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Sordità e lavoro: la dura realtà anche a causa del Covid

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Qual è lo scenario attuale delle persone con sordità che vogliono intraprendere una carriera professionale? 

Stando ai dati dell’Otomedical sono circa 5 milioni gli Italiani con sordità

Di questi il 20% (circa un milione) presenta perdite severe e medio gravi e il 5% (250 mila) presenta perdite gravi e profonde. 

Mentre alcuni prediligono la comunicazione orale, un altrettanto grande numero affronta difficoltà nell’udire le frequenze su cui viaggia il linguaggio parlato e non riesce quindi ad acquisire spontaneamente la lingua vocale, sia parlata sia scritta. 

La lingua dei segni, invece, viaggia sul canale visivo e fornisce la stessa libertà espressiva di quella vocale. Possiede una propria grammatica, una sintassi e un ampio lessico che permette di recitare poesie, giochi di parole e battute. 

La lingua dei segni, esiste da quando sono nate le prime forme di comunicazione e a livello europeo la sua importanza è stata riconosciuta per la prima volta nel 1988 aprendo la strada ai vari riconoscimenti nazionali dei paesi che ne fanno parte. 

Con ben 29 anni di ritardo (il 3 ottobre del 2017), anche in Italia, finalmente, il Senato approva un primo disegno di legge a riguardo, poi passato alla camera dei deputati. 

Ovviamente rimasto ancora lì. 

Attualmente, il nostro paese rimane uno dei pochissimi al mondo a non avere una legge che tuteli i diritti delle persone sorde e che si impegni per la rimozione delle barriere comunicative in ambito politico, formativo e legislativo. 

Cosa vuol dire però vivere in un paese in cui la tua prima lingua non è riconosciuta a livello nazionale? 

Il solo pensiero di quante persone non possano perseguire al meglio la propria carriera professionale per via di questo mancato riconoscimento è a dir poco terrorizzante. 

Grazie al contributo di Spazio Aperto Servizi, cooperativa sociale che tra l’ampia gamma di servizi che offre sul territorio di Milano, gestisce per il Comune il servizio No Barriere alla Comunicazione dedicato alle persone sorde, abbiamo avuto modo di conoscere l’esperienza di Monica.

Monica, con un calmo sorriso sulle labbra, ci ha raccontato la sua esperienza tra battute ironiche, brillanti riflessioni e una dose di aneddoti su come ha distrutto barriere e pregiudizi per conquistare la sua attuale posizione lavorativa. 

La storia dell’ambizione di Monica inizia alle elementari quando frequentava un istituto per persone con sordità. 

“Mi sono subito resa conto, confrontando i programmi con i miei amici udenti, di quanto la mia scuola fosse indietro. Eravamo entrambi in seconda elementare, ma le cose che studiavo io erano molto più facili… Non era giusto.”  

È solo in quarta elementare che sulla sua strada  incontra una maestra con cui inizierà a parlare del  suo futuro e del suo sogno di diventare  una dottoressa.

“la maestra mi chiese perché credevo che non  ce l’avrei fatta e io le dissi perchè non sento… Per la prima volta una persona mi iniziò a spiegare cosa voleva veramente dire essere una dottoressa. Voleva dire andare all’università, avere una laurea. Mi spiegò che c’erano varie tipologie di percorsi, certo alcuni sarebbero stati difficili non potendo sentire, ma la cosa non era impossibile”. 

Dopo quel discorso la maestra si impegnò  per aiutarla e metterla in pari con i programmi delle elementari per persone udenti. 

“Finalmente studiavo come gli altri, era molto difficile, ma alla fine riuscivo a mantenermi in pari. I problemi sono iniziati in terza superiore quando i professori iniziarono a parlare molto di più. Fino a quel momento in classe leggevo il labiale, ma seguire lunghi discorsi era impossibile. Dovendo prestare attenzione al labiale non potevo prendere appunti. Quando i professori erano di spalle per scrivere alla lavagna, soprattutto in matematica, dovevo ingegnarmi per capire cosa fossero le formule che stavano scrivendo… Alla fine ogni giorno chiedevo gli appunti in prestito ai miei compagni e appena tornavo a casa li confrontavo con quello che mi ricordavo della lezione e li riscrivevo per poi studiarli… Era un lavoro enorme”.

Dopo il terzo superiore Monica ha potuto avvalersi della figura di un interprete che le ha molto facilitato l’apprendimento, una figura che per lei ha avuto molta rilevanza sia nel percorso universitario sia al suo primo colloquio di lavoro.

Oggi Monica è un tecnico sanitario di laboratorio biomedico e lavora come ricercatrice su campioni di DNA per studiare l’ereditarietà delle malattie genetiche.

“Sul lavoro non ho mai incontrato grosse difficoltà nella comunicazione con i colleghi, leggo il labiale e comunico oralmente, il problema è stato l’aggiornamento professionale.”

Quando  Monica fece notare le sue difficoltà nel seguire i corsi di aggiornamento, fu l’ospedale dove lavorava a fornirle un servizio di interpretariato. 

Ricordiamo però che purtroppo si tratta di una scelta adoperata dal posto di lavoro stesso non essendo tutelata da una legge. Infatti nel momento in cui l’amministrazione del suo ospedale cambiò, non fu più garantita la presenza di un interprete,  trasformando l’aggiornamento professionale in una semplice lettura delle slide presentate.  

Lo stesso vale per gli enti pubblici dove  solo ultimamente iniziano ad essere forniti rari servizi di videointerpretariato. 

Oggi con l’avvento del COVID, un ulteriore difficoltà si aggiunge a quelle già esistenti e raccontate da Monica. 

Con l’uso delle mascherine infatti, le persone con sordità perdono la possibilità di leggere il labiale e questo rende anche le semplici operazioni quotidiane più difficoltose. Parliamo di complicazioni di vario genere, dal non comprendere se alla cassa del supermercato stanno chiedendo qualcosa, a non poter seguire ai discorsi che i colleghi fanno tra di loro, a tutte le comunicazione anche le più semplice che vengono fatte tra le persone.  

Ora più che mai è necessaria una presa di coscienza delle condizioni in cui vivono le persone con sordità e un’azione legislativa che ne possa tutelare le necessità come avviene nel resto del mondo. 

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