Abbiamo incontrato Holly Boothroyd, ingegnere di Microsoft a Londra e fondatrice di Her Hello World un blog dedicato alla tecnologia e a come si può far carriera in questo mondo.
La diversità di genere nella tecnologia è un problema: secondo il Global Gender Gap Report del World Economic Forum nel Cloud Computing, le donne rappresentano il 14% della forza lavoro; in ingegneria, 20%; e in Data e Artificial Intelligence, 32%.
La tecnologia è diventata una parte fondamentale in tutto ciò che facciamo, quindi è importante che le donne abbiano voce in capitolo nella sua evoluzione tanto quanto gli uomini. Purtroppo, sebbene le scuole diano sempre più importanza alle materie STEM, sebbene le aziende tecnologiche si stiano impegnando a risolvere la sotto-rappresentazione delle donne nelle carriere STEM, non è qualcosa che cambierà dall’oggi al domani ed è un problema non risolvibile con un approccio univoco.
Abbiamo fatto alcune domande ad Holly Boothroyd, software engineer presso Microsoft a Londra, fondatrice del blog Her Hello World in cui parla di tecnologia e tanto altro, sostenendo attivamente la diversità e l’inclusione nel settore della tecnologia.
Come ti sei interessata alla tecnologia e cosa ti ha spinto a intraprendere una carriera STEM?
Holly: Sono cresciuta giocando con i videogiochi con mio padre, è stato un po’ attraverso quello che ho cominciato a pensare “questo è davvero fantastico, voglio creare i giochi a cui sto giocando”. Ovviamente per creare i videogiochi devi saper programmare e la prima volta che ho programmato era in un campus di programmazione di videogiochi molto intenso, 5 settimane per 8 ore al giorno, in un linguaggio chiamato C ++, e alla fine del campo sono riuscita a creare il mio primo videogioco.
Non sono sempre stata sicura se il settore fosse adatto a me o no, non era esattamente una cosa facile da imparare all’inizio, ma era comunque molto divertente e più diventi più bravo più ti diverti. Il fatto di essere in grado di poter creare qualsiasi cosa tu possa immaginare ti dà un senso di empowerment. Poi grazie al supporto dei miei genitori e dei miei insegnanti di informatica ho deciso di studiare “Science and Business” in Inghilterra ed è stato proprio durante l’Università che sono approdata alla Microsoft prima come stagista e poi con un contratto di lavoro.
IB: Uno studio condotto proprio da Microsoft in collaborazione con KRC ha rilevato che, nonostante l’alta priorità data all’insegnamento delle materie STEM nelle scuole, i livelli di occupazione femminili in ruoli legati alle materie sono ancora pochi e il gender gap è ancora estremamente presente.
Cosa possono fare i genitori, la scuola, cosa possiamo fare tutti noi al riguardo?
Holly: Il problema riguarda davvero l’intero tipo di formazione e carriera. Uno dei programmi di sensibilizzazione in cui sono felice di essere coinvolta con Microsoft si chiama DigiGirlz: invitiamo ragazze di età compresa tra 13 e 14 anni nella sede Microsoft, le presentiamo ai dipendenti e le introduciamo alle tecnologie che creiamo. L’iniziativa è davvero mirata a quell’età per un motivo specifico, perché i dati mostrano come sia proprio in quell’età lì che le ragazze perdono o diminuiscono il loro interesse nelle materie STEM. Questa opportunità permette loro di vedere effettivamente com’è il settore, di vedere che non è come tutti gli stereotipi fanno credere.
I dati sottolineano anche come sia fondamentale dare alle ragazze dei role models nelle materie STEM: per le giovani generazioni ha un grande impatto essere in grado di vedere qualcuno che sta effettivamente lavorando con successo in quel campo. Ed è proprio questo che cerco di fare da tre anni a questa parte col mio blog Her Hello World. Sono davvero grata perché sono cresciuta a Seattle circondata da molta tecnologia e quindi ho avuto più possibilità di altri di entrare in contatto con questo mondo ed essere esposta a questo ambiente. Ho voluto creare una piattaforma per dare visibilità reale e rispondere alle domande di persone che non hanno la stessa possibilità di essere in contatto con l’ambiente tech, le sue risorse e opportunità.
