…e che non vi dovrebbero mai fare!
Vi è mai capitato di fare un colloquio di lavoro e realizzare che le domande che vi sono state poste, invece di farvi sentire a vostro agio, vi hanno intimidito e fatto capire che il lavoro e/o azienda in questione forse non era adatto a voi?
Il colloquio di lavoro è un’occasione per conoscere e valutare i valori trasmessi dall’azienda per cui si sta applicando; dovrebbe essere un momento di confronto per capire se entrambi le parti sono fatte l’una per l’altra: sia per la candidata che per la persona che si occupa di HR, e che rappresenta in questo caso l’azienda.
Ne abbiamo parlato anche con le donne del GRLSClub, alcune di loro hanno rilasciato delle testimonianze a riguardo.
“Mi è stato chiesto più volte se avessi intenzione di sposarmi e avere figli e se fossi alla ricerca di un lavoro stabile.
In ogni caso ho risposto in maniera positiva e il Datore di lavoro ha esordito “Perché se è alla ricerca di un’esperienza o vuole un figlio a breve per noi non è il candidato giusto”.”
Delia T.
Purtroppo, capita ancora troppo spesso che durante questi colloqui vengano poste delle domande che non sono lecite né appropriate, per questo riteniamo che sia importante capire come identificare quali sono queste domande e gli eventuali campanelli d’allarme, per aiutarvi a rispondere in modo corretto e rispettoso.
Partiamo dalle domande che per la Legge Italiana e Europea non sono legali, ed è importante sapere quali sono per poter reagire nel modo più corretto possibile.
Queste domande sono:
- Ha intenzione di avere dei figli? O ha già figli?
- Di che nazionalità è? / Qual è la sua nazionalità?
- È religioso/a? Quali festività celebra?
- Qualsiasi domanda che fa riferimento ad un partito politico e/o sindacato.
- Qualsiasi domanda che fa riferimento al vostro stato psicologico.
“Mi è stato innanzitutto chiesto se fossi fidanzata e convivessi. Poi il mestiere del mio ragazzo e dei miei genitori. Presa alla sprovvista ho risposto, pentendomene subito dopo. In ogni caso non ho ottenuto quel lavoro.”
Annamaria D.
Queste domande sono domande private e violano la sfera personale, perciò sono tutelate da regole precise attraverso lo Statuto dei Lavoratori L.300/1970 ed il Codice delle Pari Opportunità Dlgs. 198/2006.
L’Art.8 dello Statuto dei Lavoratori recita: “è fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore.”
L’Art. 27 del Codice delle Pari Opportunità vieta esplicitamente di chiedere se si è fidanzati, sposati, se si hanno figli o se si ha volontà di averne. Domanda, che viene spesso rivolta alle donne durante un colloquio professionale. Questo divieto ha lo scopo preciso di evitare ogni possibile discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro sia essa subordinata o autonoma, o in qualsiasi altra forma.
Ed infine, l’Art. 37 della Costituzione vieta espressamente ogni disparità di genere e impone al datore di lavoro di organizzare la propria impresa evitando qualsiasi discriminazione nei confronti dei proprie dipendenti, sia in sede di accesso al lavoro sia durante lo svolgimento del rapporto professionale.
“Mi è stato chiesto: perché hai scelto l’Accademia X che é vecchia rispetto a quella Y che invece è più smart, avanzata e più glamour ?
Ho risposto che era quella che ritenevo valida e che non scelgo il mio percorso di studi in base alla fama. Ho poi chiesto quanto questo pesasse sul giudizio, perché se così fosse stato avrei interrotto in quel momento il colloquio. Ho ottenuto poi il lavoro e mi sono licenziata dopo 3 mesi.”
Gaia S.
Come rispondere se vi pongono queste domande?
Non c’è una risposta universale. Per legge, essendo queste domande non lecite, non siete tenute a rispondere direttamente. Trovandovi sempre in ambito professionale però, il nostro consiglio è quello di agire nel modo che ritenete più consono per voi stesse.
Se queste domande non vi toccano troppo, vi sentite a vostro agio e sentite che potete continuare l’intervista con calma e chiarezza, potreste fuorviare la domanda senza perdere le staffe, continuando a rispondere restando neutrali. Oppure, potreste far notare l’illegalità delle domande poste, cercando anche di capire se l’interlocutore è un membro dell’azienda in questione e in quanto tale rappresenta (o meno) i valori dell’azienda stessa. Vi ricordiamo, infatti, che a volte i colloqui possono essere condotti da un membro HR esterno, possibilmente più impreparato.
Se invece vi trovate in una situazione di disagio e trovate inammissibile l’atteggiamento del vostro interlocutore, potreste concludere il colloquio prima del dovuto. Senza scusarvi e senza sentirvi in dovere di giustificare l’accaduto, ricordatevi che non siete voi in torto. Non avete fatto nulla di male.
In una situazione del genere, è sempre importante chiedersi se l’opportunità presentatasi e i valori dell’azienda in questione sono allineati con i vostri valori personali. Quanto questo atteggiamento potrebbe influenzare la vostra performance lavorativa? Quanto siete disposte a compromettere?
Fate sempre quello che ritenete più giusto per voi e per i vostri obiettivi.
Ti sei ritrovata in una situazione simile e vorresti raccontare la tua esperienza?
Scrivici a ciao@grls.it per raccontarci la tua testimonianza.



