GRLSClub: Erica Isotta Oechslin di Women Plot

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Women Plot è una realtà indipendente editoriale nata negli ultimi anni, che si occupa di pubblicare e accompagnare le scrittrici in un percorso editoriale fino a mettere in contatto una community di donne, appassionate di lettura.

Erica Isotta, partecipante attiva del nostro GRLSClub è la Founder & CEO di Women Plot e le abbiamo fatto qualche domanda. 

Ciao Erica, raccontaci di te e del tuo percorso – cosa ti ha portata a fare quello che fai oggi?

Allora, bella domanda. Il mio percorso è tutt’altro che lineare. Se mi avessero chiesto anni fa di disegnare la mia vita a ventotto anni penso che difficilmente sarei riuscita a delineare ciò a cui assomiglia oggi. Quello che ha contribuito? Numerose esperienze all’estero (ho vissuto in otto paesi diversi negli ultimi dieci anni), una buona dose di curiosità, una solida gavetta nel mondo della tech dove ho lavorato per cinque anni (in aziende americane tra cui LinkedIn e Salesforce) e una grandissima passione per tutto ciò che è arte, letteratura e prodotto culturale.

L’anno scorso hai lanciato Women Plot: cos’è e cosa ti ha spinto a crearla?

Partirò da lontano, ma in fondo nulla accade per caso. No? Nel maggio del 2020 ho avuto un aborto spontaneo. In questa situazione, l’essere donna si è riconfermata un’esperienza costellata di tabù e frasi da non dire.

Infatti, le donne seguono categoricamente la regola delle dodici settimane secondo la quale una gravidanza deve essere annunciata solo quando le probabilità di aborto spontaneo diminuiscono drasticamente (attenzione, non si azzerano). In sostanza, le donne vengono messe di fronte al fatto compiuto: soffrire in silenzio se l’aborto spontaneo si verifica entro le dodici settimane (quando la probabilità che accada è di fatto piu alta).

Mi sono sentita messa in silenzio, all’angolo, senza poterne davvero parlare con nessuno. La regola delle dodici settimane è solo un esempio di come le donne debbano seguire delle fake rules imposte dalla società per venire da questa accettate.

Women Plot nasce così dall’esigenza di amplificare la voce delle donne in un mondo, quello dell’editoria, dove c’e ancora un bias (conscio o inconscio che sia) verso le donne che scrivono libri. Per esempio, perché non studiamo donne autrici in letteratura italiana alle superiori? E non ditemi che non ce ne sono perché ad esserci ci sono.

“Abbiamo il dovere di dare alle donne degli esempi a cui ispirarsi, raccontare loro che ogni storia merita di essere ascoltata.”

Editoria al femminile: perché hai scelto di pubblicare il tuo primo libro da sola?

In quel momento studiavo in Bocconi dove l’imprenditoria era incoraggiata da tutte le persone che mi circondavano. Avevo tantissima fame e voglia di mettermi alla prova. Ho utilizzato tecniche nuove al tempo (digital PR e influencer gifting nel 2014 non lo faceva praticamente nessuno). Ho seminato molto e tutt’oggi raccolgo i frutti del lavoro svolto sette anni fa.  

E quali sono gli ostacoli che hai affrontato come scrittrice indipendente donna? 

La mia esperienza è stata positiva, in linea di massima. L’ostacolo maggiore che ho dovuto affrontare e stato accettare che il mio libro non sarebbe piaciuto a tutti. L’arte è soggettiva e nonostante lo sapessi bene in teoria, in pratica i primi haters hanno fatto molto male.  Sui social non ci sono solo cose belle e critiche costruttive, ma anche commenti cattivi e non è semplice destreggiarsi a ventidue anni quando instagram era solo agli inizi. Per questo mi sono poi allontanata fino alla pubblicazione del mio secondo libro con casa editrice nel 2018.

Torniamo a Women Plot: ci sono degli elementi particolari che cercate nelle vostre autrici?

Women Plot parte dal principio di non discriminazione. Non è una proposta di lavoro per cui cerchiamo dei profili in linea. Cerchiamo contenuto: libri ben scritti che possano ispirare, grazie al loro contenuto, tutte le persone che scelgono di leggerci.

Secondo te quale sarà il futuro della lettura?

Per il libro inteso come prodotto culturale prevedo un aumento nella produzione e nel consumo di audiolibri. Il digitale per noi è fondamentale e tutti i nostri libri vengono prodotti in formato cartaceo, e-book e audiolibro.

Se sei interessata a pubblicare la tua storia:

Invia il tuo manoscritto completo a hello@womenplot.com.

Women Plot ha 15 autrici emergenti in pubblicazione quest’estate: se siete amanti della lettura, dell’empowerment femminile e state cercando nuovi libri da leggere , non vi resta che visitare il loro sito ed entrare nella community!

Il sito di Women Plot
https://womenplot.com/

Il profilo Instagram di Women Plot
https://www.instagram.com/womenplot/

Il profilo Instagram di Erica
https://www.instagram.com/ericaisotta/


Burnout: che cos’è e come batterlo

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Seppure a malincuore, dobbiamo ammettere che lo stress è una condizione quasi immancabile della vita lavorativa, soprattutto a livelli manageriali. D’altronde tra orari infiniti, call continue su Zoom e confini tra vita privata e lavorativa sempre più labili, chi è che a volte non si sente sopraffatta e/o molto stanca? 

E se a volte lo stress può portare anche a esiti positivi, come l’aumento della produttività, in ogni caso bisogna comunque evitare che si possa trasformare in qualcosa di più serio. 

Un esempio su tutti? Il burnout: un problema sempre più diffuso che non affligge solo chi lo subisce ma anche tutti i suoi collaboratori e – nei casi più estremi – l’azienda intera.

Che cos’è il burnout

Il burnout è una parola di origine anglosassone che letteralmente significa: esaurimento, crollo o surriscaldamento. 

In altre parole, è una condizione di fortissimo stress – spesso causata dall’ambiente lavorativo – che determina un logorio psicofisico ed emotivo, con dei vissuti di demotivazione, di delusione e disinteresse con concrete conseguenze nella realtà lavorativa, personale e sociale dell’individuo.

