Intelligenza e disturbi specifici dell’apprendimento

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Quante volte abbiamo giudicato un libro dalla copertina? Quante volte ci siamo sentite in diritto di giudicare o a nostra volta siamo state giudicate sulla base del nostro profitto scolastico?

Il retaggio “ottimo rendimento scolastico=spiccata intelligenza” affonda le sue radici in un passato poco costruttivo, in cui vi era (e vi è ancora) un filo diretto che collegava i voti che uno studente prendeva a scuola con il suo quoziente intellettivo.

Purtroppo questa credenza è tutt’oggi ancora profondamente radicata nella cultura scolastica in cui viviamo, ed è accompagnata da un approccio che non è rivolto ad aiutare lo studente nel riconoscere le sue difficoltà per combatterle ed imparare da esse stesse, ma tende invece a determinare un sentimento di frustrazione che spesso porta molti studenti ad abbandonare o a non sfruttare come potrebbero il sistema scuola nella sua interezza.

Il quoziente intellettivo nella storia

Ma che cosa è nello specifico il Quoziente Intellettivo? Nella storia delle scienze psicologiche sono stati numerosi gli autori di teorizzazioni ed applicazioni di formule atte a calcolare quel fatidico numero che dovrebbe indicarci quale è il nostro valore intellettivo.

Le prime teorizzazioni sull’intelligenza furono fatte dallo psicometrista Charles Spearman, che per primo parlò di diversi tipi di intelligenza manifesta, legati tra loro da un unico fattore di intelligenza generale denominato G. Poi venne Cattell, con l’enunciazione di due tipologie di intelligenza: una fluida ed una cristallizzata. 

La prima scala orientata verso la misurazione completa dell’intelligenza fu elaborata solo agli inizi del ‘900 in Francia dallo psicologo Binet, che assieme al suo collega Simon ideò un questionario di 60 item che indagavano diverse aree dell’intelligenza: la memoria, l’attenzione, il problem solving. 

La scala Simon-Binet è stata poi revisionata dallo psicologo Lewis Terman, che diede vita alla Stanford–Binet Intelligence Scale, che ancora oggi viene utilizzata nella sua 5° edizione.

I test usati oggi

Oltre a questa scala esistono numerosi altri test che misurano l’intelligenza nelle sue varie declinazioni ma più di tutti vengono utilizzati la WISC-IV per la fascia di età dai 6 ai 16 anni ed 11 mesi e la WAIS-IV dai 17 ai 90 anni.

Si tratta di test molto lunghi e complessi che indagano, grazie ai loro 15 subtest, numerosi aspetti dell’intelligenza. Il punteggio ottenuto viene poi adattato in base a dei valori normativi riguardanti la fascia d’età del campione di popolazione in cui rientra il soggetto che ha svolto il test.

Grazie a questi strumenti è possibile non solo ottenere il famoso QI generale ma è anche possibile analizzare in dettaglio il funzionamento cognitivo di quello specifico individuo preso in analisi per comprendere quali sono i suoi punti di forza ed i suoi punti deboli. Grazie all’individuazione di queste caratteristiche è possibile poi intervenire, se necessario, con un potenziamento di quelle aree che sono problematiche o deficitarie.

Questi test possono essere somministrati solo dagli esperti del settore e sono in grado di fornire un feedback completo che spieghi in dettaglio il profilo cognitivo e le modalità di funzionamento intellettivo.

I disturbi specifici dell’apprendimento

Un altro problema che ha accompagnato per decine di anni (se non da sempre) il sistema scolastico è stata la mancanza di dati, studi ed informazioni approfondite riguardo a quelli che oggi prendono il nome di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA).

I DSA coinvolgono l’abilità di lettura, calcolo e scrittura e sono meglio conosciuti come Dislessia, Discalculia, Disgrafia e Disortografia. Questi disturbi possono essere diagnosticati solo a partire dal secondo anno della scuola primaria e possono essere indagati solo se previa analisi del funzionamento cognitivo. Il quoziente intellettivo è un numero che racchiude al suo interno una miriade di informazioni che vengono utilizzate anche per comprendere quale sia lo sfondo su cui questi disturbi operano.

I DSA hanno una matrice multipla: una evolutiva poiché si manifestano durante l’età evolutiva con l’inizio della fase di apprendimento, una neurobiologica, poiché alla base hanno caratteristiche che rientrano sul piano dello sviluppo atipico ed un funzionamento individuale specifico e sono infine specifici in quanto riguardano esclusivamente alcuni processi di apprendimento che non raggiungono la fluidità e l’automaticità necessarie per portare a termine il compito.

Con la legge 170/2010 questi disturbi sono stati riconosciuti ed è stato definito l’iter necessario per la loro certificazione, necessaria agli istituti scolastici ed accademici per definire le strumentazioni adatte e l’ausilio da dover fornire a chi presenta un DSA.

QI e intelligenza emotiva

Il quoziente intellettivo e i disturbi specifici dell’apprendimento sono quindi strettamente interconnessi sul piano del profilo cognitivo e non in termini di intelligenza così come viene genericamente intesa. 

È fondamentale tenere in considerazione che alla base di qualsiasi processo cognitivo vi è sempre una componente emotiva e motivazionale che guida l’azione e che, in modo parallelo, è attivo il dell’intelligenza emotiva (per approfondire l’intelligenza emotiva consiglio la lettura dell’articolo sul mio blog www.neurocose.com).