Vintage: dal mercato delle pulci ai grandi gruppi luxury

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Tra chi non riesce nemmeno ad avvicinarsi a quelle montagne di abiti usati ai mercatini e chi invece colleziona capi preloved c’è solo una differenza. I primi si stanno perdendo qualcosa, i secondi sono stati più intuitivi di chi fa business con i grandi numeri. Ebbene si, il Vintage è una realtà, una certezza. Esiste anche per chi non lo ama o per chi lo detesta. E se questa affermazione vi dovesse sembrare pretenziosa possiamo subito rassicurarvi: non lo diciamo noi, lo dice Kering. 

Ci spieghiamo meglio. 

La notizia del momento per il mondo della moda è che il gruppo Kering ha deciso di scommettere sulla vendita online del second-hand investendo in Vestiaire Collective. La start up fondata in piena crisi nel 2008 è oggi una realtà affermata e piuttosto stimata soprattutto dai giovanissimi. 

 

Vestiaire Collective: successo in piena crisi

Acquistare su Vestiaire Collective è semplice e lo shop vanta una vetrina vastissima con autenticità verificate dalla stessa azienda. Insomma nello shopping vintage Vestiaire Collective si è guadagnata un posto di rilievo interpretando l’esigenza di fornire ad appassionati di moda e collezionisti di abbigliamento ed accessori luxury una piattaforma valida e sicura. Più che un mercatino sembra un enorme armadio di una zia ricchissima mai conosciuta che ha girato tutto il mondo raccogliendo qua e là chicche pazzesche.  Queste sono tutte cose che forse sapevate già. Quello che invece (forse) non sapete è che tra gli investitori Vestiaire Collective pre-esistenti c’è anche Condé Nast e che esistono nel mondo fashion dei precedenti di passi verso il mercato dell’usato. Avete capito bene: questo caso anche se chiacchieratissimo non è né il primo né l’unico. Probabilmente, considerando la copertura mediatica e i risultati dei precedenti investimenti, non sarà nemmeno l’ultimo intervento del lusso nel mondo vintage. 

 

Il caso Piquadro

All’inizio del 2019 il brand Piquadro ha investito in Vintag, start-up bolognese fondata da Francesca Tonelli. Vintag è un’applicazione per l’acquisto di abbigliamento, accessori, design e collezionismo vintage che si distingue da altri competitor perché i prodotti sono selezionati da un team scelto. Cosa offre quindi Vintag? Non solo prodotti ma una selezione degli stessi affinché la scelta del cliente sia già filtrata, tutelata e ancora più veloce. Oltretutto essendo un’app che propone design in generale Piquadro ha potuto mettere le mani su un business ancora più ampio che coinvolge il vintage in maniera più vasta. 

 

Il tempo (anche se usato) è denaro

Qualche mese prima dell’investimento Piquadro, Richemont aveva ottenuto il controllo di Watchfinder.co.uk, il marketplace di orologi vintage che si era già allargato alla vendita fisica attraverso alcuni punti vendita. I dati successivi hanno dimostrato quanto l’investimento fosse stato proficuo e assolutamente azzeccato. Il commercio di oggetti di lusso come gli orologi vanta un pubblico di nicchia ma piuttosto affezionato. In questo caso non si tratta più di vendere merce usata ma di fornire veri e propri pezzi da collezione che in alcuni casi aumentano il loro valore negli anni o semplicemente hanno prezzi esorbitanti perché piuttosto rari.

Se queste due operazioni vi hanno appassionato vi piaceranno anche queste che riguardano stavolta il settore dei grandi magazzini.

 

Anche i colossi del retail hanno bisogno del vintage

Sempre nel 2019 Galeries Lafayette ha lanciato una piattaforma di abbigliamento di seconda mano chiamata elegantemente Le Good Dressing decidendo quindi di investire in un proprio progetto a differenza di Neiman Marcus che ha preferito entrare in affari con Fashionpile ed ha anche organizzato dei corner nei suoi negozi per raccogliere capi e accessori. In questo caso osserviamo due modi differenti di “fare affari” con il second-hand:

  • nel primo caso la scelta è quella di entrare nel settore con una propria realtà costruita studiando il mercato di riferimento;
  • con Fashionpile invece Neiman Marcus si affida ad una realtà già esistente per investire in una nicchia di mercato completamente diversa dalle dinamiche di retail dei grandi magazzini.

Non c’è una scelta più giusta, il risultato è comunque lo stesso. Il retail moderno deve comprendere al suo interno una connessione con il mondo dell’usato. Non farlo ormai significherebbe essere chiusi non solo al futuro ma anche al presente stesso. Perché il vintage adesso è davvero una figata, e presto capirete anche perché. 

 

Le cose vecchie che piacciono ai giovani

Insomma abbiamo capito che l’industria della moda e soprattutto del lusso aveva già iniziato qualche anno fa a mettere le mani sul business del vintage o del resell avendone intuito l’enorme potenziale. Ma perché il vintage è così trendy? Che si tratti di capi luxury o di indumenti smarchiati il mercato dell’usato ha affascinato le generazioni X e Z grazie all’aspetto sostenibile dello shopping di seconda mano. La ritrovata attenzione verso la madre Terra ha fatto si che i più giovani investissero su un settore amico dell’ambiente e del portafogli che combattesse la sovrapproduzione e lo sfruttamento di ambiente e lavoro, problematiche che purtroppo non appartengono solo al fast fashion. Tutto questo pensiero di base ha permeato lo shopping second-hand di un’aura positiva ed etica che sicuramente ripulisce anche la reputazione del settore luxury. Intorno al second-hand sono nati interi movimenti che hanno messo in discussione tutto il sistema moda svelandone le dinamiche ormai attempate e carenti di etica. Quello del vintage è anche spesso un mondo che va a sopperire alla difficoltà che i teenager di oggi hanno ad acquistare capi sostenibili che sono purtroppo ancora costosi in produzione. Per riassumere comprare usato è la scelta che ha risposto a tante domande ed ha convinto molte menti affamate di rivoluzione. Ma non solo. Il vintage nel mondo della moda significa anche collezionismo e ricerca di pezzi piuttosto rari o con lavorazioni particolarmente interessanti. Pensiamo ad indumenti o accessori di collezioni che hanno fatto la storia di un marchio. O ai grandi classici come i trench Burberry o i cappotti MaxMara: oggetti che durano nel tempo nel senso letterale e poetico della frase. 

 

Un marchio che funziona 

Sapete qual è la cosa più curiosa? Proprio parlando di marchi e dei prodotti che sono riusciti a mantenere fascino nel tempo, un anno fa Vestiaire Collective aveva individuato i marchi in cui investire nel 2020 stilando una classifica ricavata dalle vendite sulla piattaforma. Un anno dopo si legge sui giornali una notizia che unisce lusso e vintage dentro un unico titolo. Chissà se il team Vestiaire Collective aveva previsto che l’azienda su cui investire nel 2021 sarebbe stata proprio la loro.