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Abbiamo letto “Odio gli uomini” di Pauline Harmage: parliamone

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Come capire se sei una misandra. 

Se cercate una lettura bulimica da weekend, eccola: ‹‹Odio gli uomini›› di Pauline Harmange. Breve testo sulla misandria femminile dal titolo indubbiamente molto forte.

Partiamo proprio dal titolo, perché è stato la causa scatenante di una strana serie di eventi che ha dato ad un pamphlet uscito da una piccola casa editrice un imprevisto successo internazionale. In francese il titolo è: ‹‹Moi les hommes, je les déteste››. La prima stampa di questo saggio è curata da Monstrograph, piccola associazione culturale che prevede di pubblicarne solo 450 copie che realisticamente sarebbero state lette dai lettori più assidui del blog dell’autrice. La scorsa estate, uno dei responsabili del Ministero per le Pari opportunità francese viene a conoscenza del libro, e intimorito dal titolo, chiede la sospensione della pubblicazione temendo si trattasse di un testo sessista – si vocifera che la persona in questione non abbia neanche letto il testo, e qualora si decidesse di investire un paio d’ore della propria esistenza per leggerlo, anche senza studiarlo approfonditamente, si potrebbe tranquillamente confermare questa diceria. Ora, il tentativo di eliminare dal mercato questo saggio non solo non ha successo, ma crea un incredibile buzz intorno al libro che viene ristampato dalla ben più nota casa editrice Éditions du Seuil e inizia ad avere un buon successo internazionale, tant’è che viene tradotto e pubblicato in altri 17 paesi, Italia inclusa, edito da Garzanti.

 

LA MISANDRIA DI HARMANGE

In modo brillante e provocatorio Pauline Harmange si interroga sulla misandria. Ma prima di tutto che cosa è la  misandria per l’autrice?  “un sentimento negativo nei confronti del genere maschile nel complesso.” Ora, questo sentimento assume diverse sfumature, che possono andare “dalla semplice diffidenza fino all’ostilità”, che solitamente sfociano nella “insofferenza nei confronti degli uomini” e nel “rifiuto della loro presenza nelle cerchie femminili”.

La tesi dell’autrice si riassume in una semplice domanda: e se noi donne non fossimo delle finte misandre? Insomma, siamo sempre accusate di essere delle femministe isteriche ogni volta che parliamo di questioni di genere. Veniamo spesso accusate di odiare gli uomini. Ok, e…se fosse davvero così? Se davvero odiassimo gli uomini,  riusciremmo forse ad andare oltre le solite problematiche patriarcali?

Credo che già nell’introduzione l’intento di Harmange sia davvero chiaro: la finalità del testo è giustificazionista. L’autrice parte proprio citando un commento di un lettore anonimo del suo blog che l’accusa di misandria, si trova quindi nella posizione di rispondere a tale accusa e di giustificarsi per il suo comportamento. L’accusa di misandria rappresenta un meccanismo di silenziamento, per “far tacere la rabbia delle persone oppresse contro i loro oppressori”, un’accusa di sessismo e, soprattutto, una forma di paragone tra la pericolosità di una donna che odia gli uomini e di un uomo che odia le donne. 

Ora, brevissimo inciso: i divoratori di saggi forse storceranno un po’ il naso davanti a questo testo: non aspettatevi un saggio tradizionale. Piuttosto, questo pamphlet ricorda un lungo articolo da blog – non ci sorprende infatti che la questione nasca proprio da alcuni commenti che partono da un suo post. Se ti dichiari femminista o fai una qualsiasi affermazione di stampo femminista automaticamente attiri una valanga di commenti negativi da uomini che con una buona dose di saccenteria ti devono insultare. Confesso che ogni tanto mi capita di schierarmi sui social, a favore della causa, e vengo attaccata così duramente e violentemente che inizio a volte, anche dubitare delle mie stesse idee e arrivo a pensare che forse hanno ragione loro. Ma  invece no. Non hanno ragione loro. E proprio per questo ci attaccano con una tale aggressività da lasciarci spesso turbate.

A quante di noi è capitato di trovare dei commenti a contenuti femministi condivisi sui social?

Quante volte i commenti degli uomini sono più violenti di quelli delle donne? 

Mi piacerebbe dire che è un luogo comune, ma non è così.  L’aggressività con cui gli uomini si scagliano contro alcuni temi è disturbante in alcune circostanze. Provate a fare un giro sui profili social di Michela Murgia e confrontate il livello di aggressività dei commenti di utenti donne e uomini.

Harmange non si limita ad osservare l’aggressività, ma riporta dati concreti sugli effetti della misoginia (molteplici) e li compara a quelli della misandria (nulli). 

Per non spostarci dall’Italia vi faccio un esempio: le statistiche dicono che a partire dall’inizio dell’anno si è verificata una media di un femminicidio alla settimana. Ho cercato la media di maschicidi a settimana…e non l’ho neanche trovata.

La misandria nasce sì dalla collera, ma non sfocia in violenza. 

E se invece facciamo un passo indietro per mantenerci solo su un piano letterario… per quale motivo nessuno mai ha cercato di fermare la pubblicazione di “Uomini che odiano le donne” nel 2005? Qualcuno si è mostrato particolarmente scosso da questo titolo a tal punto da richiedere di toglierlo dal catalogo dell’editore?

 

QUINDI, COME FARE?

Pauline Harmange infine ci fornisce una soluzione al problema della misandria. Ci ricorda anche che siamo siamo più della metà della popolazione: siamo forti, siamo presenti…quindi perché continuare a subire? 

La chiave per uscirne è la sorellanza: supportarsi in ogni circostanza e avere la consapevolezza del costante appoggio delle altre è un ottimo punto di partenza per essere femministe oggi. Supportiamoci, arricchiamoci, accresciamoci, diventiamo donne migliori per essere persone migliori.

Inoltre, trovo molto interessante che sfiori un tema che sta acquisendo sempre più rilevanza, quello della “bad feminist”: ammette candidamente di essere una donna sposata – puoi anche essere un’attivista sposata, che scoop!. Dobbiamo essere delle attiviste impeccabili per portare avanti la causa?

In conclusione direi che è un saggio sicuramente interessante, offre molteplici spunti di riflessione. Ha già fatto parlare di sé e mi sento di dire che no, non è il libro violento o il testo che incita alla misandria come descritto da alcuni. E personalmente ritengo che il grande merito di questo breve testo sia proprio quello di creare un’importante discussione in merito.

Forse non va mai davvero a fondo, presenta  tante tematiche, e spesso sembrano più degli sfoghi e riflessioni personali che non includono grandi approfondimenti. Ma rimane comunque un caso editoriale tutto da scoprire, uno di quei testi che da adito a discussioni e riflessioni. 

 E soprattutto ha il pregio di far vedere le cose sotto una prospettiva diversa: ripenserete alle discussioni fatte con gli uomini per imporgli rispetto nei vostri confronti e allora vi chiederete: ero forse misandra?

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