Caccia al Premio Strega

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Oggi sapremo a chi sarà assegnato il premio letterario più famoso d’Italia, giunto ormai alla sua 75ª edizione.

La cinquina dei finalisti è composta da 3 scrittrici e 2 scrittori:

Emanuele Trevi, con “Due Vite”, edito da Neri Pozza, proposto da Francesco Piccolo, ha ottenuto 256 voti. Il romanzo racconta l’amicizia fra due scrittori dai caratteri molto diversi: Rocco Carbone e Pia Pera. Si tratta di un’opera molto particolare, una sorta di diario, è scritto con il cuore e offre al lettore molti spunti di riflessione.


Edith Bruck, con Il pane perduto”, edito da La Nave di Teseo, proposto da Furio Colombo, ha ottenuto 221 voti. Già vincitore del “Premio Strega Giovani”: è stato il libro più votato da una giuria composta da 600 studenti provenienti da scuole secondarie superiori in Italia e all’estero. A sessant’anni dal suo primo romanzo e a 90 anni da poco compiuti, Bruck racconta la sua infanzia nella Polonia di Auschwitz e nella Germania seminata di campi di concentramento e arriva fino ai giorni nostri. Si tratta di un testo doloroso, fondamentale per tramandare alle generazioni future un capitolo di storia del Novecento da non dimenticare.

Donatella Di Pietrantonio, con “Borgo sud”, edito da Einaudi, proposto da Nadia Fusini, ha avuto 220 voti. È il sequel ideale delle storie di famiglia, con due sorelle protagoniste  del suo precedente successo letterario: “L’Arminuta”. Ambientato nella zona di Pescara citata nel titolo, il romanzo, coinvolgente e intimo, racconta la continua lotta della protagonista con le proprie radici.

Giulia Caminito, con L’acqua del lago non è mai dolce”, edito da: Bompiani, proposto da Giuseppe Montesano, ha ottenuto 215 voti. È un romanzo potente, di quelli che colpiscono come un pugno e lasciano un po’ doloranti, sicuramente non indifferenti: racconta l’adolescenza della protagonista e molto di più, con un’ambientazione a dir poco perfetta. Curioso come sia Caminito (classe 1988) che Urciolo (autrice arrivata in dozzina, classe 1994), le due scrittrici più giovani di questa edizione dello Strega, nei loro libri abbiano indagato a fondo il tema dell’adolescenza e abbiano ambientati le loro storie in una provincia laziale dimenticata, ma sicuramente indimenticabile per i lettori.

Andrea Bajani, con “Il libro delle case”, edito da Feltrinelli, proposto da Concita De Gregorio, ha ottenuto 203 voti. È un’opera molto originale sia nella struttura che nello sviluppo della trama. La storia del protagonista è raccontata da materassi, tavoli, sedie, termosifoni, finestre: dagli oggetti che ‘abitavano’ le case che lui ha attraversato nel corso della vita. Pagine che fanno riflettere sull’importanza dello spazio in cui viviamo e sulla capacità che quello spazio ha di cambiare la storia di ciascuno.

Melania Gaia Mazzucco, presidente del “Comitato direttivo” ha sottolineato che questa edizione è stata dominata da storie intime, storie di famiglie, dove dominano le figure delle madri – spesso anaffettive, furiosamente antagoniste – e delle sorelle, mentre i padri sono quasi assenti, sgraditi, superflui o silenziati. “Sono storie di bambine senza infanzia, adolescenti solitarie o emarginate” ha detto la Mazzucco “il sentimento dell’esclusione sociale e del rancore incendia alcuni di questi libri. Sono storie di testimonianza, di vita vissuta o prossima.” 

Le donne, quindi, quest’anno sono protagoniste dei romanzi. 

Ma saranno anche protagoniste del Premio?

 

Un’edizione dominata dalle donne?

A marzo, dopo la proclamazione della dozzina finalista, sulla stampa e sui social c’è stato un forte clamore: “Il Premio Strega 2021 è delle donne”; “Sette scrittrici contro cinque scrittori”; “Favorite le donne per il premio letterario più ambito d’Italia”. 

Questo è stato più o meno il tenore dei titoli sui principali quotidiani, per annunciare i dodici finalisti, proposti dal famoso circolo di eletti degli “Amici della domenica”. 