Le tre componenti del burnout

 

Grazie alle ricerche pionieristiche della psicologa Christina Maslach e dei suoi collaboratori, sappiamo che il burnout è una sindrome da tre componenti: 

  1. Esaurimento: è il sintomo principale del burnout e provoca una profonda stanchezza a livello fisico, mentale ed emotivo che mette in crisi la capacità delle persone di lavorare efficientemente e di sentirsi ispirati da quello che stanno facendo. Le cause possono essere diverse, tra le principali ricordiamo: la richiesta da parte dell’azienda di essere sempre connesso e di rispondere il prima possibile alle richieste, oltre che le to-do-list infinite (ancora peggio se con compiti non piacevoli o per cui non si hanno le competenze). Se vi siete mai trovate in uno stato di esaurimento, sapete bene che è impossibile riuscire a concentrarsi o vedere ancora la propria visione. 
  2. Cinismo: anche detto spersonalizzazione, indica l’appiattimento dell’engagement e del senso di appartenenza nell’individuo verso il proprio lavoro. In altri termini, corrisponde al distaccamento psicologico dal proprio lavoro. Così, invece di sentirsi stimolate dal proprio lavoro e connesse con il proprio team e i propri clienti, ci si sente distaccate, negative e – a volte – insensibili. Le cause del cinismo possono essere sempre legate al sovraccarico lavorativo, ma in realtà può verificarsi anche in presenza di conflitti, ingiustizie e mancanza di partecipazione nei processi decisionali. Se il cinismo persiste, si rischia di subire la perdita totale di connessione, divertimento e orgoglio nel proprio lavoro.
  3. Inefficacia: con questo termine intendiamo la sensazione di incompetenza, mancanza di produttività e risultati raggiunti. Le persone che vivono questa sensazione pensano di non avere mai le competenze giuste e si preoccupano di non essere in grado di avere successo in certe situazioni. L’inefficacia può essere causata dall’assenza di feedback e riconoscimenti, che possono dare la possibilità a una persona di dubitare della qualità del proprio lavoro e di sentirsi quindi poco apprezzata.

Come curare (e prevenire) il burnout 

 

Le cause principali del burnout sono spesso situazionali, quindi per sentirsi meglio quasi sempre si dovrà cambiare lavoro, team o livello organizzativo. Detto ciò, ci sono comunque alcuni accorgimenti che potete seguire in autonomia per prevenire l’indesiderata sindrome da burnout. 

  1. Prendersi cura di sé stesse: per mantenere buoni livelli di energia fisica e mentale, ma anche per riuscire a concentrarsi, è fondamentale avere un giusto equilibrio tra vita privata e lavorativa. Quindi, bisogna ricordarsi di inserire nella propria lista di priorità anche il sonno, una nutrizione sana, l’esercizio fisico, le connessioni sociali e tutte quelle pratiche che facilitano il benessere psico-fisico, come la meditazione o il contatto con la natura. E se il problema è che non avete tempo per fare queste cose, allora sappiate che c’è qualcosa da cambiare. Potete farlo, per esempio, tracciando le vostre attività (di ora in ora) per tutta una settimana. Per ogni ora tracciate anche i vostri sentimenti, segnando come vi sentite da 1 (spenta) a 10 (piena di gioia): alla fine della settimana sarete in grado di capire quali attività vi mettono di malumore e dove potete iniziare a porre i vostri confini.

     

  2. Cambiare la prospettiva: sebbene relax e riposo possono alleviare i sintomi, non risolvono comunque le cause (soprattutto se radicate nell’azienda) del burnout. Per questo, se desiderate continuare a fare lo stesso lavoro, vi consigliamo vivamente di analizzarvi e interrogarvi sul vostro mindset: quali aspetti sono flessibili e quali no? Alterare la vostra prospettiva, infatti, può aiutarvi a percepire in modo meno negativo anche gli aspetti più frustranti del vostro lavoro. Per esempio, se il vostro sintomo principale è l’esaurimento, chiedetevi quali compiti potete delegare per guadagnare tempo prezioso da dedicare a ciò che vi da più soddisfazione. Se, invece, il cinismo è il vostro problema, provate a distaccarvi da quelle parti dell’azienda in cui non vi riconoscete o che vi provocano frustrazione per rientrare più nel vostro ruolo specifico e collaborare con il resto dell’azienda. Oppure, in alternativa, cercate di sviluppare relazioni positive per contrastare chi vi tira giù di morale. Infine, se il sintono che vi tocca maggiormente è l’inefficacia, pensate a che tipo di provare finalmente un po’ di personal branding per mostrare ciò di cui siete capaci? 
  3. Ridurre l’esposizione ai fattori di stress: sia per prevenire ma, soprattutto, per curare la sindrome da burnout, è importantissimo identificare tutte quelle attività e relazioni che vi provocano stress non salutare. Fatto questo, sarà il momento di resettare le aspettative a proposito e decidere nuovamente quanto e cosa siete disposte a subire, quindi definire i confini tra voi e queste situazioni e/o persone. Potrebbe capitare di ricevere risposte negative a tutto ciò, ma chi vi vuole bene – o semplicemente chi si merita di lavorare con voi – capirà che lo state facendo per proteggere la vostra salute e migliorare la vostra produttività a lungo termine.

     

  4. Connettersi con chi si ha intorno: soprattutto in caso di cinismo e inefficienza, la cura migliore per la sindrome da burnout sono le interazioni interpersonali che stimolano sia a livello professionali che personale. Cercate coach o mentori (potreste trovarle nel #GRLSClub) che possano aiutarvi a intraprendere relazioni positivi e opportunità di apprendimento. Anche dispensare consigli sulla vostra esperienza è un buon modo per interrompere una serie negativa di eventi. Infine, se lavorate in un’azienda e il vostro burnout è legato all’ambiente lavorativo, è probabile che altri dipendenti soffrano della stessa sindrome. Unendovi, non solo troverete la forza per affrontare insieme il problema, ma potrete aumentare il vostro senso di controllo e connessione. 

Fonte: Beating Burnout – Harvard Business Review 

Avete domande sul burnout?

  • Scriveteci su Instagram, e cercheremo di rispondere a tutti i vostri dubbi nei prossimi articoli;
  • Leggete le risorse sul Blog di Digitazon.

Abbiamo intervistato Elena Fabbrini di NEST Italy

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NEST in inglese significa “Nido”, ciascuno di noi crea e si circonda di nidi attorno a se.
Il concetto di Nido è la chiave del progetto di cui vi parliamo oggi. Dopo aver studiato e vissuto diversi anni all’estero, Maria Elena Fabbrini ha deciso di rientrare in Italia e creare il suo Nido: NEST Italy.

