Cos’è successo a Clubhouse

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Nato negli Usa nel 2020, in piena pandemia da Covid-19, Clubhouse è arrivato in Italia solo a fine Gennaio. Il suo rapido sviluppo si deve sia al particolare periodo che abbiamo vissuto, in cui il desiderio di rimanere in contatto era molto alto, ma anche agli ingenti investimenti ricevuti, ma dopo un grandissimo boom, oggi se ne parla meno…e allora cosa è successo al social più atipico e innovativo del momento? 

Ve ne avevamo già parlato in questo articolo.

Le voci dell’elite

Su Clubhouse ci sono delle room, stanze di conversazione con un topic specifico in cui ognuno può entrare ed interagire con gli altri utenti. Chiunque può creare una stanza, entrare o uscire da una room e può prendere la parola “alzando la mano”.

L’unico mezzo di comunicazione ammesso è la propria voce: non ci sono testi, né immagini, se non quella del profilo utente accompagnata da una breve bio. Insomma, il contrario di Instagram o YouTube in cui, invece, la presenza fisica è predominante!

L’assenza di video slega gli utenti dalla fisicità e, per questo, Clubhouse induce ad essere molto più spontanei rispetto ad altri social media, dove quello che fai “resta per sempre”.

L’impossibilità di registrare i messaggi, e quindi di dover “cogliere l’attimo”, è parte del suo successo, ma anche la sensazione di indisponibilità data dal fatto che l’ingresso in questo social è destinato ad un’elite, contribuisce a rendere Clubhouse un’app davvero fuori dagli schemi.

Una delle caratteristiche che infatti sicuramente ha fatto diventare Clubhouse uno status symbol è l’ingresso esclusivamente su invito, una modalità scelta anche da Gmail nei primi anni 2000. Il desiderio di riconoscimento sociale gioca un ruolo talmente importante che alcuni inviti sono stati messi all’asta online e venduti per centinaia di euro.

Oltre a questo, Clubhouse deve parte del suo successo al fatto che nelle room si genera un fenomeno che ricorda la “livella” di Totò in cui tutti sono alla pari. In pratica, si può stare nella stessa room con Elon Musk o altri personaggi famosi e scambiare tranquillamente due chiacchiere con loro.

 

Il lato dark della medaglia

Come dice Charles Monroe Schulz in Peanuts, “Il segreto della vita sta nel trovarsi nella stanza giusta!”, e se la maggior parte delle room sono ambienti di confronto, divertimento e crescita personale vi sono anche delle stanze dove accade l’esatto contrario.

Si tratta di room in cui l’insulto, il razzismo e la discriminazione sono argomenti quotidiani, che partono da giovanissimi come da utenti più maturi, con il benestare dei moderatori.

E ad ascoltare sono in tanti, tra i quali anche coloro che con stupore ed il sopracciglio all’insù, con spregio e senso di rigetto, restano nella room increduli, indifferenti al fatto che il proprio ruolo di ascoltatore contribuisce a rendere quelle room fra le più seguite su Clubhouse.

Il lato oscuro di questo social include messaggi di violenza, cyberbullismo, discriminazione, razzismo e violenza omofobica, e non mancano nemmeno litigi tra utenti che, dopo essere entrati in contatto su Clubhouse, si spostano su altri social e passano alle denunce.

Molti utenti sfruttano il potere del moderatore per far tacere alcune persone che non condividono le loro stesse idee, e difendere chi viene discriminato spesso non è possibile perché, uno contro dieci, la sfida è sempre impari e si viene “buttati giù” se la propria opinione non è uguale a quella di chi “comanda”.

Nel mentre, centinaia e centinaia di persone ascoltano.

Fra questi tanti giovanissimi, che di giorno in giorno possono pensare sia sempre più legittimo esprimere opinioni e pareri che vanno a ledere il prossimo nascondendosi dietro al dito del “questa è la mia opinione, sono libero di esprimerla”.

Ovviamente il regolamento di Clubhouse vieta questa tipologia di incitamenti all’odio e alla violenza, ma il problema è che se tante stanze vengono segnalate e chiuse, bastano pochi secondi per vederne spuntare di nuove e il tutto senza particolari provvedimenti da parte dell’App. 

Sin dai primi giorni di utilizzo gli utenti hanno denunciato la piattaforma per razzismo e sessismo. Le discriminazioni sono così tante e rivolte verso chiunque che anche una giornalista del New York Times, Taylor Lorenz, è stata molestata per aver espresso la sua opinione da donna.

Seppur Clubhouse non supporti questi comportamenti, ad oggi è evidente come non abbia un sistema di controllo vocale performante come ad esempio quello di Twitch: tutti possono dire quello che pensano ed è praticamente impossibile censurare in diretta.

Le “stanze dell’odio”, come le ha definite qualcuno utilizzando un termine forte, sono una faccia della medaglia che forse non ci aspettavamo, ma che sicuramente ai frequentatori di Clubhouse hanno aperto gli occhi su quanto, almeno in Italia, ci siano ancora molti passi da fare in termini di lotta alla discriminazione, razzismo e violenza omofobica.

 

Quale sarà il futuro di Clubhouse?

L’arrivo su Android: ora che l’App è diventata disponibile anche su Android sembra non attirare più nessuno.

Forse troppo legato al momento storico in cui è stato lanciato, le room hanno perso in parte il loro fascino: gli utenti non hanno più tante ore da dedicare all’ascolto, spesso degli stessi argomenti. 

Lo rivela anche un recente rapporto di Sensor Tower: i download sono scesi dai 9,6 milioni di febbraio ai 2,7 di marzo, per non arrivare nemmeno al milione ad aprile. Di contro, sembra ci sia una percentuale di utenti che, innamorati di questo modo di comunicare, siano fortemente fidelizzati.

Ora che Facebook si sta preparando a lanciare un servizio simile, Clubhouse dovrà riuscire a rientrare nel cuore degli utenti per poter sopravvivere.
Il futuro è sicuramente difficile da prevedere, non resta che cercare un invito e farsi un’idea.