Gender Pay Gap: perché è importante avere un’equa retribuzione salariale

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Percepite uno stipendio più basso del vostro collega uomo? Beh, non siete le sole.
Una delle conseguenze più gravose della discriminazione di genere riguarda proprio il mondo del lavoro e dell’occupazione. E il gender pay gap ne è, allo stesso tempo, una causa e un prodotto determinante.
Molte donne, infatti, nel corso della loro carriera lavorativa si trovano a dover lottare per avere gli stessi diritti – e soprattutto lo stesso stipendio – dei propri colleghi uomini.

 

Cos’è il gender pay gap


Con il termine gender pay gap si intende la differenza di stipendio tra uomini e donne a parità di mansione e ruolo. Il suo calcolo non è particolarmente semplice, poiché dipende dalle modalità di misurazione dei salari a seconda dei diversi Paesi (stipendio settimanale o mensile e paga oraria). Tuttavia, sono stati definiti due parametri: 

  • non-adjusted pay gap, o gender gap grezzo: è il divario che si basa sulla retribuzione lorda oraria.
  • adjusted pay gap, o gender gap complessivo: è il divario che considera non solo la retribuzione lorda oraria, ma anche il numero medio delle ore mensili retribuite, il tasso di occupazione femminile, l’impiego, il livello di istruzione e i ruoli ricoperti dalle donne all’interno della propria azienda.

In ogni caso, gli studi e i report ufficiali confermano che siamo ancora molto lontani dalla parità salariale. In tutto il mondo infatti – seppur con percentuali diverse – le donne continuano ad essere pagate di meno.

 

La situazione in Italia

Considerando esclusivamente il gender pay gap grezzo, l’Italia sembra essere tra i Paesi più virtuosi. Secondo gli ultimi dati dell’Ocse, infatti, nel 2020 la differenza salariale tra uomini e donne italiani è pari al 5.6% su una media totale del 13.8%: un dato decisamente più basso rispetto ad altri Paesi europei come Irlanda e Francia, nei quali il gender pay gap è pari rispettivamente all’ 8 e all’11.5%.
In termini pratici, secondo l’Ocse, in Italia se un uomo guadagna 1 euro all’ora, una donna guadagna 94,4 centesimi. E fin qui la situazione non sembra così catastrofica, anzi.
Ma il nostro momento di gloria è destinato a durare molto poco. Questi dati, infatti, non tengono conto di alcuni fattori determinanti come il tasso di occupazione femminile, i ruoli ricoperti dalle donne nel posto di lavoro e il loro grado di istruzione.
Analizzando il gender pay gap complessivo infatti lo scenario cambia drasticamente.
Secondo l’ultimo report dell’Istat sui differenziali retributivi in Italia, pubblicato nel dicembre 2019, la retribuzione oraria mediana nel 2017 è di 11,61 euro per gli uomini e di 10,81 euro per le donne. Uno scarto di ben 7,4 punti percentuali.
La situazione non migliora neanche se si è in possesso di una laurea. Nonostante le donne laureate siano in maggior numero rispetto agli uomini, hanno una retribuzione oraria inferiore a 3 euro rispetto ai loro colleghi. In più, a livello aziendale, il premio retributivo per la laurea destinato alle donne è meno della metà di quello degli uomini (14,3%). 

 

Il gender pay gap in Europa

Anche in Europa la condizione salariale delle donne non è delle migliori. Nel 2018, secondo l’Eurostat, le donne hanno guadagnato complessivamente il 36.7% in meno rispetto agli uomini. Le ragioni sono sostanzialmente due: le donne sono meno presenti degli uomini nel mercato del lavoro (67.3% delle occupate rispetto al 79% degli occupati) e lavorano meno ore (il 30.7% ha un lavoro part-time contro l’8% del genere maschile).
Anche sul fronte mondiale le notizie non sono particolarmente rosee.
L’ultimo report sul divario di genere del World Economic Forum ha pronosticato che per raggiungere la parità di genere ci vorranno ancora 99,5 anni. Forse a stento la raggiungeranno i nostri figli, se saranno particolarmente longevi. 

 

Perché le donne guadagnano meno degli uomini?

Secondo la Commissione europea, le ragioni del divario salariale di genere vanno oltre la semplice questione della discriminazione. Sono una conseguenza di diverse disuguaglianze che le donne devono affrontare già dal primo momento in cui entrano nel mondo del lavoro:

  1. Segregazione settoriale: le donne sono maggiormente impiegate in settori di lavoro meno remunerativi, come ad esempio l’assistenza e l’istruzione.
  2. Difficoltà nel conciliare lavoro e vita privata: molte donne, spesso per via della maternità, sono costrette a lasciare il proprio posto di lavoro o preferiscono un lavoro part-time per occuparsi della famiglia. 
  3. Glass ceiling (soffitto di cristallo): l’avanzamento di carriera per una donna è estremamente complicato. In Europa meno del 10% degli amministratori delegati delle aziende sono donne e percepiscono, a parità di ruolo, stipendi inferiori del 23% rispetto agli uomini.
  4. Discriminazioni culturali: in generale, per condizionamenti culturali consci ed inconsci, i datori di lavoro sono maggiormente propensi ad assumere e premiare i dipendenti uomini, piuttosto che le dipendenti donne. 

 

Equa retribuzione: come raggiungerla e quali sono i benefici

Per ridurre il gender pay gap si deve intervenire su tutti i fattori economico-sociali che fino ad oggi hanno creato delle disuguaglianze nel mondo del lavoro. Per raggiungere un’equa retribuzione bisognerebbe perciò:

  1. Promuovere l’occupazione femminile attraverso, ad esempio, politiche e interventi di defiscalizzazione per le aziende che decidono di assumere donne. La Banca d’Italia ha stimato che se tutte le donne italiane attualmente disoccupate lavorassero, il Pil crescerebbe del 7%.
  2. Incrementare l’offerta dei servizi all’infanzia, alla cura degli anziani e della famiglia in generale. In questo modo le donne non dovranno più scegliere tra lavoro e vita privata.
  3. Eliminare la segregazione occupazionale cercando di indirizzare le ragazze in percorsi – prima d’istruzione e poi di lavoro – economicamente e professionalmente premianti. 
  4. Le aziende dovrebbero essere più trasparenti e rivedere le retribuzioni aziendali. Mettendo a confronto gli stipendi dei propri dipendenti, i dirigenti si accorgerebbero di eventuali disparità e potrebbero porvi rimedio. Allo stesso tempo, mostrando con trasparenza il metodo di distribuzione dei salari, faciliterebbero la richiesta di aumenti di stipendio, soprattutto da parte delle donne. 
  5. Eliminare qualsiasi atteggiamento discriminante nel mondo del lavoro. In particolare, al momento dell’assunzione è fondamentale basarsi sul merito, senza lasciarsi influenzare da quei bias cognitivi che molto spesso portano a preferire gli uomini.
    E sempre parlando di merito, è doveroso distruggere il glass ceiling per dare alle donne la stessa possibilità di fare carriera che attualmente viene data agli uomini.

Quali sarebbero i benefici? Infiniti. Forse troppi da poter riassumere qui. Ma è sufficiente considerare che una donna che guadagna uno stipendio “giusto” è economicamente più indipendente, è libera di scegliere chi essere e chi diventare, vive in un contesto più meritocratico e appartiene ad una società più equa.