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Quando sentiamo nominare “Chanel” la prima cosa che ci viene in mente sono le lussuosissime borse e il logo iconico, anche se in realtà bisognerebbe ricordare la prima imprenditrice di rango mondiale della storia.
Coco Chanel, all’anagrafe Gabrielle Chanel, è stata la stilista più rivoluzionaria del ‘900 e si è guadagnata ogni singolo risultato che ha raggiunto (con non poca fatica). Oggi vi raccontiamo la sua storia per ispirarvi e insegnarvi che nessun successo arriva dal giorno alla notte, ma con un percorso lunghissimo di sacrifici e dedizione.
La storia di Coco Chanel
Gabrielle Bonheur Chanel nasce a Saumur, in Francia, il 19 Agosto 1883 da una famiglia molto umile. Il padre è un venditore ambulante di biancheria e tessuti e alla morte della moglie non esita ad affidare le tre figlie all’orfanotrofio di Aubazine, ambiente dal quale Coco trarrà la sua massima ispirazione: l’eleganza del bianco e nero.
Appena compiuti i 18 anni, Coco Chanel si trasferisce a Moulins dove, oltre che a lavorare come commessa, si esibisce anche come cantante in un café. Proprio così conosce il suo primo finanziatore – e compagno per 6 anni – Ètienne Balsan, figlio di imprenditori tessili, che la invita a trasferirsi nel suo castello a Royallieu.
Balsan era un appassionato di cavalli e proprio in questo ambiente Chanel crea il suo primo circolo di clienti grazie a una linea di cappelli che inizia a realizzare intorno al 1909. A notarla sono in tanti, tra cui Boy Capel, che Coco stessa definì in seguito “l’amore della mia vita” ma che comunque non sposò mai perché lui – si narra – la mise davanti alla fatidica decisione: “l’amore della sua vita o il lavoro”. E lei scelse il lavoro.
In ogni caso, l’incontro con Boy le apre le porte del mondo dell’alta aristocrazia parigina e, in breve tempo, Chanel diventa il punto di riferimento stilistico nel periodo tra le due guerre. Grazie ai finanziamenti del nuovo amante, infatti, Coco apre il primo atelier a Parigi nel 1910 in Rue Cambon 31 e tre anni dopo si espande con un negozio in una posizione strategica nella ben frequentata Deauville, piccola cittadina sulla costa della Normandia.
Con lo scoppio del primo conflitto mondiale, nel 1914, Deauville si svuota. Capel viene chiamato alle armi, ma consiglia a Coco di non chiudere la boutique. L’intuizione si rivelerà azzeccata: la sconfitta di Charleroi provoca l’esodo di molti ricchi parigini nelle imponenti ville sulla costa e così mentre gli atelier in città chiudono, Coco Chanel disegna abiti ampi, comodi ed eleganti alle donne dell’aristocrazia parigina.
Da vera imprenditrice Chanel, che nel frattempo aveva saldato tutti i suoi debiti, approfitta dell’occasione e si espande con un secondo negozio a Biarritz, dove si fa portare in giro dall’autista, fuma le sigarette in pubblico e si gode la vita come una donna libera e forte che ha raggiunto la sua indipendenza.
Gli affari vanno talmente bene che neanche la Grande Depressione del ‘29 riesce ad arrestare la sua ascesa. Anzi, nel 1935 la sua azienda occupa 4mila dipendenti e vende 28mila capi di vestiario. Gli atelier di proprietà aumentano, soprattutto a Parigi, in Rue Cambon, dove ormai sono di Chanel tutti gli immobili al 23, 25, 27, 29 e 31.
Coco Chanel è multimilionaria e all’apice della sua carriera.
Il periodo più inglorioso arriva subito dopo, nel 1936, quando a Parigi inizia un’ondata di scioperi alla quale avevano aderito anche donne dell’industria tessile. Tuttavia quando le dipendenti di Chanel occuparono l’atelier, Coco di tutta risposta ne licenziò 100. Tutte le altre cucitrici vennero licenziate nel 1939, nel pieno caos della mobilitazione militare in vista della Seconda Guerra Mondiale e per tutto il periodo seguente solo la boutique dei profumi rimase aperta.
Proprio il profumo, il famosissimo Chanel N°5, è il prodotto che mantiene Coco durante la guerra. Eppure il profumo apparteneva a Chanel solo al 10%, poiché il resto era di proprietà della famiglia Wertheimer, con cui ingenuamente Coco fondò la divisione per i profumi negli anni precedenti.
Nonostante i ferri corti con i Wertheimer per via delle royalties, fu proprio questa famiglia ad aiutare Coco Chanel a rimettersi in piedi dopo la guerra e a riaprire il suo atelier. Forse fu proprio per questo motivo che Coco nel 1954 gli affidò la totalità dei propri affari in cambio del pagamento di tutte le spese.
Coco Chanel muore nel 1971, all’Hotel di Parigi, dove anche i gradini delle scale profumavano di Chanel n°5.