Retreats, Tavolata e NESTArt: sono solo alcuni dei progetti di cui si occupa Maria Elena con il suo team, dove l’amore per il design e la selezione del prodotto valorizzano il Made in Italy.

Maria Elena è la nostra Future Leader della settimana.

Come find your Nest in Italy.

Ciao Maria Elena, quanti anni hai, di dove sei e cosa hai studiato?

Ciao a tutti! Sono Maria Elena Fabbrini, ho 31, sono di Ferrara e ho studiato Business in Hotel & Restaurant Administration prima in Australia, e poi in Svizzera, a Marbella con Les Roches. 

L’anno scorso hai fondato e lanciato Nest Italia, di cosa si tratta?

Vivendo diversi anni all’estero, mi sono accorta che noi italiani non abbiamo nulla da invidiare agli altri paesi, parlando soprattutto di posti meravigliosi e di prodotti. Ma non siamo molto bravi a promuoverci. Ho quindi voluto creare NEST Italy, da li Nido, decidendo di promuovere il Made in Italy a 360 gradi, spaziando da arte, hospitality, food & beverage e e-commerce. L’idea è di diventare un punto di riferimento per l’Italia, soprattutto per i clienti internazionali.

Quando si pensa Italia, si pensa a NEST Italy.

NEST Italy, Tavolata (2021)

Perché il concetto di Nido? Che cosa significa per te?

Significa la possibilità di trovare il proprio Nido in Italia. 

Diciamo che con la possibilità di utilizzare NEST, qualsiasi cliente come una famiglia, una coppia, gente giovane o anziana, ha la possibilità di trovare il proprio nido, scoprendo dei prodotti d’eccellenza Made in Italy.

È stato  difficile convincere altri brand a credere nel tuo progetto? 

Non è stato difficile convincere i brand ad entrare. Ho viaggiato tutto l’anno scorso per cercare di convincere i brand ad entrare a farne parte.

Un po’ per originalità, un po’ per il design, un po’ per il periodo storico che stavamo vivendo, non è stato difficile creare delle sinergie. NEST è proprio questo: creare sinergia tra persone, brand ed esperienze per unirsi e promuovere il nostro paese.

NEST Italy, Sogni (2021)

C’è un problema di Hospitality in Italia?

In Italia sottovalutiamo il nostro paese. Noi italiani magari non faremmo una tavolata in un campo di grano in Sicilia, infatti molte richieste che ci arrivano arrivano dall’estero. Forse perché loro non riescono ad avere dei posti, delle realtà, e delle esperienze con la cucina italiana così buona e quindi riescono ad apprezzare più di noi quello che troviamo sotto casa.

Secondo te, qual è il futuro del settore hospitality?

Ma io credo che ci avvieremo sempre di più alla necessità di scoprire e vivere un turismo sempre più esperienziale. 

Sono contenta di aver creato NEST e credo che visto il momento storico, e le chiusure che abbiamo vissuto tutti, abbiamo bisogno di vivere delle esperienze nuove, compresi noi italiani, di valorizzare il nostro territorio e di unirci insieme per creare delle sinergie per farlo.

Per lavoro hai sempre viaggiato molto, c’è un posto che ti manca particolarmente e perché?

Grazie al mio lavoro e il mio percorso di studi ho sempre viaggiato moltissimo. Mi manca viaggiare, ma l’idea di NEST è di trasferire il Made in Italy anche all’estero e aprire diverse sedi, quindi ci trasferiremo sicuramente anche a Londra, New York e Los Angeles. Los Angeles è uno dei posti che mi manca di più proprio per il senso di libertà che mi ha sempre trasmesso.

Hai scelto di vivere in Italia, perché? 

Ho scelto di vivere in Italia perché penso che per presentare brand Made in Italy è necessario che io sia in Italia, soprattutto perché devo viaggiare costantemente per far conoscere il progetto e far entrare le varie aziende, hotel e brand nel nostro portfolio.

Non credo che sarei riuscita a creare un’azienda così internazionale se non fosse stato per la mia esperienza all’estero.

Che consigli daresti a chi vorrebbe viaggiare per lavoro o uscire dall’Italia per un’esperienza all’estero?

Assolutamente di buttarsi, di non avere paura, viaggiare da soli, che costa sempre dei sacrifici ma ne vale sicuramente la pena. 

Viaggiare, conoscere gente nuova, scoprire posti nuovi apre tantissimo la mente e penso che questo sia importantissimo anche per creare dei progetti interessanti a livello lavorativo.


È arrivata la Certificazione della parità di genere

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Lavoro, dal 2022 arriva la Certificazione della parità di genere: come funziona e quali sono i vantaggi per le aziende

Il gender gap è un problema con un importante peso sociale, a livello di diritti, e un costo economico molto alto: per questo una delle missioni del Pnrr è dedicata al contrasto di questo fenomeno e alla messa in campo di iniziative concrete per diffondere una cultura dell’uguaglianza e dell’inclusione, affinché colmino un profondo divario che – tra le altre cose – rallenta la ripresa del Paese. La parità di genere certificata sul lavoro è una di queste.

È un tema che – fortunatamente – è riuscito a catturare sempre più attenzione nel corso del tempo, e oggi riusciamo a vedere concreti passi in avanti per raggiungere questo obiettivo: parliamo della parità di genere. L’Italia (come, del resto, anche in altri Paesi) è ancora lontana per quanto riguarda il contesto lavorativo – quindi sul fronte della parità salariale – delle opportunità di carriera e della tutela della maternità

Affinché lavoratrici e lavoratori abbiano oggi le stesse tutele e possibilità, sono diversi i passi da compiere, soprattutto perché quello del gender gap è – in buona parte – anche un problema culturale, le cui conseguenze hanno portato ad una situazione in cui le donne continuano a ricevere stipendi più bassi degli uomini a parità di ruolo (gender pay gap), a vedersi relegate in ruoli di minor responsabilità, ad avere inquadramenti contrattuali meno vantaggiosi e a vedersi la strada sbarrata, o comunque più in salita, nel proprio percorso professionale.

Ed è proprio per questo che una delle missioni del Pnrr – il Piano nazionale di ripresa e resilienza che consta in 210 miliardi di euro di risorse pubbliche per oltre due terzi finanziati dall’Unione europea e per il resto con risorse nazionali al fine di risollevare l’economia post pandemia di Covid-19 – riguarda “Lavoro e inclusione” (missione 5) e vede, al suo interno, un’iniziativa ben precisa: quella di introdurre una certificazione della parità di genere che, come si legge proprio nel Pnrr, «accompagni e incentivi le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il gap di genere in tutte le aree maggiormente critiche». 

