Marisa Bellisario: la prima donna manager italiana

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Dove sta scritto che non possiamo essere le prime a fare un certo lavoro nella nostra famiglia, città o addirittura nella storia?
 
Marisa Bellisario, che viene oggi riconosciuta come la prima top manager donna italiana, ci dimostra con la sua vita che possiamo essere riconosciute come le migliori nel nostro campo, pur non rinunciando mai al nostro stile unico e personale.
Enzo Biagi la intervista nel 1983 e la prima domanda che le fa è Di solito le ragazze vogliono ballare alla Scala, o recitare, o magari diventar suore. Come si fa a pensare di realizzarsi dietro una scrivania di manager?”
 
La risposta di Marisa Bellisario è quella che molte di noi darebbero. “È stato tutto per caso, come molte cose nella vita”. Anche io faccio parte dello stesso club, alzi la mano chi è già tesserata!
 
All’inizio della sua carriera, Bellisario si trova in una situazione unica e favorevole all’ascesa. Proveniente da una famiglia che le dà libertà di scelta e con alle spalle un’educazione molto tecnica, quella che adesso definiremmo nell’IT e che invece lei chiama “sui calcolatori elettronici”.
 
La sua carriera fiorisce alla Olivetti e sarà sempre un’ottima CEO delle aziende che si troverà a gestire.
 
Ci sono tante cose che Bellisario ci insegna ancora oggi come donna e come professionista. A partire dal suo soprannome, “The Legs”. Marisa non aveva mai avuto timore che la sua femminilità potesse essere usata contro di lei, perché sicura delle proprie competenze. Quindi non ha mai esitato a mostrare le gambe indossando minigonne quando ne aveva voglia.
 
La “libertà” è infatti il valore che riconosceva come più importante di tutti, da proteggere ad ogni costo, anche a discapito di lavori amati e incarichi prestigiosi.
 
Durante le interviste, spesso il discorso finiva incasellato nelle rigide categorie mentali degli uomini, come ad esempio quella di “donna-madre”. Marisa Bellisario al contrario riportava sempre il focus su una parola ben precisa, “responsabilità”. Responsabilità verso l’azienda, verso i lavoratori, verso se stessa come professionista, affinché tutti possano godere di un’amministrazione virtuosa.
Eppure, come prima donna top manager, la strada non è stata facile. Non sono mancati, ad esempio, i commenti da parte dei colleghi uomini che cercavano di spaventarla o deprimerla. Quelli li conosciamo bene tutte noi, donne nel mondo del lavoro. Nella sua autobiografia racconta “Un giorno un collega mi disse: “Tu non hai problemi, perché come donna non diventerai mai dirigente, quindi nessuno vede in te un concorrente”. Sono diventata dirigente molto prima di lui”.
 
Marisa ha usato la sua femminilità anche in modi alternativi: come punto di forza laddove gli avversari vedevano una debolezza. Se non sei sul radar dei nemici, hai la libertà di muoverti con più facilità, schivando i colpi e raggiungendo indenne la meta.
 
La sua forza di professionista è indubbia: con un gigantesco riassetto di Italtel, dov’era amministratrice delegata, riesce ad aumentare in modo considerevole i guadagni in pochissimo tempo. Operazione che le fa ricevere anche un premio prestigioso, quello di manager dell’anno 1986.
 
Purtroppo Bellisario scompare troppo presto dalla storia italiana, ad appena 53 anni per colpa di un tumore. Però abbiamo tanto da imparare da Marisa, che da amministratrice visionaria ci indica anche la strada per il futuro.
 
“Alla donna manca il diritto alla mediocrità, si arriva ad occupare posti importanti solo se si è bravissime. Quando ci saranno anche le mediocri, come avviene per gli uomini, vorrà dire che esiste la parità.

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