Avril Haines, l’arma segreta delle spie americane.

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Per la prima volta nella storia dei servizi segreti americani, sulla poltrona più alta che coordina tutte le agenzie di Intelligence, siede una donna. Avril Haines, la regina delle spie, è stata nominata lo scorso novembre dal neo eletto presidente americano Joe Biden, a capo di CIA, FBI, Homeland Security, NSA e altre 13 sigle di società per la sicurezza nazionale. 

Un primato assoluto in un mondo che prima di lei è sempre stato diretto e coordinato da soli uomini. Ma ad essere la prima in qualcosa, Haines è piuttosto abituata, la sua è una vita ricca di primati.

Nata a New York, 51 anni fa, in 15 anni, dal 1998 al 2013, è passata da essere proprietaria di una libreria indipendente a Baltimora, alla laurea in legge, passando per diventare pilota di aerei fino all’esperienza legale presso il Congresso degli Stati Uniti e infine alla nomina come vice direttrice della CIA. Aggiungiamo altri sette anni e arriviamo a quest’ ultima nomina arrivata a capo di tutti i servizi con la presidenza Biden.

Figlia di uno scienziato e di una pittrice, si iscrive a Fisica teorica all’Università di Chicago. Per mantenersi durante gli studi, comincia a lavorare in un’autofficina come riparatrice di vetture, negli anni dell’università prende anche la licenza da pilota e sposa il suo istruttore, David Davighi, che ancora oggi è suo marito.

Crede nella cordialità e la considera un valore irrinunciabile in qualunque relazione umana. Merito del padre che ogni sera fin da piccola le chiedeva “Oggi hai fatto qualcosa di gentile per un’altra persona?” E si faceva così raccontare la buona azione quotidiana.

Ma non solo il padre partecipa alla creazione di una donna diversa, anche la lezione della madre resterà impressa come caposaldo nella vita di Haines. È da lei infatti che arriva un altro comandamento fondamentale: “Ogni giorno devi affrontare qualcosa che ti spaventi.” Avirl, ne ha fatto una massima di vita e uno strumento di emancipazione femminile. 

Noi non riusciamo a renderci conto delle nostre capacità e spesso abbiamo una stima di noi stesse inferiore al reale” – così ha spiegato durante una lezione universitaria – “Metterci in gioco, misurarci con una situazione in cui sappiamo di rischiare è la maniera migliore per prendere coscienza di cosa siamo in grado di fare. Certo non posso applicare il consiglio di mia madre ogni giorno ma ogni qualvolta vedo l’occasione per questa sfida, l’affronto”.

Insieme al marito affronta qualcosa che fa veramente paura: superare l’Atlantico con un bimotore. Comprano un vecchio aereo, lo riparano insieme, lo modificano e spiccano il volo. Dopo un centinaio di chilometri, i pistoni li mollano in mezzo all’oceano e si salvano con un atterraggio di fortuna su una piccola isola. 

È il 1992, i due si trasferiscono a Baltimora, dove aprono un caffè-libreria, comprando l’attività all’asta dopo che era stata sequestrata dalla polizia in un raid antidroga.  Nasce così L’Adrian, un caffè letterario dove artisti e clienti leggono libri ad alta voce. Haines, sceglie in particolare alcuni testi di letteratura erotica. 

L’Adrian diventa presto un caso, la banca propone di farne il prototipo di una catena e si offre di finanziarla. La proposta non le interessa, inizia invece ad interessarsi a varie cause sociali e all’attivismo locale. In più di un’intervista ha detto che in quel periodo notò che le persone più attrezzate per cambiare le cose a livello sociale erano gli avvocati, e decise così di diventarne uno.

Si iscrive alla scuola di legge della Georgetown University nel 1998, dove sviluppa una passione per la legge internazionale e soprattutto per i trattati. Dopo la laurea, diventa assistente di un giudice di Corte d’appello e nel 2003 entra nel team legale del dipartimento di Stato, nell’ufficio che si occupa dei trattati internazionali. 

È il periodo della guerra al terrore di George W. Bush, e uno dei  suoi primi lavori riguarda una disputa tra la Casa Bianca e il Congresso, quando quest’ultimo scopre che l’amministrazione Bush aveva stipulato alcuni accordi segreti con paesi dell’Est Europa e del Medio Oriente per consentire alla CIA di condurre detenzioni e interrogatori extralegali di sospetti terroristi. Nel caso in cui il Governo americano stipuli un trattato o un accordo internazionale, secondo la legge deve renderlo noto al Congresso. Haines e i suoi vengono scelti per rendere conto al Congresso di questi accordi, ma scoprono che gli accordi segreti sono circa 600 e risalivano anche a molti anni addietro. 

In quegli anni è anche l’avvocata del Dipartimento di Stato assegnata alla commissione Affari esteri del Senato, il cui presidente è l’allora senatore Joe Biden. È così che i due iniziano a lavorare insieme. 

Dopo un breve periodo da capo dell’Ufficio trattati, nel 2011viene chiamata dalla Casa Bianca di Barack Obama come vice-consigliera legale, per poi diventare consigliera legale sui temi della sicurezza nazionale nel giro di pochi mesi. Le viene affidato un lavoro di considerevole importanza: guidare il team di avvocati ed esperti di terrorismo che devono revisionare, e limitare il più possibile, la “guerra chirurgica” che nei primi anni di amministrazione Obama aveva avuto un discreto successo, coinvolgendo un gran numero di civili indifesi. 

Haines lavora per limitare il più possibile l’utilizzo dei droni. Nel 2013 Newsweek scrive che veniva svegliata nel cuore della notte per sapere se un sospetto terrorista poteva essere «Incenerito legalmente da un attacco con droni». Harold Koh, un suo collega nel team legale della Casa Bianca, ha detto al Daily Beast: “Molte persone si autodefiniscono come una voce di moderazione. Lei lo era veramente.” 

Nel 2013, viene premiata con un incarico incredibile: numero due della CIA, ed è la prima donna ad occupare questa poltrona.

“Bisogna portare al tavolo la diversità. Nelle trattative di qualunque genere anche quelle internazionali al massimo livello, conta chi tace e sa ascoltare non chi parla di più o fa la voce grossa. E noi donne, questo lo sappiamo fare meglio”, ha dichiarato dopo aver ricevuto l’incarico. 

I media americani la definiscono come una «liberal pragmatica», che crede fermamente nel ruolo della legge e della diplomazia per contenere e moderare l’utilizzo della violenza. 

Certo, una figura non priva di ombre, che riapre il dibattito: “Supportiamo le donne a prescindere da quello che fanno, anche se il loro lavoro riguarda la sorveglianza “ad ogni mezzo, con ogni costo” propugnata dalla CIA e dalle altre agenzie di sicurezza?”, le stesse agenzie finite spesso sotto accusa negli ultimi anni a causa dei metodi tutt’altro che legali portati saliti fortunatamente agli onori delle cronache solo grazie al lavoro di personaggi come Daniel Jones, che lavorò proprio sui documenti segreti della CIA in merito alla cosiddetta “Guerra al terrore”. 

Lei tira dritto e ripete il suo mantra “Più donne significa più sicurezza” ed ora più che mai la sicurezza del paese sembra essere in pericolo, a causa di chi non ascolta ma alza la voce e attacca con toni e modi aggressivi e minacciosi.