Si tratta di un progetto per cui sono stati stanziati 10 milioni di euro (dei 19,8 miliardi dedicati all’intera missione) e che passa per tre step prima che tale certificazione “entri in vigore” nell’aprile 2022: il primo riguarda l’istituzione di un tavolo di lavoro sulla «Certificazione di genere delle imprese», presso il dipartimento Pari Opportunità», il secondo la creazione di una piattaforma di raccolta di dati disaggregati per genere e di informazioni sulla certificazione, e dell’albo degli enti accreditati.

Tra gli obiettivi più importanti dell’iniziativa c’è quello di intervenire in tutte le aree in cui il gender gap è più evidente e va a interferire con i percorsi individuali: opportunità di crescita in azienda, parità salariale a parità di mansioni, gestione delle differenze di genere e tutela della maternità. Va ricordato che in Italia lavorano il 67.2 per cento degli uomini tra i 15 e i 64 anni contro il 49 per cento delle donne nella stessa fascia di età (dati Istat – 2020), che nelle coppie con figli i lavoratori sono l’83.5 per cento contro il 53.6 delle lavoratrici e che la retribuzione oraria netta è più alta per gli uomini (9.4 euro) che per le donne (9). E che su 101mila nuovi disoccupati a seguito dell’emergenza sanitaria, 99mila sono donne: ciò significa che il 98% delle persone che hanno perso il lavoro per via della crisi pandemica sono donne; un dato, questo, che ha reso ancora più evidenti le problematiche legate al divario di genere e ancora più urgenti misure e iniziative per contrastarlo. Anche se il blocco dei licenziamenti ha contribuito ad arginare la situazione, in questo drammatico periodo le donne, in particolare, sono state le “vittime sacrificali” dei datori di lavoro, soprattutto per via della fragilità degli inquadramenti contrattuali.

 

Certificazione della parità di genere: come funziona e quali sono i vantaggi

Potranno acquisire la certificazione della parità di genere tutte le imprese: grandi, medie, piccole e micro. Un sostegno particolare sarà dato – nel corso della fase sperimentale che durerà fino a metà 2026 – proprio a queste ultime realtà, attraverso servizi di accompagnamento e assistenza.

Ma quali saranno i vantaggi per le imprese che acquisiscono la certificazione della parità di genere?

Queste potranno accedere a sgravi e agevolazioni: «La certificazione – ha spiegato la ministra per le Pari Opportunità, Elena Bonetti, la quale ha costituito la commissione «Donne per un nuovo rinascimento», composta da 12 donne provenienti dal mondo accademico, aziendale, della cultura e della ricerca e istituita per elaborare proposte per il rilancio del Paese post pandemia – restituirà dati comparabili sul grado di gender equality delle aziende e questo ci permetterà non solo di riconoscere le realtà più virtuose, ma di provvedere eventualmente a specifiche forme di premialità, di natura fiscale, ma anche in termini di qualificazione nell’accesso a bandi e fondi. Un meccanismo che è auspicabile inneschi nel tempo anche un cambiamento “ambientale”, per cui a un alto indice di parità possa naturalmente corrispondere una maggiore attrattività dell’azienda».

«Aver introdotto nel Pnrr una certificazione di parità – ha sottolineato sempre la ministra – pone innanzitutto un tema di valore: parità di genere nei processi e nei luoghi lavorativi non è soltanto un tema di garanzia di diritti e, quindi, di giustizia. È anche una scelta conveniente da un punto di vista strategico, perché permette di realizzare un modello di sviluppo davvero integrato e integrale. Più parità di genere vuol dire per un’azienda più valore, più crescita, più ricchezza: a maggior ragione, è fondamentale renderla misurabile.»

Proprio l’assenza di criteri e parametri di valutazione è tra le cause che fino ad oggi hanno reso poco efficace la promozione di una effettiva parità». Il gender gap è, inoltre, molto costoso per il nostro Paese: le differenze di genere a livello occupazionale, secondo gli ultimi dati Eurostat, costa all’Italia ben 268 miliardi di euro, oltre il 18 per cento del Pil. E, guardando ai risultati della Bank of America Merrill Lynch Global Research, secondo la quale l’uguaglianza di genere in termini di PIL mondiale entro il 2025 vale circa 28 trilioni di dollari, non possiamo che constatare l’urgenza di una situazione ormai insostenibile, sia a livello di diritti che di costi economici.

È importante ricordarlo perché 3 donne su 5, almeno una volta nella vita, si sono sentite chiedere durante un colloquio di lavoro: “Hai figli? Sei sposata? Riusciresti a sacrificare la famiglia nelle ore dedicate al lavoro? Ricordiamoci anche che, come recita un noto slogan, i diritti delle persone non si meritano, né si concedono: si riconoscono.


GRLSMentors con Blanc MariClo’

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GRLSMentors: una serie di appuntamenti, pillole e interviste alla scoperta dell’imprenditoria femminile.

Blanc MariClo’ è una meravigliosa storia di famiglia, una storia italiana dove lavoro e famiglia si fondono insieme dal 1926.

Parte tutto da un padre, che sviluppò la produzione di biancheria per la casa in senso più ampio e completo fino ad arrivare a Mariangela e Claudia, due sorelle, hanno creato un vero total look per la casa producendo anche mobili e complementi di arredo.

Ed è proprio con Blanc MariClo’ che vogliamo lanciare #GRLSMentors.

Episodio 1

Episodio 2 - Come Nasce un Brand


GRLSClub: Paolina Consiglieri di Non è Tutto Rosa

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Dopo un periodo particolarmente difficile, dove non riusciva a capire quale fosse il suo vero “perché”, ha deciso di fermarsi e fare due chiacchiere con se stessa: è la storia di Paolina Consiglieri di “Non è Tutto Rosa” una rinascita personale che oggi da l’opportunità a tante altre donne di parlare, incontrarsi e condividere assieme anche difficoltà e insicurezze.

Dal 31 agosto, “Non è Tutto Rosa” sarà On The Road: partendo dalla Sicilia per arrivare fino Torino, Paolina e il suo team hanno organizzato zone di incontro, e collaborazioni con comunità e business locali.

