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10 domande a Simona Corsellini, stilista e imprenditrice

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Simona Corsellini ci ha scelte per raccontare il suo marchio, la sua vision e la sua storia come imprenditrice e stilista. Insieme abbiamo parlato di come si costruisce un brand di successo, del valore del Made in Italy e di come cambierà il mondo della moda superata la crisi sanitaria.

Provieni da una famiglia che lavora da sempre nel settore della moda, ma qual è stato il tuo primo vero incarico?

I miei genitori non hanno mai prodotto una linea loro, hanno sempre commercializzato collezione prodotte da altri.
Il mio primo vero incarico è stato quello di coordinare tutti i fornitori, dando loro chiare indicazioni su ciò che dovevano fare in termini di stile, tempistiche, rifiniture…
Tutto insomma.

Hai in mano sia la parte creativa che quella manageriale della tua azienda: come si fa a trovare l’equilibrio giusto tra i tanti impegni?

Devi mettere appunto un’organizzazione perfetta! Avvalerti di tanti aiuti validi.
L’equilibrio ho imparato a costruirlo quotidianamente, in base ai continui cambi di priorità.

Parliamo di creatività: come si arriva alla definizione di un prodotto? Come fare se si è a corto di ispirazione?

Una collezione nasce da ciò che hai dentro, dall’esigenza forte di voler raccontare una storia. La tua. Io non ho mai sofferto di mancanza di ispirazione, piuttosto il contrario. Mi trovo sempre a dover “togliere” per dare coerenza al progetto.

E, per quanto riguarda il management, quali consigli daresti a una giovane imprenditrice?

Ci vuole tanta passione in primis. Ma non è affatto sufficiente. Occorre avere un progetto ben chiaro, studiato nei minimi particolari. Oggi il mercato è impietoso, non può esserci la benché minima traccia di improvvisazione.

Gli alti e bassi sul lavoro sono una cosa normale: come gestisci i momenti di crisi?

Parto. Vado in viaggio per qualche giorno. Questo è un bisogno che mi attraversa
abbastanza di frequente. Ho bisogno di uscire per avere la voglia e la carica di rientrare.

Dal momento che stiamo parlando di superare gli ostacoli: hai dovuto affrontare delle
difficoltà particolari in quanto donna e imprenditrice?

Nell’ultimo periodo tantissime. Non tanto per essere una donna, ma un’imprenditrice. Siamo stati completamente abbandonati dallo stato. Una vera delusione. Ciò che più mi ha fatto male è stato dover rassicurare i nostri dipendenti sul futuro. Loro per noi sono famiglia.

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Due anni fa Space Style Concept è diventato Space Simona Corsellini: quali consigli daresti a chi decide fare una scelta simile, ridefinendo le linee guida del proprio brand e puntando
sui mercati esteri?


Sicuramente consiglierei di essere sé stessi, di non temere troppo il giudizio altrui, se
decidi di metterti in gioco, devi farlo a 360 gradi. La forza di portare avanti un progetto così come lo hai concepito è imprescindibile. Non si può e non si deve accontentare tutti.

Qual è l’approccio di Simona Corsellini ai social media? Quanto è importante, per le imprese, avere una presenza online?

L’online è diventato il mezzo di comunicazione primario negli ultimi anni. Io da
imprenditrice mi sono dovuta adeguare, anche se personalmente preferisco i rapporti “veri”, dal sapore reale. In questo momento ciò che più mi manca sono gli abbracci delle persone che amo. 

L’utilizzo dei social è imprescindibile oggi. Personalmente credo che ci si debba mostrare per ciò che si è davvero, ma con stile.
Io non mi presterò mai nell’esporre troppo la mia vita privata. Deve esserci un limite.
Come persona ho proprio il bisogno di tenere qualcosa solo per me. Alcuni momenti della mia vita devono essere solo miei, e delle persone che amo. Vanno protetti, e poi credo che essere un po’ invisibili sia ancora un superpotere.

Ti sei impegnata a sostenere l’emergenza Covid-19: a partire da fine marzo ogni acquisto effettuato online è stato devoluto in parte alla fondazione Sant’Orsola di Bologna. Come credi che
cambierà il mondo della moda una volta passata l’emergenza?

Credo che tutto ciò che stiamo vivendo segnerà per sempre un “prima” e un “dopo”.
La moda aveva già la forte necessità di rallentare. Troppo prodotto e ritmi frenetici che per noi creativi sono stati per certi versi un grande limite. Sovrapproduzioni che hanno fatto venire meno l’ unicità delle collezioni. 
Tutti noi dovremo lavorare più di qualità, facendo percepire il valore vero delle collezioni al pubblico finale. La qualità richiede tempo, è innegabile. 
Questa è una grande occasione per riallineare il modo del fashion ad una dimensione più umana.

Qual è la più grande lezione di vita (e di business) che hai imparato in questi anni di lavoro?

La potenza della creatività è nulla senza il controllo.

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