Perché il calcio femminile ha bisogno di maggiore rappresentazione

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Ieri sera, l’Italia di Mancini ha vinto gli Europei di calcio a Wembley, Londra sconfiggendo l’Inghilterra di Southgate.

Mentre questa vittoria sta diventando una vittoria simbolo e una vittoria filo-europea, noi di GRLS vogliamo cogliere l’occasione per parlarvi del divario di genere nell’industria calcistica, e in generale quella sportiva, che ancora divide in modo molto netto il mondo sportivo maschile da quello femminile.

 

Facciamo un passo indietro: le origini del calcio femminile

Le origini del calcio femminile risalgono al 1894, dopo la seconda Rivoluzione Industriale, come svago per le operaie alla fine del turno di lavoro. Ed è proprio in Gran Bretagna che nasce la prima squadra al femminile: la Dick, Kerr’s Ladies Football Club fondata dalle lavoratrici della fabbrica di vagoni e locomotive (e poi di munizioni) Dick, Kerr & Co. di Preston, nel Lancashire, a Nord-Ovest dell’Inghilterra.

Dick, Kerr & Co. di Preston

Con l’arrivo della prima Guerra Mondiale, seguendo l’esempio delle Kerr’s Ladies, iniziano a crearsi molte squadre femminili in tutta Gran Bretagna ma anche in Francia e Scozia.

In Italia, la prima squadra femminile nasce nel 1933, da un gruppo di ragazze di Milano che si riunì per fondare il Gruppo Femminile Calcistico, a cui però era permesso di giocare solo a porte chiuse. Il fascismo è stato uno dei primi veri ostacoli del calcio femminile: le donne, che dovevano solo stare a casa a prendersi cura della famiglia e della prole, non potevano permettersi di giocare e partecipare a tornei.

Dopo Milano, si formano squadre anche ad ad Alessandria, Trieste e Napoli. 

Solo nel ‘68 si è tenuto il primo campionato nazionale, ma soltanto dopo quasi 20 anni le calciatrici italiane sono entrate nella FIGC come “tornei dilettantistici“; mentre il primo campionato del Mondo è arrivato solo nel 1991, in China (il primo campionato del mondo maschile si tenne nel 1930!).

 

La condizione moderna

In Italia, le donne che praticano sport sono quasi 18 milioni. Sono aumentate dell’11,9% negli ultimi dieci anni, ma il problema è che si ritirano prima dei coetanei maschi e non riescono a scalare posizioni all’interno delle federazioni sportive (Censis, 2019).

Senza molte sorprese, in Italia, lo sport che conta il numero maggiore di tesserati è il calcio, con 1.056.824 atleti, di questi  solo il 2% sono donne. Sono poche, ma in continua crescita: nel 2018 le donne tesserate erano 23.903, vent’anni fa circa 8.000. Le buone prestazioni della nostra nazionale femminile ai mondiali di calcio hanno aiutato a far alzare le quotazioni del calcio femminile.

Al secondo posto, tra gli sport più praticati nella nostra nazione, c’è il tennis, con 372.964 tesserati e il 33% di donne, al terzo posto invece la pallavolo, con 331.843 atleti e il 77% di donne, che è considerato lo sport più femminile, essendo lo sport più praticato, seguito dal tennis e dalla ginnastica.

 

Quali sono i problemi alla base

Di problemi ce ne sono parecchi: basta pensare che le bambine spesso iniziano a giocare insieme ai bambini, fino ad arrivare alla categoria Allievi dove poi sono costretti a dividersi.

Per poter continuare, le giocatrici hanno bisogno di trovare un Club Femminile, altrimenti non trovano una collocazione e non vengono prese seriamente. Più di metà delle ragazze abbandonano lo sport durante la pubertà, perché non si sentono incoraggiate dalla società, soffrendo grosse pressioni che limitano le potenzialità sportive e professionali delle giovani donne.

Le professioniste nello sport sono ancora considerate dilettanti per il Coni e la questione del professionismo non riguarda solo lo status, ma anche gli stipendi, i contributi e le tutele sanitarie delle sportive donne. Il divario di genere è un grosso problema dell’ambiente sportivo: meno del 27% dei tesserati sono donne, mentre i maschi raggiungono il 73%. Questa proporzione è confermata anche tra le professionalità di supporto e sostegno, come tecnici, dirigenti, ufficiali di gara, dove quattro lavoratori su cinque sono uomini (Fanpage.it, 2017).

