Tuttə parlano di Metaverso, ma nessunə si chiede che effetto avrà sulla nostra salute mentale

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Ormai è difficile scorrere il feed di Instagram senza leggere almeno un post sul Metaverso, per non parlare della miriade di messaggi spam che stanno arrivando recentemente nelle richieste di dm a proposito di NFT e altre iniziative Web3, eppure mentre quest’ultimo fenomeno tech si diffonde esponenzialmente, nessuno sembra domandarsi che effetto avrà tutta questa “virtualità” sulla nostra salute mentale

In questo articolo approfondiremo quali sono le possibili implicazioni di un’adozione massiva del Metaverso e in che modo, invece, si possono creare degli spazi sicuri per qualsiasi utente. 

Se non avete idea di cosa sia il Metaverso o il mondo Web3, non vi preoccupate, a breve – spoiler alert – vi forniremo delle risorse formative anche su questi aspetti.

Una panoramica sul Metaverso

Meta (ex Facebook) ha recentemente cambiato il suo nome proprio per avvicinarsi a questo nuovo fenomeno, che considera essere il futuro. E se Mark Zuckerberg crede che il Metaverso sia il prossimo passo delle connessioni online, chi siamo noi per contraddirlo?

Oltre a Zuck, a credere nel Metaverso sono in tantissimi – ed hanno ragione. Tra i tanti JP Morgan dice che il mercato inerente raggiungerà il trilione di dollari nei prossimi anni (TBD) ma la previsione principale è che entro il 2024 il mercato varrà 800 miliardi di dollari

Anche il mondo della moda continua a strizzare l’occhio al Metaverso, non troppo tempo fa una borsa virtuale di Gucci è stata venduta per 4100$. E anche se a sentirlo sembra una follia spendere una cifra simile per qualcosa che non esiste, chi lo ha fatto ha avuto i suoi buoni motivi.

Gli effetti collaterali del digitale

Amiamo Internet e il digitale, talmente tanto che non riusciamo ad ammettere né a voce alta né tantomeno a noi stessə che esistono degli effetti collaterali legati all’utilizzo prolungato. Eppure questi effetti ci sono e sono anche abbastanza preoccupanti – tant’è che gli inglesi gli hanno dato un nome: si chiama cybersickness ed è letteralmente il malessere provocato da un’esposizione prolungata agli schermi e agli scroll continui dei feed di news.

Come si inserirà il Metaverso in tutto questo? Non ci sono ancora dei veri e propri studi sui suoi effetti collaterali a livello fisico e psicologico ma non essendo ancora minimamente regolato è molto probabile che non tutto sia disegnato nel rispetto della salute dei propri utenti. 

Come abbiamo già avuto modo di scoprire, chi ha guidato l’innovazione tecnologica nelle connessioni sociali – sorpresa: parliamo ancora di Mark Zuckerberg – non sempre si è fermatə a pensare a tutte le conseguenza che questa potesse avere sugli utenti, in particolare quelli più giovani. 

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il World Health Organization, tra Gen Z e giovani Millennials, ovvero coloro tra i 15 e i 29 anni di età, la quarta causa di morte più frequente è il suicidio. E se i social media contribuiscono in modo importante a questa depressione e insoddisfazione di sé e della propria vita, cosa succederà quando l’esperienza più immersiva mai creata sarà alla portata di tuttə?

Altri modi di presenziare nel Metaverso

La nostra intenzione con questo articolo non è quella di creare ansia in chi ci legge rispetto a questo argomento. Piuttosto quella di favorire la creazione di consapevolezza da parte degli utenti e, soprattutto, mostrare ai brand che esistono anche modi socialmente rilevanti di presenziare nel Metaverso rispetto al creare solamente un accessorio da far indossare agli avatar. 

Proprio per la GenZ, tra cui i disordini mentali si diffondono tanto quanto la virtualità, stanno nascendo nel Metaverso iniziative dedicate alla cura della loro salute mentale attraverso terapie per trattare l’ansia in spazi sicuri creati grazie alla realtà virtuale (VR). I primi risultati sono positivi e le stime prevedono che il mercato toccherà il valore di 3,9 miliardi di dollari entro il 2027. 

Un altro bellissimo esempio di come il Metaverso viene utilizzato per la cura della salute mentale è il Breonna’s Garden: l’iniziativa realizzata dall’artista Lady Pheønix che si propone di curare o almeno alleviare il lutto collettivamente, con l’obiettivo ancora più nobile di onorare la vita di Breonna Taylor, morta ingiustamente nella notte tra il 12 e il 13 marzo 2020 per mano di tre agenti della polizia locale di Louisville, USA.

I possibili effetti collaterali del Metaverso

Secondo un’indagine di Statista, il 47% degli utenti di Internet in tutto il mondo ritiene che il pericolo principale sia la possibile dipendenza dal Metaverso, mentre il 41% sono preoccupatə riguardo alle conseguenze psicologiche di un’esposizione prolungata.