Paolina è anche un membro attivo del nostro GRLSClub, e oggi, siamo noi a farle le domande.

Ciao Paolina! Quanti anni hai, di dove sei e di cosa ti occupi?

Ho 26 anni, nata in Turkmenistan, di origini caucasiche, ma con padre Italiano ed è per questo che mi trovo in Italia ormai da 20 anni.

La mia grande passione è sempre stata ed è la moda, quindi negli anni ho portato avanti progetti legati ai talenti emergenti del fashion system, mettendo in luce tante realtà che avevano qualcosa di nuovo e diverso da raccontare. 

Sicuramente il fatto di essermi sempre messa in gioco con progetti diversi, mi ha aiutato ad ampliare la mia visione. Così, dopo un periodo particolarmente difficile, dove non riuscivo a capire quale fosse il mio vero “perché”, ho deciso di fermarmi e fare due chiacchiere con me stessa. 

Nasce così “Non è Tutto Rosa”, da una rinascita personale.

 

L’anno scorso hai lanciato “Non è Tutto Rosa”: che cos’è e a chi è rivolto?

“Non è Tutto Rosa” nasce come un podcast dedicato a tutte quelle donne che, come me, hanno vissuto e dovuto superare difficoltà e insicurezze per arrivare infine a realizzare i propri sogni. Oggi è anche un’associazione no-profit che vuole aiutare tutte coloro che non hanno la possibilità economica di investire sulla propria crescita personale e professionale, fornendo corsi e consulenze gratuiti. Sicuramente per finanziare l’associazione e le sue varie attività, organizzerò in un futuro eventi, workshop e incontri di networking.

L’intento è quello di aumentare le occasioni di unione fra donne, perché è solo grazie alla collaborazione, condivisione e sorellanza che possiamo creare grandi cose.

Ci tengo a precisare che “Non è Tutto Rosa” nasce dalle donne ed è rivolto alle donne, ma non siamo una community esclusiva.

Voglio creare occasioni di dialogo anche con il sesso opposto, perché è solo con il confronto che si può raggiungere una totale e giusta equità e comprensione.

Cosa ti spinge a raccontare le storie di altre donne?

Voglio dimostrare che non siamo sole. Io stessa, ascoltando diverse storie di donne fortissime, mi sono resa conto che le difficoltà che ho affrontato non sono una mia esclusiva. Questo permette anche di imparare a mettersi nei panni delle altre persone senza pensare di essere le uniche e senza giudicare. È anche un’ottima occasione per imparare, imparare tanto dalle esperienze di altre donne. Ripeto, confrontarsi e dialogare è fondamentale nel percorso di crescita.

 

E come hai scelto di creare un Podcast e non un altro formato?

Quando si parla con una persona, l’effetto è completamente diverso, senti l’intenzione, il tono di voce, le pause, l’agitazione o la felicità, la preoccupazione. Tutte sensazioni che sono difficili da “sentire” davanti ad un testo. 

Secondariamente perché ho pensato che ascoltare, ti permette allo stesso tempo di fare altro e visto che viviamo in un mondo multitasking, il podcast mi sembrava il formato perfetto.

 

Ci sono dei pre-requisiti per dover partecipare al Podcast?

Il primo e direi unico pre-requisito è essere disposte a condividere la propria storia, perchè scoprirsi a volte non è semplice, ma penso che sia uno dei modi migliori per crescere e aiutare gli altri a crescere, condividere e non aver paura di farlo.

 

Secondo te, quanto è importante fallire? E quali sono i benefici?

Penso a tutte le volte che sono fallita e a quante cose io abbia imparato in quei momenti. Certo, non fa piacere, siamo comunque esseri umani e ci piace vincere, a chi non piace? Credo però che sia fondamentale capire che quando si crolla (perché anche questo è umano), bisogna ascoltarsi e analizzarsi. È il momento perfetto per scoprire tutto ciò che magari per anni abbiamo nascosto, oppresso o anche sbagliato. È il momento perfetto per farsi un esame di coscienza, specchiarsi e dirsi: “Hai capito la lezione, ora alzati e conquista il tuo sogno”.

Non è Tutto Rosa – On the Road
Le date:

1-2 Settembre: Palermo

4-5 Settembre: Catania

8 Settembre: Caserta

10 Settembre: Roma

12-13 Settembre: Torino

Il 31 Agosto partirai per il “Non è tutto rosa” Tour: ci puoi parlare degli eventi previsti?

“Non è Tutto Rosa – On the Road” è il primo evento di networking femminile completamente itinerante. Il nostro van partirà il 31 agosto, con me, Cristina Scelzo (Counselor), Mario Di Girolamo (Growth Hacker) e Alice Di Girolamo (Videomaker) che girerà il nostro documentario, da Palermo e si fermerà nelle tappe di Catania, Caserta, Roma e Torino, terminando il tour il 13 Settembre.

In ciascuna tappa sarà allestito il Salottino Non è Tutto Rosa, una zona di incontro per accogliere tutte le donne che vorranno partecipare, prenotandosi all’evento, per fare networking, passare una piacevole oretta, tra un pasticcino, un caffè, tante storie interessanti e ospiti che porteranno la loro expertise al servizio delle partecipanti, trattando tematiche di affari, imprenditoria e crescita personale.

Il catering sarà rigorosamente locale e al femminile. Infatti saranno coinvolte ristoratrici donne che prepareranno fingerfood tipico delle varie città che visiteremo. Inoltre l’azienda Caffè Felmoka ha aderito all’iniziativa e sarà presente in tutte le città con la propria linea Caffè Donna Felice, realizzata utilizzando materie prime coltivate e prodotte da donne.

In ogni tappa, ciascuna partecipante riceverà una giftbox, che conterrà prodotti di startup o medie imprese femminili, per portare in risalto l’imprenditoria femminile.

Lo scopo di questi incontri è quello di dare la possibilità a tutte, nessuna esclusa, di raccontarsi, essere ascoltate, capite e supportate nel loro percorso di crescita sia personale che professionale, attraverso consigli e consulenze da parte del team.

