Cosa sta succedendo nel mondo della moda?

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Tutte le novità dalla Milano Fashion Week

La Milan fashion week ha chiuso il sipario poco più di una settimana fa, per la prima volta presentata interamente in versione digitale. Le diverse maison hanno dovuto puntare sul formato video sfilata e fashion film e lo hanno fatto attraverso progetti strategici e sorprendenti, creando anche nuovi modelli di comunicazione originali e inattesi. La settimana si è aperta con un tributo digitale al compianto Beppe Modenese, padre fondatore della kermesse meneghina scomparso lo scorso novembre, e in seguito si sono alternati nomi noti e new entry.

Kim Jones, alla sua prima sfilata ha saputo rivisitare alcuni capisaldi della maison delle celebri sorelle Fendi mantenendo i principi della famiglia, delle connessioni e dei valori tramandati, insistendo sull’idea di un guardaroba lussuoso sì, ma soprattutto funzionale. Sulla stessa linea anche Tod’s, dove Walter Chiapponi prosegue nella definizione degli abiti giusti per accompagnare accessori che della sofisticatezza sussurrata hanno fatto il loro marchio di fabbrica. Alberta Ferretti ha scelto invece atmosfere tinte dall’immaginario noir. E nel sinonimo di italianità Giorgio Armani ha portato sulla passerella (digitale) abiti fluidi e dall’animo romantico mentre la maison Salvatore Ferragamo ha ambientato il video nel futuro, vestendo la donna di pelle colorata, con tute utilitaristiche e rete metallica. 

La settimana della moda rimane comunque un evento pieno di esplorazione e scoperte, e se un anno fa molti brand nuovi ed emergenti rimanevano nell’ombra, oggi, l’obbligo di guardare le sfilate da uno schermo ha permesso che i riflettori illuminassero anche le nuove generazioni: e vorrei citare Manifesto paradisiaco, il titolo del video di presentazione della collezione Marco Rambaldi. Giubbotti patchwork, maglia dai colori accesi, top all’uncinetto e gioielli dal sapore pop. È questa la nuova divisa dei giovani che non hanno paura di esprimere la loro vera identità. Operazione che compie anche Alessandro Vigilante con una collezione in cui il corpo, scoperto ad arte, è protagonista e l’essenzialità dell’abito lo accoglie, come una seconda pelle, estetica che nasce dalla passione per la danza contemporanea e dall’influenza di due maestri come Pina Bausch e Merce Cunningham che fa da fil rouge e che prende forma nella collezione Atto I – Talking body. L’assenza di continuità tra maschile e femminile ha invece caratterizzato la prima collezione di Christian Boaro per il suo brand CHB ma anche Salvo Rizza creative director del brand Des Phemmes con una collezione che è un inno all’emisfero femminile, con le sue complessità e le rivoluzioni, uscendo dall’aura del brand di abbigliamento per costituirsi come mezzo per supportare le donne: “La mia più grande soddisfazione è vedere una donna che si sente bella quando indossa un mio vestito” – ha affermato il direttore creativo.

E in chiusura un omaggio alla cultura con la sfilata di Valentino in diretta streaming dal Piccolo Teatro di Milano, che ha messo in scena uno spettacolo pieno di geometrie e contrasti. Quasi un racconto in bianco e nero: luci e ombre, così come nella vita di un essere umano. La riapertura dei teatri, un omaggio alla cultura e alla città lombarda che ha sofferto più che mai questa pandemia ancora in corso.

Un nuovo business digitale

Bottega Veneta lascia Instagram: apre la strada ad un nuovo trend? 

Nel rovescio della medaglia ci sono scelte che all’impatto potrebbero risultare anacronistiche. E imboccando questo sentiero Bottega Veneta ha cancellato contemporaneamente i suoi account di Instagram, Facebook e Twitter. 

L’azienda veneta non ha espresso i motivi della suddetta azione e il tutto è successo in modo improvviso sotto lo sguardo incredulo dei suoi followers. E seppur questa potrebbe essere un’azione temporanea, la decisione di chiudere tutti i suoi profili social viene da tanti interpretata come parte di una strategia all’insegna del low profile, intrapresa dal direttore creativo Daniel Lee che ha più volte esternato i suoi dubbi sul digitale. Infatti, sull’onda opposta a quella di molti direttori creativi, Lee non possiede nessun account sui social media. Lo stesso ha dichiarato in merito alla questione social che: “Bottega è un brand che parla di sofisticata eleganza. Si tratta quasi di stare zitti. Rappresenta il silenzio in mezzo a tutto il rumore. Per me, la vita significa davvero vivere il momento. Ecco perché non ho i social media. Cerco di usare il mio cellulare il meno possibile. Preferisco l’interazione umana al 100%”. E senza scomodare più di tanto citazioni letterarie shakespeariane, lo stilista belga Martin Margiela ci ha insegnato senza troppi schemi, come il mistero aumenta considerevolmente il valore di un brand. E seppur fosse un addio o un arrivederci, questa scelta potrebbe essere vincente.

Un caffè con Prada 

La campagna primavera estate 2021 di Prada, annunciata a febbraio e poi debuttata a settembre, sotto la co direzione creativa di Miuccia Prada e Raf Simons è stato uno degli eventi più commentati della moda del  2020. Una presentazione fuori dagli schemi, non solo in termini di design, ma anche dal punto di vista della  comunicazione: infatti, subito dopo la trasmissione in diretta streaming sul sito e attraverso gli account social  i due direttori creativi hanno rilasciato un’intervista video, rispondendo alle domande inviate dagli utenti nei  giorni precedenti, invitati a interagire dallo stesso brand. 

