

Vuoi partecipare? Trovi tutte le informazioni qui!


Abbiamo intervistato Angelica Peretti, Co-Founder di Digitazon

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Digitazon sta cambiando il mondo del lavoro digitale: grazie alla piattaforma online lanciata nell’estate 2020, la collaborazione tra aziende e freelancer è diventata semplice ed efficace.

Abbiamo intervistato Angelica Peretti, CMO & Co-Founder di Digitazon e le abbiamo chiesto di parlarci della sua esperienza, dal lancio di questo progetto ai segreti per rendere un brand solido ed efficace.

Ciao Angelica, quanti anni hai, di dove sei e cosa hai studiato?

Ciao! Ho 29 anni, sono nata a Brescia, ho studiato in Bocconi, e ho una laurea specialistica in Marketing Management.

Angelica Peretti assieme a Andrea Zangiacomi e Saverio Mirto, Co-Founder di Digitazon

Nel 2020 hai fondato Digitazon: com’è nata l’idea di questa piattaforma?

Digitazon è una piattaforma che facilita la collaborazione tra aziende e freelancer digitali. L’idea è nata osservando il mercato del marketing e della comunicazione, ci siamo accordi di come tante aziende fatichino a lavorare nel digitale, perché non hanno competenze del genere necessarie, pensiamo ad un graphic designer o un sales specialist o qualcuno che si occupi del digital marketing.

In secondo luogo, la ricerca e la collaborazione con i freelancer avviene ancora offline, con tutti i problemi che l’offline comporta: l’azienda impegna tanto tempo a cercare un freelancer, non sa bene come collaborare, non sa bene che tipo di freelancer deve cercare e poi ovviamente ci sono spesso anche dei problemi con il pagamento.

Con Digitazon vogliamo appunto cercare di risolvere tutta questa dinamica.

Come è stato accolto nel mercato Italiano?

L’Italia ha accolto il nostro progetto molto bene, qualche mese dopo il lancio della piattaforma abbiamo circa 5mila freelancer iscritti e più di 600 aziende interessate a collaborare con i nostri freelancer digitali.

Il Covid-19 ha accellerato quella che è la trasformazione digitale quindi la nostra piattaforma è diventata il punto di riferimento per quei professionisti che vogliono offrire i propri servizi e per le aziende che vogliono digitalizzarsi e avere un rapido ingresso all’innovazione.

Quali sono gli elementi più importanti per eccellere come brand?

Credo che oggi, per costruire un brand solido e forte sia importante il posizionamento, quindi capire qual è il tuo target, capire quali sono i problemi del tuo target e risolverli nel modo migliore possibile. È super importante la condivisione dei valori con la tua community e quindi creare un sistema valoriale in cui le persone riescano a rispecchiarsi e a sentirsi parte di qualcosa di condiviso.

Avete appena ricevuto un aumento di capitale, quanto è stato difficile convincere investors a credere nel vostro progetto?

Devo dire che chi ha investito nel nostro progetto ci ha creduto fin da subito. Tra gli investitori dell’ultimo aumento di capitale ci sono manager, imprenditori ma anche istituzioni come l’Università Bocconi e Cassa Depositi e Prestiti.

Diciamo che queste persone hanno colto il trend del freelancing ma anche qualcosa di speciale nel nostro team, e sono saliti subito a bordo.

Quali sono i vantaggi del lavorare con un freelance?

Per un’azienda diciamo che ce ne sono di diversi, i miei preferiti sono tre: 

  • Da flessibilità, evitando di fare grossi investimenti a lungo termine dal punto di vista di risorse umane;
  • Poter accedere a delle competenze specifiche che sono più corrette per un determinato progetto;
  • Permette di lavorare con persone che sono prive di bias e preconcetti e che sono in grado di portare delle prospettive nuove all’interno dei progetti aziendali.

Link utili:

La piattaforma online Digitazon

e il profilo Instagram!


Che cos’è la Partita IVA e perché è importante aprirla.

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Se avete un’idea di business o avete appena lanciato il vostro progetto, vi sarete sicuramente imbattute in quello che da tante è percepito come l’incubo relativo alla Partita IVA.

Erroneamente, infatti, l’argomento “Partita IVA” si porta dietro tutta una serie di preconcetti su quanto sia difficile aprirla e, soprattutto, gestirla.

Grazie a questo articolo, e alla nostra partnership con fiscozen.it, non solo smantelleremo insieme questi dubbi ma li chiariremo, offrendovi così una soluzione semplice ed efficace per gestire la parte fiscale del vostro sogno imprenditoriale e la possibilità di dedicarvi completamente a esso senza ulteriori preoccupazioni.

 

Che cos’è la Partita IVA?

Per riuscire nel nostro intento, partiamo dalle basi e cerchiamo di capire insieme, nel modo più semplice possibile, che cos’è e a cosa serve la Partita IVA.

Per chi ancora fosse estranea a questo mondo, la Partita IVA è una serie numerica composta da undici cifre, che serve a identificare in maniera univoca ogni operatore economico che abbia sede in Italia.

In parole povere, si tratta di un codice associato alla singola attività – organizzata sia in forma individuale (come un professionista o un artigiano), che in forma collettiva (come società e associazioni) – che viene utilizzato per: emettere fattura, versare imposte e contributi e portare a termine qualsiasi iniziativa relativa alla parte fiscale della vostra impresa.

Quindi, ricapitolando, la Partita IVA non è altro che il primo passo per chiunque abbia deciso di trasformare il proprio sogno (che sia un’azienda, un negozio, un locale o una carriera da libera professionista) in una realtà effettivamente riconosciuta dallo Stato Italiano, dal Fisco e dagli enti previdenziali.

