Chilling Adventures of Sabrina è veramente una serie femminista?

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Le terrificanti avventure di Sabrina è una serie di Roberto Aguirre-Sacasa prodotta da  NETFLIX. La protagonista è praticamente la stessa della sitcom degli anni 90’ Sabrina vita da  strega, ma le somiglianze tra le due sono pressoché minime.  

La nuova versione è molto più vicina al fumetto che alla fiction e oscilla tra l’orrore e  l’estremo teen-drama. Ma questa non è  la differenza più radicale. Sabrina  Spellman, per come la descrive Aguirre-Sacasa, è impegnata, sicura di sé, determinata e  vestita di valori femministi al contrario della prima protagonista sicuramente più naif e superficiale. La  nuova serie mostra infatti un chiaro intento formativo che aspira  all’avvicinamento e alla normalizzazione delle tematiche oggi più attuali.  

Da un punto di vista da femminista in progress quale sono, ho  avuto qualche perplessità sul trattamento di questa nuova serie e proverò qui sotto  a condividere con voi le domande che mi sono fatta e anche le risposte che ho provato a darmi.  

Se nel 2020  il cinema e la televisione offrono un più ampio spettro di lead characters femminili, in una serie che pone come uno dei suoi  capisaldi l’inclusività, perché la scelta della protagonista è ricaduta su un esponente del  femminismo bianco etero normativo?  

La capacità di riconoscersi e sentirsi rappresentate da un personaggio che non è vittima  di nessun tipo di discriminazione diretta all’interno della serie, oltre a quelle dovute alla  sua condizione di donna,  non rischia di non avvicinarla all’audience quanto necessario? E poi, una protagonista che, da un contesto socio-economico  elevato, porta avanti una battaglia senza mai però affrontare alcuna sfida con la sua  interiorità, essendo sempre accettata e tenuta in considerazione, non è altrettanto limitante? Io direi di sì. 

Il percorso di Sabrina verso la parità viene sempre portato avanti in solitaria. È giusto far  passare alle  nuove generazioni, il messaggio che non è importante  coinvolgere altri in quello per cui ci battiamo? 

Dal mio punto di vista, la protagonista stringe alleanze con chi le sta intorno solo per situazioni di comodo esclusivamente in vista di pericoli fisici.  

Solamente nella prima stagione si assiste alla formazione di un gruppo che lei chiama  W.I.C.C.A. che si batte contro il sistema oppressivo e discriminatorio della sua scuola  mortale. L’autore però le dedica solamente lo spazio di un’unica puntata, forse si poteva parlarne di più. 

Certo, Sabrina non “necessita” dell’aiuto di nessuno per superare le avversità essendo  dotata di poteri straordinariamente forti, però l’unione va oltre il bisogno d’aiuto, o no?  

In una società discriminatoria dove una pluralità di individui soffre, credo sia giusto permettere  loro innanzitutto di conoscere meglio il sistema oppressivo avvicinandoli alle  problematiche e in secondo luogo di esporsi in prima persona portando avanti le proprie  idee.  

Lasciando ad un rappresentante unico, che per altro neanche si trova vicino alla  condizione di molti soggetti, il compito di accendere la fiaccola della liberazione. Tutto questo non fa  altro che allontanare tutti quei presupposti di uguaglianza e inclusività a cui la serie  auspica, non credete?

La storia presenta una corona di personaggi principali in cui mi è sembrato di percepire  uno schema. Le figure femminili principali sono tutte universalmente forti, ognuna nel  modo che più si confà alla propria personalità, prospettiva che trovo altamente  interessante in un prodotto a scopo formativo. Purtroppo non trovo questa stessa  rappresentazione nell’universo maschile. 

È funzionale a scopo educativo dipingere una così categorica differenza tra personaggi  maschili e femminili? 

Nella serie, ai soggetti di sesso maschile sono riservate tre possibili posizioni:  l’oppressore, il seguace che appoggia la lotta della protagonista senza interiorizzarla e il  personaggio marginale che figura solo sullo sfondo. Forse un pò troppo limitante per una vera identificazione, non credete? 

Nella prima stagione della serie invece ho assistito ad una scena che mi ha fatta  rabbrividire. Anche se la fluidità sessuale risulta pienamente normalizzata, in un episodio  vediamo la nostra eroina ricattare alcuni ragazzi della scuola mortale con una foto.  Sabrina agisce per proteggere la sua amica Suzie, in piena transizione, dalle violenze  fisiche e psicologiche che le vengono fatte.  Ma questa non è un’azione a suo modo anch’essa violenta?  

Ora, premesso che la nostra protagonista li aveva portati a sedursi a vicenda con un  incantesimo, raffigurare l’omosessualità come una minaccia per l’orgoglio dei maschi  eterosessuali cisgender risulta in linea con la premessa fatta finora?  

La maggior parte delle incongruenze credo possa essere legata alla scelta della  produzione, prevalentemente composta da uomini e il risultato è  pertanto ibrido e a tratti  incoerente con le sue stesse premesse.  

Rimane comunque una serie riuscita sotto molti aspetti,  ma  mi sentirei di consigliarla solo a chi possiede uno spirito critico e delle  conoscenze del mondo femminista che permettano loro di guardarla notando anche i difetti. Il problema è che in fondo non sono loro i destinatari di questa produzione, non ne  sarebbero né intrattenuti né rappresentati.  

Ma allora chi realmente può godere de Le terrificanti avventure di Sabrina?