E’ un progetto molto complicato e ricco di dettagli, le realtà coinvolte sono tantissime e non potrei essere più felice, però abbiamo bisogno di una mano. L’evento è completamente no-profit, di conseguenza per realizzarlo abbiamo bisogno di fondi. Questa è la nostra campagna di crowdfunding e se volete sostenerci, qualsiasi contributo per noi è prezioso! Solo insieme possiamo farcela.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Il focus ora è tutto rivolto all’organizzazione del tour, che vorrei comunque riproporre tutti gli anni. In seguito, tornata dal tour mi vorrei concentrare sulle attività dell’associazione, quindi instaurare collaborazioni con aziende e altre associazioni per cominciare ad offrire corsi e consulenze alle ragazze e donne che ne hanno bisogno.

Fortunatamente sto già ricevendo diverse proposte da altre realtà che vogliono unirsi alla nostra missione. Parallelamente voglio organizzare incontri di networking, come ad esempio la cena che abbiamo già fatto a Milano, e eventi per finanziare l’associazione. Le idee sono tante, ma molte arrivano anche strada facendo, quindi vedremo!

Ultima domanda, che consiglio daresti alle ragazze che stanno cercando un’opportunità per raccontare la loro storia? 

Sicuramente quello che posso dire in base anche all’esperienza personale e agli errori fatti in passato, prima di contattare una realtà è importantissimo se non fondamentale, informarsi e raccogliere più informazioni possibili, capire a chi ti stai rivolgendo e se veramente il valore che vuoi portare e che vuoi ricevere, sia in linea con quello che avresti in mente. Soprattutto, volersi raccontare non per egocentrismo, ma per altruismo.

Qui trovate tutte le informazioni per conoscere Paolina e seguire il Tour di “Non è Tutto Rosa”

Profilo Instagram di Paolina:
https://www.instagram.com/paolina_consiglieri/

Profilo Instagram di Non è Tutto Rosa:
https://www.instagram.com/nonetuttorosa/


GRLS Games

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Sono arrivati i GRLS Games, ovvero i nostri giochi per l’Estate 2021.

Abbiamo pensato di farvi compagnia con una serie di giochi estivi da fare al mare sotto l’ombrellone, o a casa, ma anche durante la pausa al lavoro.

I giochi verranno aggiornati ogni due settimane.

 

Se preferite scaricarli, potete farlo cliccando questi bottoni: 

Buona Estate!


Abbiamo intervistato Diamante Rossetti di Madame Miranda

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“Aiutare le donne a prendersi cura di sè in modo facile, sicuro e divertente!” la mission un po’ unconventional, un po’ innovativa che è alla base del servizio e dell’esperienza creata da Madame Miranda: il primo beauty brand digitale on demand.

Madame Miranda permette di prenotare servizi hair & beauty dalle 6 alle 23, tutti i giorni, in tutte le più grandi città italiane (Milano, Roma, Firenze, Bologna e Torino).

Abbiamo intervistato Diamante Rossetti, co-founder del brand, e #FutureLeader della settimana.

Ciao Diamante, ci racconti un po’ di te?

Ciao GRLS! Sono Diamante, ho 38 anni e sono Emiliana, Milanese da adozione da diversi anni. Prima di lanciare Madame Miranda ho avuto un passato nella moda, nel lusso e nel l’ecommerce, e poi insieme a Gioia Fiorani, la mia socia, ci siamo dedicate a inaugurare, lanciare e avviare Madame Miranda, la prima piattaforma di servizi hair & beauty on-demand.

Quando e come è nata l’idea di Madame Miranda? 

Noi eravamo le prime ad avere bisogno di un servizio costruito più su misura per noi. Entravamo in ufficio prestissimo e uscivamo ad orari impensabili, e quindi tutto era chiuso.

E per questo lo abbiamo creato. Madame Miranda raggiunge tutte le clienti, noi comprese, dalle 6 alle 23 con professioniste estremamente qualificate e soprattutto selezionate.

Quale è stata la cosa più difficile che hai dovuto affrontare nella realizzazione della tua idea? 

Le difficoltà sono state tantissime. Sicuramente ce ne saranno tante di più nel futuro. All’inizio, ci hanno detto tantissimi no, però non ci siamo fermate, continuando per la nostra strada e cercando di costruire un servizio che non esisteva (ed era il motivo per cui lo stavamo creando) ma riscrivendo quelle che erano le regole non scritte nel settore del beauty.

Le nostre beauty non solo portano un servizio a casa della cliente, ma anche una serie di informazioni che noi riteniamo importanti per la cliente, per aiutarla a diventare più consapevole e scegliere quello che è più giusto per lei.

Che cosa offre in più Madame Miranda rispetto agli altri servizi a domicilio? 

Quando abbiamo aperto Madame Miranda eravamo sole, le prime a portare il beauty on demand in Italia. Oggi posso dire, a distanza di qualche anno, che ci sono diverse realtà che muovono i primi passi. Penso che uno dei più importanti elementi di differenziazione, oltre che sicuramente al tipo di servizi, igiene, professionalità, sia il fatto che nel tempo Madame Miranda ha costruito la sua reputazione, e quindi il fatto di essere sinonimo di un servizio eccellente. La cliente saprà che alla sua porta suonerà una beauty specialist che porta nella sua casa un servizio molto professionale, con un’attenzione all’igiene importante, che  

Che cosa offre in più Madame Miranda rispetto agli altri servizi a domicilio? 

Da clienti quali siamo, io e Gioia abbiamo sempre approcciato i servizi con un occhio esterno, confrontandoci costantemente con le nostre professioniste. Questo ha portato alla luce tantissimi aspetti dei servizi che non erano proprio sviluppati in tempo, tradizionalmente da mercato, a beneficio della cliente.

E per questo siamo andate a prescrivere protocolli. Protocolli che vengono utilizzati dalle nostre professioniste quando svolgono un servizio con il cliente, questo ci ha permesso di rivoluzionare il modo in cui vengono svolti i servizi, per far sì che questi servizi fossero costruiti a beneficio della cliente. 

Quindi con anche una sorta di educational di tanti aspetti, che difficilmente vengono trasferiti quando si prenota o si decide il servizio beauty, perché non fanno parte dell’esperienza stessa. 

Dove vedi Madame Miranda tra 5 anni? 

Nei prossimi cinque anni, Madame Miranda avrà alla base una costante costruzione di quello che è il rapporto clienti: che è scandito da molta fiducia, da tante novità, noi facciamo tanta ricerca sui nuovi brand, sui nuovi servizi. Dalla customizzazione e il fatto di riuscire a soddisfare quelle richieste che arrivano da tutte parte di Italia e che hanno esigenze speciali, che noi andiamo ad eseguire, dal tanto ascolto, da parte nostra, nei confronti dei nostri clienti e da parte delle nostre professioniste.

