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Abbiamo intervistato Rossana Ammaturo

Reading Time: 6 minutes

A 25 anni si chiede se c’è un modo intelligente per distribuire tutti i pezzi di campionario che tante aziende spesso si trovano a produrre: così da vita a Sample Lover.  Rossana Ammaturo è la nostra nuova #FutureLeaders, una ragazza molto umile che ha fatto della sua “testardaggine” una conquista.

Credendo nella sua idea, è riuscita a portare online brand e aziende che prima della pandemia, non avrebbero creduto in un progetto di questo tipo.

Le abbiamo parlato e fatto qualche domanda per sapere cosa l’ha spinta a credere in se e a lanciare questo nuovo servizio in un mercato leggermente restio a questo tipo di novità.

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Ciao Rossana, quanti anni hai, di dove sei e cosa hai studiato?

Ciao GRLS! Sono Rossana Ammaturo, ho 29 anni, sono di origini napoletane e vivo da diversi anni a Milano, dove ho studiato Economia & Management delle Imprese all’Università Bocconi. 

Ci racconti com’è nata l’idea di Sample Lover?

Sample Lover è nata da una necessità personale e anche da un gap che ho notato nel mercato. Subito dopo aver fatto drop-out dall’università mi sono trasferita a Napoli, e ho deciso di lavorare nell’azienda della mia famiglia, che è un’azienda di produzione e distribuzione di abbigliamento donna, uomo e bambino. Entrando in azienda, dove ho lavorato per circa 3 anni e mezzo, mi sono resa conto che le aziende hanno un grosso problema con i campionari, i sample e lo stock che è “rimanenza” di magazzino, all’interno di una grossa azienda. E mi sono subito resa conto che il problema più grosso è lo smaltimento di questi capi, che vengono prodotti ogni anno da un’azienda. Ogni azienda che fa fashion e che distribuisce il proprio prodotto si trova a dover affrontare il problema dei campionari che rimangono per diverso tempo all’interno dei magazzini e che è difficile da smaltire.

Viaggiando spesso in giro per il mondo, mi sono accorta che a New York e Londra, per esempio, era molto facile imbattersi in una sample sale, e mi son detta :”perché non provare a fare qualcosa di simile in Italia?”.

In Italia il mondo delle sample sale era già abbastanza inviato, ma diversamente dal resto del mondo, veniva organizzato direttamente dalle aziende.

L’idea era quella di offrire un servizio a 360gradi alle aziende del fashion in modo da organizzare dalla A alla Z una sample sale: e da li sono partita con Sample Lover e ho iniziato a fare dei piccoli test su Milano.

Mi sono accorta che era una cosa che interessava alle aziende e riusciva a dare valore a quei capi che rimanevano in magazzino per troppo tempo.

All’inizio chiaramente era soltanto un’idea da mettere in piedi e pian piano è diventato un vero e proprio business.

Ma il vero cambiamento di Sample Lovers è stato sicuramente aprire il 2020 con la pandemia e con il lancio del nostro e-commerce, SampleLover.it, lo spin-off digital che ci permette di arrivare a molte più persone, e ad arrivare ad un pubblico molto più ampio e non solo chi vive a Milano.

Che cosa ha di speciale Sample Lover rispetto agli altri business che vendono campionari?

Sample Lover ha un posizionamento che lo rende unico e diverso da tutte le altre piattaforme: sin dall’inizio, ho voluto fare di Sample Lover un contenitore dove le aziende si sentissero sicure del loro posizionamento di mercato. Un brand, secondo me, ci mette tanto impegno, fatica e soldi per costruirlo, e solitamente, nelle piattaforme di off-price quello che succede è la svalorizzazione del brand o del marchio, perché l’ off-price viene sempre visto come qualcosa di non valoriale.

Quello che Sample Lover fa di diverso è valorizzare il brand, le loro storie, chi c’è dietro e raccontare lo story telling originale. Cerchiamo di evitare di parlare di sconti, perché la cosa più importante è il raccontare la storia di un brand piuttosto che uno sconto.

 

Chi ha creduto in te per primo?