 

Partita IVA o prestazione occasionale?

Una delle tante affermazioni sbagliate che spesso sentiamo pronunciare da amici e parenti quando chiediamo un consiglio in merito alla fiscalità è: “continua con la prestazione occasionale finché puoi”.

Come ci hanno spiegato i consulenti di Fiscozen, non c’è nulla di più sbagliato. Questo per due motivi molto semplici.

Il primo è che la prestazione occasionale non vi permette di portare avanti collaborazioni con lo stesso cliente che si ripetono più volte durante l’anno o che comunque durano più di 30 giorni. Quindi, per esempio, se siete delle social media manager freelance e avete appena chiuso un accordo con un’azienda per seguire i loro social per un anno interno, o anche solo per sei mesi, a meno che non vi facciate pagare in una tranche sola, non potete utilizzare la prestazione occasionale.

A dirlo, del resto, è il nome stesso: occasionale non vuol dire lavoro retribuito regolare e continuativo.

Il secondo motivo, poi, riguarda proprio la percentuale di tasse che andrete a pagare sull’importo che vi spetta. Chi possiede la Partita IVA con regime forfettario (dedicato a chi non fattura più di 65.000€ l’anno), infatti, paga solo il 15% (o, in certi casi, il 5% fino al quinto anno) sul reddito imponibile, ossia su una porzione del fatturato che varia dal 40 al 78%.

Con la prestazione occasionale, invece, la ritenuta è pari al 20% sulla totalità del compenso. Basta farsi due conti, quindi, per capire che NO, la prestazione occasionale NON conviene sempre, soprattutto se avete deciso di impegnarvi realmente nel trasformare il vostro sogno in una realtà imprenditoriale vera e propria.

 

I vantaggi della Partita IVA

Aprire la propria Partita IVA è un po’ come entrare nel mondo dei grandi.

Finché vi presenterete con la prestazione occasionale, infatti, il rischio sarà sempre quello di apparire come “incerti” del proprio lavoro. Questo perché la prestazione occasionale, in genere, è utilizzata da chi percepisce un massimo di 10.000€ in un anno attraverso il suo lavoro. Di conseguenza, quando il cliente dovrà pagare attraverso la prestazione occasionale capirà che la vostra o è un’attività secondaria oppure ancora non è decollata veramente perché non vi ci state dedicando abbastanza.

Presentarsi con la Partita IVA, invece, trasmetterà subito un senso di professionalità: il vostro è un lavoro vero, in cui credete e grazie al quale vi mantenete.

Oltre alla maggiore professionalità percepita, la P.IVA offre anche la possibilità di costruire il vostro percorso professionale, e il vostro successo, secondo i vostri termini (e non quelli di una multinazionale, per esempio).

Questo implica la possibilità di organizzarsi in autonomia giornata e appuntamenti, ma anche di scegliere il vostro eventuale team di collaboratrici e collaboratori.

In definitiva, quindi, consigliamo vivamente di aprire la Partita IVA a tutte le giovani donne ambiziose che ci seguono e che non hanno paura di rinunciare a uno stipendio sicuro da dipendenti per mettersi in gioco e intraprendere la propria attività.

 

Se cambiate idea, si può sempre tornare indietro.

L’altro preconcetto, errato, che andremo a smantellare in questo articolo è il pensiero comune che una volta aperta la P.IVA non ci sia una via di ritorno a causa delle gravi perdite economiche a cui si andrebbe incontro.

Ragazze, no panic, non è assolutamente vero! 

Se decidete di fondare una start-up, aprire un negozio o semplicemente offrire la vostra consulenza grazie alla P.IVA e poi cambiate idea, le opzioni a vostra disposizione sono due:

  1. chiudere la Partita IVA senza alcun costo (se non il versamento di ciò che rimane da pagare per le imposte e i contributi relativi all’ultimo periodo);
  2. Tenere aperta la Partita IVA ma cercare una posizione fissa per arrivare a fine mese a uno stipendio totale più corposo: non sono poche, infatti, le professioniste che hanno fatto la scelta della “doppia attività”.

Gestire la Partita IVA non è mai stato così facile.

Ultimo, ma non per importanza, c’è il preconcetto secondo il quale gestire la Partita IVA sia un compito di una difficoltà unica e che solo dei pochi prescelti (solitamente maschi) siano in grado di farlo. 

Amiche, state alla larga da chi vi riempie di queste bugie.

Chi scrive è cliente di Fiscozen da più di quattro anni e grazie a loro, non solo non ho mai avuto un problema, ma gestire la mia Partita IVA è diventato quasi divertente e stimolante.

Ovviamente aprire la Partita IVA è un gesto che richiede enorme responsabilità, ma se siete sicure del vostro obiettivo e del vostro business, vi assicuriamo che Fiscozen è il partner giusto per voi.

Dimenticate i tempi morti in sala d’attesa e le cifre folli richieste da alcuni studi di commercialisti. Fiscozen è soluzione innovativa, easy e a basso costo. Un servizio che unisce assistenza fiscale completa con un consulente dedicato a una comoda piattaforma digitale, con la quale potrete generare fatture elettroniche illimitate, monitorare entrate e uscite, controllare le date dei prossimi versamenti e, SOPRATTUTTO, calcolare in anticipo tasse e contributi da versare grazie al comodo riepilogo presente già nella schermata principale della piattaforma.

Avete altre domande sulla Partita IVA?

  • scriveteci su Instagram i vostri dubbi, li chiariremo nel prossimo articolo;
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