Oltre ai già citati: Trevi, Bruck, Di Pietrantonio, Caminito e Bajani, arrivati in cinquina finale, la dozzina quest’anno era composta dai notevolissimi:

Maria Grazia Calandrone, con “Splendi come vita”, edito da Ponte alle Grazie e proposto da Franco Buffoni; Teresa Ciabatti, con “Sembrava bellezza”, edito da Mondadori e proposto da Sandro Veronesi; Lisa Ginzburg, con “Cara pace”  edito da Ponte alle Grazie e proposto da Nadia Terranova; Alice Urciuolo, con “Adorazione”  edito da 66thand2nd e proposto da Daniele Mencarelli; Giulio Mozzi, con “Le ripetizioni”  edito da Marsilio e proposto da Pietro Gibellini; Daniele Petruccioli, con “La casa delle madri” edito da Terra Rossa e proposto da Elena Stancanelli; Roberto Venturini con “L’anno che a Roma fu due volte Natale”, edito da SEM e proposto da Maria Pia Ammirati.

In effetti salta all’occhio una maggioranza di autrici sugli autori, ma è davvero un evento così raro da giustificare tanto clamore?

Se si osservano attentamente i dati dal 1947, anno di istituzione del premio, ad oggi, scopriamo che non è affatto così. In diverse annate si è già verificata questa maggioranza al femminile: nel 1975, 2004, 2007 e 2019 infatti, ci sono state più candidate donne che uomini e nel 1976, 1991, 1994 e 2018 è avvenuta una parità di candidature fra uomini e donne. Tutto in ordine dunque, nessun “gap letterario”? Purtroppo no.

Se ripercorriamo la storia del premio infatti scopriamo che, per quanto riguarda le candidature, la sproporzione tra candidati uomini e candidate donne è molto evidente fino al 1973 (nel 1948 ad esempio, fra più di 20 candidati solo 2 erano donne) e solo dal 1991 in poi la presenza femminile si è assestata fra le 3 e 4 candidate l’anno.

Se andiamo ad analizzare i dati delle vittorie però, i risultati sono ancor più deludenti: nei primi 10 anni del premio non ha vinto nessuna donna, certo, questo può essere dovuto al contesto storico degli anni ’50; ma se andiamo avanti negli anni la situazione non si fa di certo idilliaca per le autrici. L’anno scorso, Sandro Veronesi con “Il Colibrì” ha vinto la 74ª edizione del premio per la seconda volta, mentre Valeria Parrella con “Almarina” è stata l’unica finalista donna del 2020.

Il premio Strega 2018 invece è stato assegnato alla scrittrice Helena Janeczek, autrice del romanzo “La ragazza con la Leica”.

 

Ma da quanti anni non vinceva una donna? Da 15 anni. 

Non c’era mai stato un intervallo di tempo così lungo senza una vincitrice.

L’ultima vincitrice prima della Janeczek fu Melania Gaia Mazzucco con “Vita” nel 2003, anche l’anno prima aveva vinto una scrittrice: Margaret Mazzantini con “Non ti muovere”, e questo è stato l’unico caso di vittoria di seguito per due donne in 74 anni di premio.

In totale le scrittrici italiane che si sono aggiudicate il Premio Strega dal 1947 a oggi sono state solamente undici: 

Elsa Morante – “L’isola di Arturo” (1957);

Natalia Ginzburg – “Lessico famigliare” (1963);

Anna Maria Ortese – “Poveri e semplici” (1967);

Lalla Romano – “Le parole tra noi leggere” (1969);

Fausta Cialente – “Le quattro ragazze Wieselberger” (1976);

Maria Bellonci – “Rinascimento privato” (1986);

Mariateresa Di Lascia – “Passaggio in ombra” (1995);

Dacia Maraini – “Buio” (1999);

Margaret Mazzantini – “Non ti muovere” (2002);

Melania Gaia Mazzucco – “Vita” (2003).

Helena Janeczek – “La ragazza con la Leica” (2018)

 

Strega: 11 Vittorie Femminili su 63 Vittorie Maschili

Il Premio Strega non è un’eccezione: su 56 edizioni del Premio Campiello infatti, le vincitrici sono state solo 14 e anche i dati sul Nobel per la letteratura non sono più incoraggianti: 119 edizioni e solo 16 autrici premiate.

Come mai la presenza femminile in tutti questi anni è stata così ridotta? 

Le ragioni potrebbero essere molteplici.

Iniziamo col capire come funziona il regolamento del premio Strega.