Per noi è importante veder crescere Madame Miranda sulla base del continuo scambio tra le due anime: le nostre clienti che hanno le loro esigenze e le nostre professioniste, che ci aiutano ad interpretarle e a offrire attraverso il nostro servizio.

Una volta consolidata l’Italia, oggi siamo in cinque città, guarderemo sicuramente oltre confine.

L’errore è sacrosanto e credo debba essere celebrato tanto quanto il successo. 

Un consiglio a chi vorrebbe intraprendere un proprio business? 

Credere nelle proprie capacità, nella propria idea, non senza porsi domande, perché di fatto questo è alla base dell’evoluzione, il fatto di interrogarsi, non sempre si hanno le risposte giuste, ma continuare a farlo finché queste risposte non arrivano.

Non farsi abbattere, il fatto di sbagliare è parte del percorso, se non si sbaglia non si arriva da nessuna parte. 

Per prenotare un servizio con Madame Miranda:

  • Visitate il loro sito

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GRLSClub: Benedetta Barelli di E-missioni Zero

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Ciao Benedetta, ci parli di te? Chi sei, cosa fai, e cosa hai studiato?

Ciao GRLS! Sono Benedetta Barelli, ho 27 anni, sono romana ma mi sono trasferita recentemente a Londra, dove lavoro per una azienda di Comunicazione Strategica. Ho studiato Scienze Politiche alla triennale e poi ho fatto una magistrale bellissima alla LUISS in Relazioni Internazionali, che ho svolto per metà a Roma e per metà in Medio Oriente e Nord Africa. 

Che cos’è Emissioni Zero e di cosa parla?

E-missioni Zero è un progetto personale di newsletter settimanale sull’emergenza climatica e cosa il mondo sta facendo per combatterla. Tutti i sabati mattina la newsletter è ricca di contenuti: c’è una sezione dedicata alle “Notizie climatiche della settimana”, un’analisi di un tema dell’attualità o più “freddo”, una serie di altre sezioni interessanti, come pezzi belli e libri da leggere, brand sostenibili, e più in generale quello che più di curioso trovo sul web riguardo al clima. Infine, c’è una parte finale, forse la mia preferita, dedicata alla fotografia: si chiama “Il Clima Secondo Voi” ed include le foto dei miei lettori, che mi mandano ogni settimana e che rappresentano quello che per loro significa il clima. Questo perché sono fortemente convinta che il cambiamento climatico sia il tempo di qualcun altro che cambia. 

Questo perché sono fortemente convinta che il cambiamento climatico sia il tempo di qualcun altro che cambia. 

Che cosa ti ha portato a lanciare questo progetto e qual è la tua missione?

La newsletter è nata dalla combinazione di due passioni: la sostenibilità ambientale, settore in cui avevo cominciato a lavorare subito dopo la magistrale, e il mondo dei media e della comunicazione. Quando ho scoperto lo strumento della newsletter, e il suo potenziale per trasmettere una tematica ad un pubblico vasto ma mirato, me ne sono innamorata. La mia missione è fare della newsletter un punto di riferimento per tutti gli italiani che vogliono rimanere aggiornati su quello che succede nel mondo climatico. Vorrei che E-missioni Zero fosse una bussola navigare le trasformazioni sostenibili della nostra società.  

 

Perché hai scelto di parlare di sostenibilità? Quanto è importante parlarne?

Ad oggi, nessuna azienda, brand o individuo può prescindere dalla sostenibilità, sia intesa come tema più ampio – quindi sociale ed, economica – sia in senso stretto, legata quindi all’ambiente. Mi sono appassionata al tema quando ho lavorato per un breve periodo in Israele, a Tel Aviv, una città vibrante e piena di iniziative legate alla tutela dell’ambiente. La sostenibilità ambientale è il futuro e per questo ho scelto di parlarne: per aiutare più persone possibile a capirne i meccanismi e le ragioni. Mi auguro che grazie alla mia newsletter sempre più persone diventino informate sul tema e quindi che comincino a parlarne a tavola con gli amici e i parenti. Il cambiamento climatico non deve essere un tabù o qualcosa che ci fa venire l’ansia, anzi, dovrebbe essere un punto di partenza per migliorare noi e quello che ci sta attorno. 

Il cambiamento climatico non deve essere un tabù o qualcosa che ci fa venire l’ansia, anzi, dovrebbe essere un punto di partenza per migliorare noi e quello che ci sta attorno. 

Che consigli daresti ad un’azienda o un brand che vuole fare della sostenibilità un valori aziendale?

Il consiglio numero uno che darei ad un’azienda o brand è essere trasparenti e non cercare di apparire per quello che non si è. Sembra una grande banalità, ma tante volte vedo scritti valori e missioni che non rispecchiano la realtà delle cose: il cosiddetto greenwashing. Ad oggi, è difficile essere 100% sostenibili, soprattutto in determinati settori, penso alla moda, ma essere trasparenti, sinceri e coerenti con tutte le parti interessate (investitori, clienti, fornitori, etc.) è la strada giusta per diventare sostenibili. Nella mia newsletter del sabato offro uno spazio alle aziende che sposano questi princìpi. Mi piace sempre scoprire nuove realtà e capire cosa stanno facendo veramente per trasformare il mondo in un posto più rispettoso del nostro pianeta. Ma soprattutto, mi piace divulgare con la community di lettore le missioni che queste aziende portano avanti nella società. 

 

Ci dai dei consigli per aiutarci a migliorare la nostra vita: piccoli gesti da incorporare ogni giorno, o azioni semplici per diminuire il nostro impatto ambientale. 

A parte, i più semplici e banali dello spostarsi il più possibile con mezzi sostenibili, come la bici, o ridurre il consumo di carne, siamo su GRLS, e il primo consiglio che mi viene, seppur forse già sentito e risentito, è passare alla coppetta mestruale invece che usare gli assorbenti. Ad oggi, sono l’oggetto più adatto per affrontare il ciclo mestruale in modo sostenibile. E poi, ovviamente, e con il rischio di sembrar ripetitiva, leggere, leggere, leggere e, informarsi, informarsi, informarsi –  E-missioni Zero reminder, tutti i sabati mattina alle 7.30, fidatevi non è noiosa ed è piena di belle cose! Scherzi a parte, credo davvero che una persona ben informata possa fare la differenza nella sfida globale al cambiamento climatico

 

Quali sono i progetti futuri per Emissioni Zero?

