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10 domande a Eva Ajmone, founder di Leontine Vintage

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Recuperare il passato in chiave moderna, creare prodotti unici, fatti su misura, Made in Italy e personalizzabili al 100%. Abbiamo intervistato la Founder Eva Ajmone per farci raccontare la storia del suo brand.

Ti definisci “una photoeditor con un’anima da modista”: ci racconti com’è nata l’idea di Leontine Vintage?

Leontine è nata dal caos creativo della mia testa e dal caso, che come dicono I Ching, ti dà sempre una risposta. Leontine è l’altra me più coraggiosa ma che come me ama la fotografia, la moda, l’arte e il vintage. 

Quali sono i consigli pratici che daresti a chi vuole fare il grande salto e trasformare la sua passione in un lavoro?

Essere pratica prima di tutto per strutturarsi un poco. Quindi: 

  1. Credere nel proprio sogno;
  2. un profilo IG curato ma vero, le foto sono importantissime;
  3. un sito web con e-commerce funzionante (anche se non è perfetto fallo vivere poi lo puoi sistemare dopo);
  4. Avere una piccola produzione in casa pronta da spedire. Avere artigiani (nel mio caso) o fornitori disponibili a realizzare in poco tempo le richieste che all’inizio saranno poche ma poi cresceranno e se la squadra c’è il resto sarà più semplice. I nostri artigiani sono diventati negli anni amici e alcuni quasi famiglia;
  5. affidarsi ad un buon consulente per definire con lui il proprio target e la sostenibilità economica del progetto

Molti dei tuoi pezzi sono tailor made e one of a kind: quali sono i pro e i contro di questa scelta?

Questa scelta all’inizio è nata da una necessità. Non potevo certo permettermi di comprare rotoli di tessuti da 20 mt magari in 10 fantasie diverse e rischiare di non vendere. Quindi prendevo le stoffe che avevo collezionato con mia mamma negli anni o che compravo fra gli scampoli dei negozi. Realizzavamo 10 pezzi e quelli erano. Poi avanti con un’altra stoffa e così via. I pro di questa “scelta” sono diversi, primi fra tutti non avere un magazzino enorme, contenere i costi e realizzare qualcosa di unico.

Il nostro motto è da sempre #beunique. Ogni pezzo può essere customizzato con le proprie cifre o addirittura con scritte personalizzate sulla tesa del cappello. Grazie a questo servizio abbiamo creato un rapporto speciale con le nostre clienti, le nostre #leontiners che amiamo follemente.

I contro sono sicuramente legati ai numeri che sono per forza di cose contenuti essendo prodotti artigianali. A volte anche affettivi perché può capitare di non aver possibilità di riassortire i materiali utilizzati. Bisogna lasciare andare.

Negli ultimi anni moltissime persone sono passate dall’acquisto nelle grandi catene al rivolgersi perlopiù a piccoli brand, altre hanno fatto la scelta di comprare solo vintage. Come vedi questa evoluzione? 

Io credo che oggi più che mai sia importantissimo, non solo dal punto di vista etico, cercare di fare moda sostenibile e meno mass market. Soprattutto in questo momento così difficile in cui artigiani e piccle imprese sono messe a dura prova. Il made in Italy rappresenta per noi un valore da tutelare e sostenere. Personalmente amo cercare realtà piccole ma che mi emozionino da mixare a pezzi basic e ad una borsa Vintage iconica.

La tua avventura imprenditoriale è iniziata in casa, insieme a tua madre Leila. Che consigli daresti a chi decide di avviare il proprio business con la collaborazione dei familiari? 

Mia mamma è da sempre la mia musa. I suoi insegnamenti, il suo estro, il suo gusto e i nostri viaggi alla ricerca di pezzi Vintage tutto frullato insieme sono stati fondamentali e costituiscono sicuramente il mio background. Inoltre Leontine avrebbe dovuto essere il mio nome.

Lavorare in famiglia però non è affatto facile. Respirare, litigare, respirare e da capo ricomiciare. Ecco cosa consiglio! Ancora oggi che siamo più strutturati è la prima persona a cui chiedo consigli sulla creatività.

Mettere molta cura nella scelta dei materiali e nel processo di realizzazione del prodotto è sicuramente una marcia in più, come fai a selezionare quella che poi diventa la base per il tuo lavoro? 

Seguo un flow creativo che arriva da ciò che mi emoziona che sia una foto, un colore, un gusto, una sensazione, una risata e produco tutto in Italia. Questo fa si che la qualità sia di partenza alta.

Quando si passa da una produzione per sé e per pochi amici al lancio di un brand il rischio è di non reggere la trasformazione, che consigli daresti a chi ci segue?

Leontine é ancora una piccola realtà, anche se in crescita. Io dico che bisogna cercare di non farsi condizionare troppo dai numeri e buttare il cuore oltre l’ostacolo. Un po’ di sana incoscienza serve sempre e poi avvalersi di buoni professionisti.

Che rapporto hai con i social media e quanto è importante, secondo te, esserci per un brand emergente? 

LV è nata con Instagram ed è stato grazie ai social se i nostri pezzi sono volati di testa in testa arrivando anche a celeb e influencer. A colpi di hashtag e comunicazione visiva. Le foto, mia passione da sempre, sono tutto. Quindi per me è imprescindibile esserci. Chi vuole una sola vetrina quando puoi avere il mondo! Ringrazierò sempre IG anche quando cambia algoritmi e inverte le regole e bisogna ripartire da capo perché è uno stimolo costante. 

E, invece, quanto è importante cominciare con un business plan dettagliato?

Importantissimo così come aver chiaro dove si può andare.

Se potessi dare un consiglio alla Eva all’inizio della sua avventura imprenditoriale che cosa le diresti?

Consiglio a Eva? Credere di più in se stessa . Go big or go home!

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