Questo percorso strategico era stato già confermato dalla release della campagna primavera estate 2021, sotto  la sigla dell’art director Ferdinando Verderi. Una serie di immagini a sfondo bianco, accompagnate da alcune  domande in grafica: “Il futuro è un’idea romantica?”, “Può qualcosa essere veramente nuovo?”, “La natura è  

là fuori o qui dentro?”, “Dovremmo rallentare o accelerare?”. Proponendo agli utenti di rispondere sul sito e  prospettando la realizzazione di un libro con le risposte di chi avrebbe interagito. 

Dopo il successo del primo talk organizzato online lo scorso settembre, subito dopo la sfilata donna (che  segnò il debutto del duo creativo al timone della griffe), Miuccia Prada e Raf Simons ripetono l’esperimento  interattivo in occasione della presentazione del menswear e tornano infatti a confrontarsi e a dialogare con un  gruppo selezionato di studenti, connessi da remoto.

Un meme per ogni bag di Balenciaga

Succede anche che Balenciaga si trasformi in un produttore di meme. Questo proprio nelle ultime  settimane, cercando così di sconfinare dal ruolo di account istituzionale per proiettarsi invece tra i  favoriti nel feed dei suoi follower, senza caption e con immagini divertenti. 

Sarà questo il tipo di trasformazione visiva e comunicativa di cui abbiamo bisogno?

Givenchy like a star!

Dopo il debutto di Matthew Williams come direttore creativo, Givenchy prova a imboccare una strada diversa, portando l’influencer marketing alla sua massima potenza, che ha inizio dalle  costosissime Kardashian e si conclude tra le super star asiatiche. Sicuramente una strada che punta  in alto e che vuole stupire con corpi e volti mozzafiato.

Mi scusi per mini flap bag Chanel? Prego 51 Avenue Montaigne, Paris 

Chanel conferma la scelta di non vendere attraverso l’e-commerce anche dopo un anno in cui i  negozi sono stati per la maggior parte del tempo chiusi.  

È la tattica dell’assenza che crea mistero, quindi lusso e desiderio inarrivabile?

Ma la nuova collezione di Loewe? Un messaggio di nostalgia e fuga dalla realtà 

Loewe x My Neighbor Totoro, la capsule collection firmata dalla maison spagnola e diretta dal  direttore creativo Jonathan Anderson in collaborazione lo Studio Ghibli che presenta i personaggi  iconici e i paesaggi fantasiosi ispirati al cartone Totoro. 

“In questo periodo abbiamo bisogno di sentimenti che ci scaldino il cuore”, ha dichiarato il  designer. “Quando penso ad un film che offra questo tipo di conforto, sia ai bambini che agli adulti,  quel film è “My Neighbor Totoro” (“Il mio vicino Totoro”). Nessuno potrà dimenticare il  capolavoro del 1988 di Hayao Miyazaki. 

Il personaggio di Totoro diventa icona e simbolo di una realtà soprannaturale ma senza mai perdere  il passo del credibile, come se, alla fine di tutto qualcosa ci riporti alla normalità. Impresso su abiti e  accessori, è un messaggio di amore per la natura che per tutto ciò che circonda.

Moda & gaming: un duo inseparabile 

Virgil Abloh cerca di moltiplicare le occasioni per interagire e incontrare la propria community,  grazie al progetto “Walk in The Park”, che propone nel mese di gennaio, in un mix tra fisico e  virtuale, una serie di eventi dedicati alla collezione uomo di Louis Vuitton, di cui Abloh è direttore  artistico 

Durante questo mese, dall’8 al 31 gennaio una residenza temporanea in rue du Pont Neuf a Parigi  invita i visitatori a scoprire le sneaker e gli accessori delle collezioni maschili, a partire dalla  (primavera-estate 2019) con la quale il designer ha debuttato con la sua prima sfilata per la griffe,  per poi arrivare alla calda stagione del 2021. 

Dal 15 gennaio, presso la Maison Vendôme Louis Vuitton, sarà possibile vivere un’esperienza di  realtà aumentata sviluppata per l’app Louis Vuitton, che consentirà di interagire con Zoom with  friends, le mascotte animate immaginate da Virgil Abloh per la sfilata della Spring-Summer 2021,  che rappresentano i simboli della diversità e della positività. 

Attraverso lo schermo di un computer i visitatori potranno vedere i colorati personaggi prendere  vita e animare la facciata dell’edificio. La stessa applicazione propone un filtro che permetterà di  riprodurre una serie di animazioni e contenuti fotografici, accanto ai personaggi cartoon, per mezzo  di un tracciamento facciale avanzato. 

La nuova collezione Autunno/ Inverno 2021 2022 presentata attraverso un fashion film è una vera  performance artistica dalla durata di 13 minuti, trasmessa in occasione della Paris Fashion Week Mens ha  come tema una nuova normalità libera da pregiudizi. 

Una scenografia moderna ed essenziale, allestita al Tennis Club de Paris, prende l’aspetto di una stazione  immaginaria o di una sala di aspetto dove c’è chi arriva, chi aspetta e chi va, insomma, una sorta di viavai  di caratteri di ogni estrazione culturale e sociale, che portano avanti l’ideale del viaggio, ormai simbolo nella storia della Maison Vuitton. Gli attori sono loro e la loro quotidianità: l’artista, il venditore, l’architetto e il  vagabondo. Definendo i personaggi “normali” della società, Virgil Abloh indaga sulle opinioni che ci  creiamo sulle persone in base al modo in cui si vestono: il loro background culturale, la loro identità di  genere e sessualità. Ma la cosa più accattivante è l’invito alla sfilata, un modellino di aereo fai-da-te, un  simbolo dell’adolescenza che nessun artista ha inventato. La collezione pone le domande: chi può rivendicare  l’arte? cosa definisce basso vs alto? chi può fare arte? chi può consumarla?