La a.s.d Balon Mundial Onlus ha condotto una ricerca per evidenziare le barriere che le sportive donne (su diversi livelli) incontrano durante il loro percorso sportivo:

  • meno opportunità;
  • doppio sforzo per raggiungere gli stessi livelli maschili;
  • Gli spazi e le strutture a disposizione sono scadenti (quello che non usano i maschi);
  • I trattamenti diversi da parte dell’impianto (tanto è la squadra femminile che si allena);
  • Le donne ricevono meno credibilità come coach;
  • Linguaggio negativo da parte di allenatori maschi;
  • Le società ti affidano i bambini da allenare perchè le donne hanno l’istinto materno;
  • Vari stereotipi/pregiudizi di genere;
  • La mancanza di sponsor che porterebbe anche più motivazione;

(Balon Mundial, 2021).

Le nostre giocatrici non possono ricevere un compenso superiore ai 30.658 euro lordi a stagione (ai quali possono però sommare indennità di trasferta o rimborsi forfettari e/o premi se la loro società riconosce tale circostanze). Di conseguenza,  in media un calciatrice Italiana guadagna intorno ai 15mila euro lordo annuo. Si tratta pertanto di cifre decisamente diverse comparate ai 131 milioni di un Lionel Messi e altri colleghi uomini (Calcio Femminile Italiano, 2020).

 

Un futuro positivo

All’estero, la situazione è più positiva e non è sorprende che i paesi con maggior parità di genere nello sport, sono gli stessi ad avere la maggiore partecipazione delle donne nel lavoro. Nei paesi dell’Europa del Nord, il calcio femminile ha un notevole seguito e coinvolgimento mediatico. Svezia e Norvegia sono diventati degli esempi nel settore, grazie anche al fatto che incentivano lo sviluppo delle giovani professioniste sin dall’inizio.

Un Report condotto da EY Women Athletes e ESPNW, dà uno sguardo completo su come lo sport può aiutare le donne a raggiungere condizioni di parità con i colleghi uomini: è stato dimostrato, infatti, come lo sport aiuti con l’impostazione professionale proprio grazie alle attività sportive condotte durante gli studi. Gli atleti imparano presto a destreggiarsi tra lezioni e programmi di allenamento molto rigorosi. Per identificare e reclutare futuri leader, le organizzazioni potrebbero  ricercare atleti di alto potenziale e lavorare per adeguarsi ai loro programmi grazie al lavoro di un’organizzazione che aiuta gli studenti a trovare lavoro. 

Attualmente il Game Theory Group lavora con circa 20mila studenti provenienti da 40 campus diversi negli Stati Uniti. La loro missione è proprio quella di far capire che gli atleti (sia donne che uomini) hanno molte dei requisiti che sono richiesti in ambito lavorativo come la perseveranza, gestione del tempo, capacità di comunicazione, determinazione e motivazione interna. Attributi che si trovano facilmente in giovani atleti, e che non sono necessariamente legate solo a studenti di economia o business.

I candidati con un’esperienza sportiva hanno una forte etica di lavoro e sono giocatori di squadra determinanti. Qualità che a livello professionale fanno davvero la differenza e permettono di sviluppare capacità di leadership che spesso non possono essere insegnate.

Dare più visibilità allo sport femminile arricchirebbe davvero tuttI: dando opportunità economiche di crescita, opportunità di lavoro, di media, e rappresentazione; ma allora, cosa stiamo aspettando?

FONTI:

https://www.focus.it/cultura/storia/dove-e-quando-nato-il-calcio-femminile
https://native-adv.gazzetta.it/native-adv/breve-storia-del-calcio-femminile/
https://www.calciofemminileitaliano.it/
https://www.censis.it/sicurezza-e-cittadinanza/donne-il-gender-gap-c%E2%80%99%C3%A8-anche-nello-sport
https://www.fanpage.it/politica/perche-la-parita-di-genere-nel-calcio-e-una-cosa-seria/
https://wearegameplan.com/
https://www.calciofemminileitaliano.it/calcio-femminile/equal-pay-tra-sogni-e-realta-il-divario-retributivo-nel-mondo-del-pallone/
https://balonmundial.it/donne-la-parita-di-genere-e-ancora-lontana-un-nuovo-progetto-balon-mundial-per-invertire-la-rotta/
https://native-adv.gazzetta.it/native-adv/le-calciatrici-piu-forti-del-mondiale/

Sei una sportiva donna e vorresti raccontare la tua esperienza? O se conosci qualcuno che potrebbe essere interessato, scrivici a ciao@grls.it