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Come nasce un podcast? Parlando tra amiche

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Tra le piattaforme media in espansione, ce n’è una che preferiamo su tutte: il podcast.

Complici i diversi momenti di lockdown, questo strumento digitale è in fortissima crescita: nel 2020, 13.9 mln di italiani hanno ascoltato almeno un podcast, 155%  in più rispetto al 2019 e questo fenomeno non accenna ad arrestarsi, anzi. L’ambiente domestico si conferma il luogo preferito per l’ascolto,  dato meno sorprendente, visto che siamo stati obbligati a restare in casa dal marzo 2020.

Da fruitrici di podcast da tempo immemore, complice l’incontro e il ritrovamento di amiche sui social, in particolare con Gaia, Georgiana e Irene, a gennaio abbiamo deciso di unire le forze e creare un podcast tutto nostro.

 “La Versione delle Ragazze“, il nostro podcast, è nato così. 

L’idea di partenza per noi è stata facile, quasi scontata, perché abbiamo scelto di parlare della nostra grande passione: i libri. 

Ognuna di noi è autrice e produttrice di ogni puntata. Quindi, per ogni puntata, partiamo da un libro che ci incuriosisce e da ogni libro estrapoliamo un tema che vogliamo approfondire e per ogni tema, scegliamo un esperto con cui confrontarci per indagare a fondo la questione.

Il nostro è un progetto amatoriale, quindi dimenticate subito case di produzione, studi di registrazione, ingegneri del suono e altre cose professionali che per noi sono al limite del futurismo e nonostante tutto possiamo assicurare che non è un progetto impossibile da realizzare.  

Sicuramente la parte più difficile è l’ideazione e la scrittura del contenuto. e il lato positivo è che tecnicamente è fattibile, bisogna  solo seguire alcuni passaggi chiave che permettono di creare una puntata in breve tempo.

Qui di seguito troverete alcuni suggerimenti nel caso anche voi voleste cimentarvi con un podcast tutto vostro. 

 

PARTIAMO DALLE BASI: COME REGISTRARE?

Sembrerà incredibile, ma una volta che avete individuato ambito e stile, vi basta avere uno smartphone dove registrare i vostri podcast: il microfono dei telefoni e le registrazioni vocali possono già garantirvi un prodotto di buona qualità. Se invece volete includere dei dialoghi o delle interviste,  potete videochiamare tramite qualsiasi servizio di videochiamata (Zoom, Meet, Teams..), registrate e utilizzate la traccia audio. Per il primo salto di qualità, vi consigliamo di optare per un microfono, anche di quelli basici (un mini investimento su Amazon: costo minimo, massima soddisfazione, provare per credere).

 

FASE DUE: EDITING

Una volta che il file audio è stato registrato, questo va editato e perfezionato prima della pubblicazione. Se avete un Mac potete usare GarageBand, mentre con PC suggeriamo Audacity. Ora, potete inserire una intro e un out, pulire l’audio, sistemare segmenti, aggiungere musica…in pratica questo è il momento di rendere il vostro file un vero e proprio episodio. 

 

FASE TRE: PUBBLICAZIONE

Una volta editata la puntata definitiva,  è il momento di pubblicare e diffondere su tutte le piattaforme. Per farla semplice, suggeriamo di usare Spreaker: una volta iscritti basta semplicemente caricare il file e scegliere su quali altre piattaforme distribuirlo. Vi assicuro che è semplice, ce l’abbiamo fatta anche noi!

 

VARIE ED EVENTUALI

Ci sono altri dettagli che potreste tenere in considerazione prima del lancio del vostro podcast: 

Creare una copertina per il podcast e per ogni episodio, Spreaker vi permette di caricarne una per puntata.

Scegliere la lunghezza ideale delle vostre puntate – noi abbiamo pensato di rimanere sui 40 minuti per poter sviluppare un nostro dialogo e una bella chiacchierata con ogni ospite.

 

Il nostro consiglio personale?