IB: Quali sono le azioni che le aziende possono promuovere per affrontare lo squilibrio della diversità di genere nei settori tecnologici?
Holly: All’inizio del percorso professionale, la cosa importante per le aziende è davvero assicurarsi che gli annunci dei posti di lavoro siano pubblicizzati su piattaforme in cui la nicchia giusta abbia possibilità di accedervi, questo proprio per cercare di coinvolgere più persone possibili, e questo si collega un po’ anche al raggio d’azione delle Università. Ma una volta passata la fase iniziale e una volta che veniamo assunte, una parte davvero importante è la fidelizzazione. Ci sono alcune statistiche piuttosto intense sul fatto che molte donne non si sentono supportate dalle aziende per cui lavorano. Una delle cose per cui sono grata della Microsoft è il fatto che ci sia un programma per i dipendenti chiamato Women at Microsoft, una comunità che fornisce le risorse per la carriera e lo sviluppo professionale per le dipendenti dell’azienda, ma anche una comunità in cui sentirsi libere di esprimersi e di condividere ciò che si sta attraversando, una risorsa che permette di imparare l’una dall’altra. Ed è qualcosa da cui altre società dovrebbero trarre ispirazione.
IB: Esiste una rete di supporto, una comunità a cui le donne in STEM possono fare riferimento per condividere idee, opinioni, risorse per imparare ed aggiornarsi?
Holly: I social media come Instagram sono stati davvero utili per me, una volta che inizi a seguire una persona del settore ti connetti con la persona successiva e un’altra ancora e così via, fino a creare una vera e propria rete. Alcuni dei miei alleati molto stretti non li ho mai incontrati di persona, ma li conosco attraverso i media ed è un po’ la cosa bella dei social network.
Consiglierei anche di partecipare agli eventi delle vostre città o nelle vostre comunità. Io, per esempio, ho iniziato a frequentare eventi tecnologici sul tema donne e STEM e col passare del tempo mi sono resa conto che anche andando ad un evento completamente per conto mio, probabilmente avrei conosciuto almeno una persona lì che poi mi avrebbero messo in contatto con un’altra persona del settore e così via.
IB: Uno studio di KPMG rileva come il 75% delle donne dirigenti ha sperimentato la sindrome dell’impostore in un qualche momento della propria carriera, e l’85% crede che la sindrome dell’impostore sia comunemente vissuta dalle donne nel mondo aziendale, in particolare dalle donne di colore. Tu ne hai parlato sui tuoi canali, ci puoi raccontare la tua esperienza?
Holly: Sono stato molto onesta riguardo alle mie esperienze con la sindrome dell’impostore ed è perché so che così tante persone ci sono passate. Ho provato tutti questi sentimenti per molto tempo e non appena ho sentito che c’era un termine “sindrome dell’impostore”, quello da solo mi ha fatto sentire meglio perché mi ha fatto capire che è qualcosa con cui prima o poi ci confrontiamo quasi tutti.
Ho sempre voluto lavorare in Microsoft e nei primi sei mesi del mio tirocinio lavoravo su un progetto piuttosto intenso, su cose che non avevo mai fatto prima. C’erano un sacco di cose diverse che mi hanno aiutato, ma onestamente la cosa che, nel lungo periodo, mi ha aiutata più, è stata la fiducia nella mie capacità di imparare a capire e a risolvere cose che non avevo mai fatto prima. Il mio mentore/manager quando ci vengono assegnate nuovi compiti mi dice sempre fiducioso “ce la faremo” e questo ha fatto sì che ho cominciato a adottare lo stesso approccio anche io.
E poi bisogna sempre ricordarsi che non sapere come fare una cosa non è un peccato, anzi! Chiedere aiuto e fare domande, è utile e costruttivo sotto tanti punti di vista. Alla fine della giornata ti sentirai più intelligente e più sicura di te e la prossima volta saprai come fare quella cosa e non avrai paura ad affrontare un altro giorno in ufficio.
Fonti:
https://www.weforum.org/reports/global-gender-gap-report-2021
https://womensleadership.kpmg.us/summit/kpmg-womens-leadership-report-2020.html