Diverse persone hanno creduto in me, forse più di me, le prime in assoluto sono state Elena e Sofia, che mi supportano ancora oggi con la parte di comunicazione e sono state le prime che assieme a me, si sono buttate e mi hanno aiutato a costruire questo progetto a livello editoriale, creativo e insieme a loro, altre persone che hanno deciso di investire in me, dandomi dei campionari la prima volta, e anche la mia famiglia, che mi ha sempre supportato ma anche lasciata libera di fare.

Con quanti soldi di investimento hai iniziato?

L’investimento iniziale è stato di circa 15,000€, soldi che avevo messo da parte io per investire in questo progetto. Questi soldi mi sono serviti per la parte di creazione del logo, del brand e tutto l’investimento iniziale.

Con il tempo, gli utili dell’azienda sono stati re-investiti totalmente nell’azienda e nel progetto stesso, perché senza investimenti è impossibile andare avanti ed arrivare ad un certo pubblico, portando nuove idee per riuscire a fare il passo successivo.

È stato facile convincere i brand a credere in questo progetto?

Nì, non è stato facile perché dall’altro lato vedevano una persona molto giovane e quando ho iniziato avevo 25-26 anni, e non è stato facile convincerli. Adesso lo è molto di più. 

Grazie al progetto digitale che in questo momento è tangibile e visibile su un e-commerce e sui social, è molto più facile far vedere quello che hai fatto e quello che fai.

Quando operavamo sull’offline era molto difficile, sopratutto perché vedevano in me un interlocutore molto giovane, quando in aziende grosse e strutturate si tende a dare meno credito e fiducia ai giovani, e quindi è stato complicato ma la mia testardaggine non mi ha mai permesso di abbattermi, e sono sempre andata per la mia strada. Ed è forse una delle uniche cose che conta.

Qual è stato l’errore più grande che hai fatto?

Sicuramente è stato credere poco in me stessa, tante volte, lo  faccio ancora oggi. La non-fiducia nelle mie potenzialità mi portava spesso a pensare “no, a questo brand non scrivo perché figurati se mi risponde” oppure “non scrivo a questa persona perché è troppo più grande di me e ha molto più esperienza” e ho fatto tante volte questo errore: non fare le cose per paura di fallire.

Un errore grosso perché mi sono resa conto che con il tempo, al peggio quella persona o brand non ti risponderà, ma se va in porto, riuscirai ad arrivare ai tuoi obiettivi. 

Non pensare mai di non essere all’altezza, perché non ti porterà mai dei risultati concreti.

In che modo la pandemia ti ha aiutato a sviluppare Sample Lover? 

Sicuramente la pandemia è stata per noi una manna dal cielo perché abbiamo avuto, per la prima volta, l’opportunità concreta per avvicinarci al digitale: devo dire che l’idea di avere un e-commerce è sempre stato il mio sogno nel cassetto, siamo una generazione che compra tutto online.

L’unico limito pre-pandemia era quello delle aziende perché non credevano in questa tipologia di business e della potenzialità dell’online, e non sono riuscita a farlo prima appunto perché mi mancava un vero e proprio appoggio. La pandemia ci ha dato la possibilità di farlo in un periodo molto difficile ma sono molto contenta del risultato ottenuto, che ci ha permesso di crescere, durante il primo lockdown.

Prima di fare questo passo eravamo solo degli organizzatori e adesso Sample Lover riesce a raggiungere molte più persone, al di fuori di Milano.

Quale consiglio daresti ad una ragazza che vuole iniziare un proprio business?

Il primo consiglio che darei è sicuramente quello di lanciarsi, di buttarsi, di non avere paura, di pensare a quello che si vuole fare, di metterlo su carta, ma non passare troppo tempo ad aspettare che questo o quell’altro succeda, perché è più importante buttarsi e lanciarsi a fare qualcosa, piuttosto che aspettare un OK o che quello cambi.

La prima versione è sempre grezza e può sempre migliorarsi; per me qualsiasi cosa che facciamo ha potenzialità e margine di crescita, anche dopo 1-2-3 anni, ci sarà sempre qualcosa da migliorare.

Lanciatevi, vedete come va e man mano migliorerete tutto quello che state facendo.

Fate già parte di Sample Love?

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