Scegliete con cura la fase zero. Prima di creare un podcast, create il vostro dream team. Nel nostro caso ci sono state videochiamate sabato mattina presto, o martedì sera tardi, ci sono state registrazioni sbagliate e un incredibile tasso-di-pacchi-da-parte-degli-ospiti pari al 100%, ci sono stati domini acquistati e comprati su Google in meno di 10 secondi per creare indirizzi email semi-professionali. Ma vi possiamo assicurare che che ogni volta che inciampavano, eravamo sempre pronte a sostenerci l’un l’altra per continuare ad andare avanti.

Se siete appassionate di Podcast venite ad ascoltarci! 

La Versione delle Ragazze è un progetto di Gaia Campanale, Irene Pollastro, Eleonora Scialo e Georgiana Ursache, disponibile sulle piattaforme streaming Spreaker, Spotify, ITunesApple podcast, Google Podcast, con uscite mensili.


Abbiamo letto “Odio gli uomini” di Pauline Harmage: parliamone

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Come capire se sei una misandra. 

Se cercate una lettura bulimica da weekend, eccola: ‹‹Odio gli uomini›› di Pauline Harmange. Breve testo sulla misandria femminile dal titolo indubbiamente molto forte.

Partiamo proprio dal titolo, perché è stato la causa scatenante di una strana serie di eventi che ha dato ad un pamphlet uscito da una piccola casa editrice un imprevisto successo internazionale. In francese il titolo è: ‹‹Moi les hommes, je les déteste››. La prima stampa di questo saggio è curata da Monstrograph, piccola associazione culturale che prevede di pubblicarne solo 450 copie che realisticamente sarebbero state lette dai lettori più assidui del blog dell’autrice. La scorsa estate, uno dei responsabili del Ministero per le Pari opportunità francese viene a conoscenza del libro, e intimorito dal titolo, chiede la sospensione della pubblicazione temendo si trattasse di un testo sessista – si vocifera che la persona in questione non abbia neanche letto il testo, e qualora si decidesse di investire un paio d’ore della propria esistenza per leggerlo, anche senza studiarlo approfonditamente, si potrebbe tranquillamente confermare questa diceria. Ora, il tentativo di eliminare dal mercato questo saggio non solo non ha successo, ma crea un incredibile buzz intorno al libro che viene ristampato dalla ben più nota casa editrice Éditions du Seuil e inizia ad avere un buon successo internazionale, tant’è che viene tradotto e pubblicato in altri 17 paesi, Italia inclusa, edito da Garzanti.

 

LA MISANDRIA DI HARMANGE

In modo brillante e provocatorio Pauline Harmange si interroga sulla misandria. Ma prima di tutto che cosa è la  misandria per l’autrice?  “un sentimento negativo nei confronti del genere maschile nel complesso.” Ora, questo sentimento assume diverse sfumature, che possono andare “dalla semplice diffidenza fino all’ostilità”, che solitamente sfociano nella “insofferenza nei confronti degli uomini” e nel “rifiuto della loro presenza nelle cerchie femminili”.

La tesi dell’autrice si riassume in una semplice domanda: e se noi donne non fossimo delle finte misandre? Insomma, siamo sempre accusate di essere delle femministe isteriche ogni volta che parliamo di questioni di genere. Veniamo spesso accusate di odiare gli uomini. Ok, e…se fosse davvero così? Se davvero odiassimo gli uomini,  riusciremmo forse ad andare oltre le solite problematiche patriarcali?

Credo che già nell’introduzione l’intento di Harmange sia davvero chiaro: la finalità del testo è giustificazionista. L’autrice parte proprio citando un commento di un lettore anonimo del suo blog che l’accusa di misandria, si trova quindi nella posizione di rispondere a tale accusa e di giustificarsi per il suo comportamento. L’accusa di misandria rappresenta un meccanismo di silenziamento, per “far tacere la rabbia delle persone oppresse contro i loro oppressori”, un’accusa di sessismo e, soprattutto, una forma di paragone tra la pericolosità di una donna che odia gli uomini e di un uomo che odia le donne. 