Una delle caratteristiche principali del Metaverso – l’utilizzo di Avatar – è il primo problema-opportunità di questo fenomeno; se da una parte, infatti, il Metaverso permetterà a tuttə noi di sperimentare la nostra identità e magari trovare finalmente la connotazione che preferiamo, dall’altra è altissimo il rischio di creare nelle persone una disconnessione dalla realtà, per la quale la distinzione tra VR, AR e realtà fisica sarà sempre più sfocata

 

Alcuni studi, tra l’altro, suggeriscono che potrebbe esistere un collegamento tra l’uso prolungato di tecnologie immersive e manifestazioni di psicosi, allucinazioni e disturbi schizotipici di personalità

 

La dipendenza, ovviamente, è l’altro grande tema ma, soffermandoci ancora sulla salute mentale, ci teniamo a ricordare che il Metaverso – come lo sono stati e continueranno ad esserlo i social media – sarà un’arma per tutti i bulli e una fonte di stress per chi soffre di scarsa autostima.


Negli Stati Uniti, il Centre for Countering Digital Hate ha già definito il Metaverso un rischio per i bambini e secondo gli esperti, quanto citato sopra, sarà per loro ancora più rischioso in quanto incapaci soprattutto nei primi anni di vita di scindere il reale dalla fantasia (o dal virtuale in questo caso).

La sicurezza degli utenti

Secondo gli esperti, entro il 2026 spenderemo almeno un’ora al giorno interagendo, giocando o socializzando sul Metaverso. Per questa ragione è fondamentale che i brand che si approcciano a questa tecnologia con l’intenzione di creare il proprio ambiente virtuale tengano a mente l’importanza di garantire sicurezza e comfort ai propri utenti durante l’utilizzo

Indovinate chi non ci ha pensato fin dall’inizio? Esatto, ancora una volta facciamo riferimento a Mark Zuckerberg che solo recentemente ha introdotto su Horizon Worlds, la piattaforma di realtà virtuale di Meta, una feature riguardante la sicurezza del proprio spazio personale chiamata “Safe Zone”, grazie alla quale ogni utente può avere il controllo del proprio spazio virtuale. In altre parole, evita che altri utenti possano avvicinarsi più di quanto desiderato. 

Ci ha pensato da solo? No, gli è stato chiesto dopo che una donna è stata vittima di uno stupro di gruppo virtuale da parte di 4 utenti della piattaforma.   

Per far sì che la sicurezza venga garantita, quindi, è necessario che i brand impongano regole ferree su come ci si deve comportare ma, soprattutto, sull’età di accesso a questo tipo di servizio.

Le opportunità del Metaverso: la terapia immersiva

Non si è mai parlato così tanto di salute mentale, quanto negli ultimi due anni. La pandemia da Covid-19 e i suoi effetti – in particolar modo l’isolamento – hanno provato tutti noi fortemente e adesso ci troviamo soli ad affrontarne le conseguenze. Grazie a Internet abbiamo capito, in realtà, che soli non lo siamo: quasi tutti vivono lo stesso malessere di fondo. 

Le terapie immersive via Metaverso possono essere una soluzione inclusiva per questo tipo di problema; i costi dei terapeuti, infatti, non sono sempre super accessibili, di conseguenza non tuttə possono permetterseli e non tuttə riescono a superare i propri traumi. Il Metaverso offre una soluzione più economica. 

Tra le start-up che si stanno muovendo in questo senso c’è per esempio Anomie, che sta sviluppando un’app proprietaria grazie alla quale sarà più facile richiedere aiuto psicologico anche nel Metaverso. Una volta lanciata, infatti, Anomie si pone l’obiettivo di aprire più negozi in diverse realtà virtuali dove appunto accogliere i suoi clienti. Un’altra start-up, che invece ha già lanciato il suo prodotto, è Rey: una piattaforma che utilizza la VR per offrire terapie da remoto in uno spazio sicuro e controllato che aiuta a combattere l’ansia sociale. Secondo i suoi utilizzatori, l’ansia è diminuita del 38% dopo sei settimane di utilizzo. 

Le opportunità del Metaverso: la terapia immersiva

Oltre a tutte le opportunità di business, quello che davvero offre il Metaverso è un’occasione per ripensare l’ambiente in cui viviamo considerando la società come un unicum e non come un insieme di frammenti disinteressati gli uni dagli altri.

Ci auguriamo quindi che man mano che i vari player costruiranno i propri ambienti virtuali si ricorderanno di tutta la strada che abbiamo fatto finora in termini di consapevolezza dei diritti umani e del rispetto dei singoli individui e della loro privacy, impegnandosi di conseguenza a far rispettare tutto ciò in cui crediamo anche all’interno di questi spazi per far sì che finalmente la tecnologia ci aiuti a tirare fuori il meglio di noi

Fonte: WGSN - Metaverse Lifestyles: Mental Health & Wellbeing by Melanie Larsen

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