Il riconoscimento viene assegnato ogni anno a un’autrice o un autore che abbia pubblicato un libro di narrativa in Italia tra il 1 marzo dell’anno precedente e il 28 febbraio dell’anno in corso. Gli autori non possono candidare la propria opera, possono concorrere al premio solo i libri candidati per iniziativa degli “Amici della domenica” e del “Comitato direttivo”.

Ma chi sono i 400 Amici della domenica?  Si tratta della giuria storica del premio, è formata da personalità del mondo della cultura nel senso più ampio: scrittori e giornalisti, studiosi, artisti, registi di cinema e teatro; sono noti solo i nomi di alcuni di loro, ma fino a pochi anni fa le statistiche davano la percentuale di giurate donne al di sotto del 30%.

Sono noti invece i nomi del “Comitato direttivo”, quello attuale è composto da:

Melania Gaia Mazzucco, scrittrice e presidente del Comitato; Valeria Della Valle, insegnante e scrittrice; Helena Janeczek, scrittrice; Pietro Abate, segretario generale della Camera di Commercio di Roma; Giuseppe D’Avino, presidente e amministratore delegato di Strega Alberti Benevento; Alberto Foschini, ex presidente di Strega Alberti Benevento; Ernesto Ferrero, scrittore, traduttore e giornalista; Paolo Giordano, scrittore; Gabriele Pedullà insegnante e scrittore; Stefano Petrocchi direttore della Fondazione Bellonci; Giovanni Solimine, presidente della Fondazione Bellonci; Marino Sinibaldi scrittore e autore di programmi radiotelevisivi. Anche in questo caso, tornando al tema della rappresentanza femminile, notiamo un chiaro disequilibrio: con 3 donne e 9 uomini all’interno del “Comitato direttivo”. 

Ogni membro degli “Amici della domenica” può segnalare una sola opera e per ogni edizione possono partecipare un massimo di dodici opere, quest’anno sono stati segnalati ben 62 manoscritti dagli “Amici della domenica” e il “Comitato direttivo” ha scelto fra questi la dozzina finalista. A decretare il vincitore del Premio Strega, con voto anonimo, è quindi una giuria composta da 660 persone (“Amici della domenica”, “Comitato direttivo”, lettrici e lettori). Dal 2010 ai 400 voti degli “Amici della domenica” sono stati aggiunti anche i voti dei lettori, che cambiano ogni anno e vengono segnalati dalle librerie indipendenti. Dal 2018 inoltre sono stati aggiunti circa 200 lettrici e lettori all’estero selezionati dalla rete degli Istituti italiani di cultura nel mondo. Queste modifiche hanno anche influito sulla presenza delle donne in giuria. Dal 2018 infatti, con il contributo dei voti dall’estero, donne e uomini sono in numero quasi paritario in giuria. 

Le votazioni effettuate per scegliere il vincitore sono due e vengono effettuate a quindici giorni di distanza l’una dall’altra. Nella prima votazione vengono scelti i cinque finalisti mentre, nella seconda, durante la quale viene decretato il vincitore, ognuno degli “Amici della domenica” può votare un solo libro di quelli arrivati in finale. Il vincitore del Premio Strega riceve un premio in denaro di 5000 euro, e, naturalmente, tutto il prestigio e riconoscimento che deriva dalla vittoria del premio. 

Appare chiaro che, nel corso degli anni – fino al 2018 – c’è sempre stata una forte maggioranza di votanti uomini nel premio e non è forse un caso quindi che proprio il 2018, anno in cui c’è stata la quasi parità, per la prima volta,  di votanti donne e uomini, sia stato l’anno del ritorno alla vittoria di una donna, dopo ben 15 anni di vittorie maschili.

Forse però le ragioni di questo “gap letterario” non è da cercarsi solo nella giuria del premio ma anche in un problema culturale, profondamente radicato nel nostro Paese.

 

I maschi non leggono i libri scritti dalle femmine

La nostra è una generalizzazione naturalmente, non pensiamo che tutti gli uomini non siano fan delle scrittrici, ma – perlomeno nel nostro Paese – non sono pochi i dati e le dichiarazioni che ci portano a questa considerazione.

Basti pensare al tristemente famoso tweet del 22 novembre 2020 di Alessandro Laterza, amministratore delegato della casa editrice di famiglia:

“Essere scrittori è altro dal saper scrivere bene: è avere uno ‘stile’, un proprio uso del lessico, sintassi, figure retoriche, ecc.. Trama, personaggi, soggetto sono marginali. Cerco lumi sulle scrittrici italiane contemporanee. Per mia lacuna mi fermo a Ginzburg e Morante. Grazie”.