Come ho già menzionato, questo è un progetto personale che faccio durante il tempo libero (la sera/notte e la mattina presto), e mi diverte molto. La newsletter cresce grazie al passaparola degli appassionati al progetto. Per fortuna, ho mia sorella, Beatrice , che mi aiuta con la grafica –  la newsletter ha anche un profilo Instagram molto carino. Non ho ancora chiaro cosa ne sarà in futuro della newsletter, se la renderò in parte o interamente a pagamento e magari, ampliarne anche i servizi. I lettori stanno crescendo ogni settimana, e se raggiungo l’obiettivo che mi sono prefissata quando la newsletter compirà un anno – Dicembre 2021 – , ci saranno tantissime novità. A breve termine, voglio però espandere la portata newsletter e creare dei contenuti a margine sul sito web, modalità blog. Per questo cerco giovani talenti (vedi sotto)! 

 

Se qualcuno volesse aiutarti o collaborare, qual è il modo migliore per contattarti? 

Da quando è nata la newsletter, diverse piccole/medie aziende mi hanno contatto per collaborare. Funziona così: se c’è un’azienda/brand che vuole trasmettere i propri valori sostenibili alla community della mia newsletter – che è molto verticalizzata sui temi della sostenibilità – ci facciamo una chiacchierata e capiamo insieme come collaborare (stumento, modalità, tipo di messaggio, etc.). Se invece, sei interessata/o a scrivere di ambiente, clima, sostenibilità e hai un particolare focus di cui ti senti ti poter parlare, sono alla ricerca di persone di supporto per lanciare dei nuovi contenuti sul sito web della newsletter! 

Per ulteriori informazioni, potete contattare Benedetta via:

Email:  benedetta@emissionizeronewsletter.com

Per iscriversi alla newsletter: https://www.emissionizeronewsletter.com

Profilo Instagram: https://www.instagram.com/emissionizero.newsletter/

Profilo Linkedin: https://www.linkedin.com/company/e-missioni-zero-newsletter


Abbiamo intervistato Iris Skrami di Renoon

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Un paio di anni Iris fa stava cercando un vestito nero per una cerimonia e voleva che fosse completamente sostenibile. Una ricerca apparentemente semplice che l’ha ispirata a creare e fondare Renoon: una piattaforma che cura brand sostenibili e che collega diversi siti, per garantire la massima esperienza per il cliente.

Oltre a questo, Renoon è diventata una vera e propria community di persone che credono fortemente in questo tema, e oggi Renoon offre diversi tool per creare maggiore educazioni attorno al binomio moda e sostenibilità, combattendo anche il greenwashing.

È per questo che Iris è la Future Leader della settimana.

Ciao Iris, ci racconti quanti anni hai, di dove sei e cosa hai studiato?

Ciao GRLS! Sono Iris, ho 27 anni, sono nata e cresciuta a Milano ed è da 5 anni che vivo ad Amsterdam, e ho studiato Marketing Management.

Che cosa è Renoon?

Circa 2 anni fa ho provato a cercare un vestito nero e volevo che fosse sostenibile, e ci ho impiegato un mese e mezzo per trovarlo. È così che è nata Renoon: che è un app che ti permette di trovare capi di moda sostenibile da molteplici siti in contemporanea. È anche un ottimo tool per creare un’educazione attorno a questo tema, contro al greenwashing.

Cosa ti ha portato a fondare e lanciare Renoon?

In realtà io non ho mai pianificato di diventare imprenditrice, però di fronte a questo problema mi sono resa conto che era talmente grande ed importante per me come consumatrice, ma anche come persona che lavorava nella moda, considerando il fatto che la moda è una delle industrie più inquinanti (più inquinante dell’aviazione e dei trasporti messi assieme). E così, spinta dalla mia passione e da questa realizzazione che forse era la cosa giusta per me, ho deciso di fondare Renoon con una missione molto grande e sogni altrettanto grandi.   

In realtà Renoon è una community che raggruppa noi come persone che vogliamo mettere le nostre azioni in quello che veramente crediamo.

 A chi parla Renoon?

Renoon parla principalmente ad una donna dai 20 ai 35 anni, che sta cambiando il modo in cui acquista, quindi è una donna che già si sente responsabile e che si vuole prendere la responsabilità delle proprie azioni, e conosce l’impatto che può avere come persona singola con le decisioni che prende. E quindi, essere parte attiva della soluzione.

Cosa ti ha spinto ad indagare il mondo della moda sostenibile?

La mia passione per la moda e per la sostenibilità nascono durante il mio periodo universitario, mi ricordo che sono tornata dal mio Erasmus e dicendo a mio padre “voglio diventare la Chief Sustainability Officer per una grande azienda” poi però ho preferito essere dalla parte della soluzione e così anche tutte le decisioni che ho preso un po’ per carriera, ma anche la città in cui sono andata a vivere, Amsterdam, mi hanno portato sempre più vicina a questo mondo.

Quale è stato l’aspetto più difficile nel creare una Start-Up come Renoon? 

Proprio per combattere il greenwashing, Renoon ha sviluppato un algoritmo proprietario che permette di analizzare la composizione di elementi complessi a livello di prodotto, non solo di brand. Proprio per questo costruire il Team Tech, ovvero il team iniziale, che venissero a costruire questa cosa insieme a me, sono stati lo scoglio principale. Ovviamente, poi, c’è stata la raccolta fondi, perché appunto essendo una start-up tech ad alto rischio, ha un’alta richiesta di capitale iniziale.  

Parlate con le persone: è il consiglio più importante che mi sento di dire a tutte.

Che consiglio daresti ad una ragazza che si sta approcciando ad una nuova rete di contatti e/o investitori?

Ricevere investimenti non è stato semplice, soprattutto da persone di altro profilo, com’era il mio obiettivo, tra cui l’ex CIO di Gucci, il CEO di Lanieri, il CTO di Yoox/NetAPorter. Quello che consiglio è di iniziare a parlare con le persone che stimate tanto e che conosco l’industria che volete andare ad innovare. Andare e approcciare queste persone anche con un’idea, magari vi prenderanno per delle persone che non hanno ancora tutto pronto, magari non investiranno subito, ma facendo vedere loro che da un’idea siete riusciti a passare ad un prototipo, e dimostrando di essere molto focalizzate e determinate sulla vostra idea.

Anche voi siete amanti della moda sostenibile?