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Siamo nel 2021 ed è tempo di sradicare i tabù: basta nascondere l’argomento mestruazioni, basta ricorre a giri di parole,  basta con l’ignoranza è tempo di lottare per i diritti che spettano alle donne anche in tema di ciclo mestruale!

Negli ultimi anni, in Italia e nel mondo, a causa del period poverty e delle discriminazioni di genere, sono nati movimenti e proteste per la riduzione della tampon tax dal 22%, la tassa assegnata ai beni di lusso, al 5%, la tassa dei beni primari.

Ma perché gli assorbenti devono essere considerati un bene di lusso?

Le mestruazioni non sono una vergogna, la tampon tax lo è. Secondo numerose ricerche ogni prodotto destinato alle donne costa di più rispetto all’equivalente destinato agli uomini. Per i prodotti generici si tratta del 7%, mentre per quelli Igienici la differenza è del 13%. Per non parlare dei prodotti beauty: le creme costano di più, i profumi costano di più, ma anche i deodoranti, e i rasoi. Ma questo fenomeno si spinge oltre i confini del bagno, persino un triciclo rosa costa di più di uno blu!

Questo fenomeno viene chiamato pink tax e gli assorbenti ne sono l’emblema.

La pink tax sembra essere un  pressing psicologico verso un genere: le donne hanno bisogno di più trucchi, di più paia di scarpe e di più vestiti ma soprattutto sono disposte a comprare di più e quindi? invece che essere aiutate, vengono penalizzate.

Tutto questo avviene in contesto dove ancora per una gran fetta di mondo esiste la period poverty. 

Cos’è la period poverty?

Si tratta della difficoltà o impossibilità economica ad accedere ai prodotti igienici necessari durante il periodo di ciclo mestruale da parte di tantissime donne.

Non rappresenta un problema solo per la salute e l’igiene, ma anche per la dignità personale, infatti la voglia di uscire, andare a lavoro e avere interazioni sociali non c’è se si è a disagio con il proprio corpo.

Per secoli sono stati utilizzati mezzi di fortuna perché non esistevano assorbenti ma oggi non è più così, il diritto al lavoro, all’educazione e alla sanità dovrebbero essere garantiti dall’Italia e dall’Unione Europea.

In media  una donna ha 300 cicli all’anno e per farne fronte, spende 126 euro annui, nel corso dI una vita sono circa 12000 euro. Un costo per molte donne ancora troppo alto per garantire la libertà personale.

Una ricerca di Plan International Uk, condotta su mille ragazze tra i 14 e i 21 anni, mostra come il 15% di esse abbia difficoltà ad acquistare questi prodotti, mentre il 14% ha dovuto chiederli in prestito ad un’amica perché non poteva permetterseli.

In questo momento in Italia gli assorbenti biodegradabili, come le coppette bio,  ma solo  quelli, sono stati abbassati al 5%.

Nel 2019, giovani donne e uomini hanno iniziato una lotta contro la disparità di genere, dando vita al movimento Onderosa. 

A metà maggio la maggioranza composta da Lega e Movimento 5 Stelle ha respinto con 253 voti un emendamento del PD sull’abolizione della tampon tax, mentre  è stato approvato l’abbassamento delle tasse dal 22 al 5% per il tartufo!

We World ha raccolto 500 mila firme per il progetto #FermaLaTamponTax, in cui viene dimostrato che il taglio non costerebbe 300 milioni, come ci hanno raccontato i politici, bensì 72 seguendo i dati Nielsen.

In questo triste primato purtroppo non siamo soli… la maggior parte dei paesi europei,  tassa ancora i prodotti mestruali come beni di lusso, come se fossero automobili, quando invece è un bene di prima necessità.

La Young Feminist Europe l’ha definita una discriminazione di genere istituzionalizzata, inasprita da una gender pay gap (divario retributivo di genere).

In Spagna nel 2017 è nato il movimento #freebleeding, formato da persone che per protestare contro la tampon tax hanno iniziato ad uscire di casa senza indossare gli assorbenti. Hanno partecipato anche Rupi Kaur e Charlie Edge, che commenta la sua foto scrivendo «Se le persone sono schifate dal fatto che non indosso un assorbente, credo che questo provi il mio punto. Non sono prodotti di lusso».

Un altro movimento nato è #Bleedwhiletrans, le mestruazioni non sono infatti prettamente femminili, riguardano anche trans, non binary e genderqueer.

Attivisti come Cass Clemmer hanno rilasciato foto per dimostrare che gli uomini possono avere le mestruazioni e abbattere gli stereotipi e la disparità di genere.

In India nel 2015 è scoppiata una rivolta a causa di alcune donne a cui è stato negato l’accesso al tempio perché sotto ciclo mestruale, la cultura induista infatti le considera sporche, tanto che non possono nemmeno entrare in cucina perchè potrebbero infettare i cibi.

Sempre in India alcune studentesse di un collegio si sono opposte all’obbligo di denudarsi per mostrare le mestruazioni, perchè il personale aveva lamentato che non si erano autodenunciate per il ciclo, contaminando così l’ambiente.

Tutto ciò ha dato inizio ad una manifestazione partita dall’India ma abbracciata da ragazze di tutto il mondo che hanno iniziato a postare foto con assorbenti con l’hashtag #happytobleed.

Nel 2019 il cortometraggio “Period” ha vinto l’Oscar come miglior documentario, raccontando la situazione in India dove gli assorbenti hanno un costo elevato e  solo il 10% delle donne indiane riesce ad utilizzarli, così  alcune di loro si sono messe a produrre assorbenti e a venderli, iniziando una vera attività e un’entrata economica che apre la strada verso l’emancipazione.

Alcuni spiragli di speranza iniziano ad arrivare, il Regno Unito ad esempio, ha da poco abolito la tampon tax dal 5 allo 0%, come il Canada e l’Irlanda, e nel nostro piccolo, l’Università Statale di Milano ha stanziato il primo distributore di assorbenti.

Ma se gli uomini avessero il ciclo mestruale, dite che ci sarebbero distributori ad ogni angolo, vicino a quelli delle sigarette e dei preservativi? 

Lottiamo per ottenere i nostri diritti, lottiamo per la tampon revolution!

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