Ora, brevissimo inciso: i divoratori di saggi forse storceranno un po’ il naso davanti a questo testo: non aspettatevi un saggio tradizionale. Piuttosto, questo pamphlet ricorda un lungo articolo da blog – non ci sorprende infatti che la questione nasca proprio da alcuni commenti che partono da un suo post. Se ti dichiari femminista o fai una qualsiasi affermazione di stampo femminista automaticamente attiri una valanga di commenti negativi da uomini che con una buona dose di saccenteria ti devono insultare. Confesso che ogni tanto mi capita di schierarmi sui social, a favore della causa, e vengo attaccata così duramente e violentemente che inizio a volte, anche dubitare delle mie stesse idee e arrivo a pensare che forse hanno ragione loro. Ma  invece no. Non hanno ragione loro. E proprio per questo ci attaccano con una tale aggressività da lasciarci spesso turbate.

A quante di noi è capitato di trovare dei commenti a contenuti femministi condivisi sui social?

Quante volte i commenti degli uomini sono più violenti di quelli delle donne? 

Mi piacerebbe dire che è un luogo comune, ma non è così.  L’aggressività con cui gli uomini si scagliano contro alcuni temi è disturbante in alcune circostanze. Provate a fare un giro sui profili social di Michela Murgia e confrontate il livello di aggressività dei commenti di utenti donne e uomini.

Harmange non si limita ad osservare l’aggressività, ma riporta dati concreti sugli effetti della misoginia (molteplici) e li compara a quelli della misandria (nulli). 

Per non spostarci dall’Italia vi faccio un esempio: le statistiche dicono che a partire dall’inizio dell’anno si è verificata una media di un femminicidio alla settimana. Ho cercato la media di maschicidi a settimana…e non l’ho neanche trovata.

La misandria nasce sì dalla collera, ma non sfocia in violenza. 

E se invece facciamo un passo indietro per mantenerci solo su un piano letterario… per quale motivo nessuno mai ha cercato di fermare la pubblicazione di “Uomini che odiano le donne” nel 2005? Qualcuno si è mostrato particolarmente scosso da questo titolo a tal punto da richiedere di toglierlo dal catalogo dell’editore?

 

QUINDI, COME FARE?

Pauline Harmange infine ci fornisce una soluzione al problema della misandria. Ci ricorda anche che siamo siamo più della metà della popolazione: siamo forti, siamo presenti…quindi perché continuare a subire? 

La chiave per uscirne è la sorellanza: supportarsi in ogni circostanza e avere la consapevolezza del costante appoggio delle altre è un ottimo punto di partenza per essere femministe oggi. Supportiamoci, arricchiamoci, accresciamoci, diventiamo donne migliori per essere persone migliori.

Inoltre, trovo molto interessante che sfiori un tema che sta acquisendo sempre più rilevanza, quello della “bad feminist”: ammette candidamente di essere una donna sposata – puoi anche essere un’attivista sposata, che scoop!. Dobbiamo essere delle attiviste impeccabili per portare avanti la causa?

In conclusione direi che è un saggio sicuramente interessante, offre molteplici spunti di riflessione. Ha già fatto parlare di sé e mi sento di dire che no, non è il libro violento o il testo che incita alla misandria come descritto da alcuni. E personalmente ritengo che il grande merito di questo breve testo sia proprio quello di creare un’importante discussione in merito.

Forse non va mai davvero a fondo, presenta  tante tematiche, e spesso sembrano più degli sfoghi e riflessioni personali che non includono grandi approfondimenti. Ma rimane comunque un caso editoriale tutto da scoprire, uno di quei testi che da adito a discussioni e riflessioni. 

 E soprattutto ha il pregio di far vedere le cose sotto una prospettiva diversa: ripenserete alle discussioni fatte con gli uomini per imporgli rispetto nei vostri confronti e allora vi chiederete: ero forse misandra?