Un’uscita particolarmente infelice, basti pensare che proprio la casa editrice Laterza ha pubblicato nel 2020 “Non per me sola” di Valeria Palumbo, dove si traccia la storia delle donne italiane attraverso gli occhi e le parole delle scrittrici contemporanee.

Il tweet ha suscitato l’indignazione di molti e Laterza stesso, il giorno seguente, ha chiesto scusa: 

“Lavoro con le parole e le ho usate male. Il mio tweet di ieri è inadeguato sia nella forma che nel contenuto. Me ne scuso molto con tutti”.

Eppure questo tweet non è una voce così fuori dal coro: pur essendoci moltissime le scrittrici di provato talento in Italia, nella letteratura e nell’editoria le donne sono vittime di un forte retaggio maschilista. 

È un dato di fatto: il più delle volte il lettore e il critico non riesce ad abbattere i propri pregiudizi e non riesce ad affidarsi al talento femminile e a smettere di considerarlo “al femminile” e quindi “da femmina”, legato a trame considerate “leggere” o a “romanzi rosa”. 

Come capita anche in altri contesti, le donne nel mondo letterario incontrano il così detto “soffitto di cristallo”, vengono cioè frenate da resistenze culturali. Soltanto per il loro essere donne trovano delle barriere invisibili che le fermano, indipendentemente dalle loro qualità. Alcune autrici magari riescono a farsi strada ma solo in rari casi raggiungono il vertice dove ci sono denaro e il riconoscimento sociale.

L’industria culturale riflette una società ancora maschilista e con un’aggravante: è l’industria che, producendo cultura, alimenta quegli stessi stereotipi. Quindi il dibattito sul prestigio letterario e sull’esclusione delle donne dai luoghi in cui questo prestigio si costruisce – i festival e i premi appunto – è un dibattito fondamentale che serve a prendere coscienza della situazione per modificarla.

Ma parlarne non basta: essere consapevoli è essenziale ma non sufficiente. Bisognerebbe capire se anche le istituzioni letterarie possono mettere in pratica nuove modalità per abbattere gli ostacoli culturali ed economici che non permettono alle donne di essere riconosciute a pieno titolo come membri della comunità letteraria e culturale più in generale. 

La cultura non cambia da sola, non può basarsi soltanto su buoni propositi, soprattutto quando parliamo di certi meccanismi che portando a grandi vantaggi economici, si incontrano ovvie resistenze al cambiamento da parte di chi detiene lo status quo, editori in primis. Alle scrittrici andrebbe riconosciuto il giusto merito e dovrebbero essere offerte le stesse occasioni che vengono offerte agli scrittori, come dovrebbe essere per chiunque e senza alcuna distinzione di genere. 

 “Da autrice di libri per ragazzi quante volte mi è stato detto: – Non lo leggo perché è scritto da una femmina e sarà per femmine – “, ha raccontato la scrittrice Carolina Capria, una delle voci più preziose del femminismo in Italia, che nel 2018 ha creato su Instagram e Facebook un prezioso spazio social che vi invitiamo caldamente a seguire: 

L’ha scritto una femmina, in cui si parla di libri scritti da donne, che dovrebbero avere maggiore attenzione e si scambiano idee e opinioni sulla letteratura femminile e su importanti temi di attualità. 

Forse in futuro supereremo anche la distinzione tra “scrittore” e “scrittrice”, un po’ come sta avvenendo con il concetto di genere? Ce lo auguriamo davvero.

Le donne leggono sempre di più (e sempre più degli uomini)

Analizziamo anche di numeri e andiamo a spulciare i dati che, per una volta, sono piuttosto confortanti: nell’ultimo anno i lettori sono passati dai 26,3 milioni di ottobre 2019 ai 27,6 milioni di ottobre 2020; il fatturato complessivo ha registrato un +2,3% a fine 2020, con una tendenza in crescita anche nelle prime otto settimane del 2021 (+25% nei libri a stampa). La lettura inoltre, sembra essere un’attività sempre più femminile: legge il 71% delle donne e il 59% degli uomini tra i 14 e i 75 anni.

L’Istat conferma che nel nostro Paese leggono molto di più le donne e tra uomini e donne continua a persistere un divario rilevante. Nel 2019 la percentuale delle lettrici era del 44,3% e quella dei lettori è al 35,5%. Questo divario viene confermato di anno in anno dal 1988, anno in cui risultava lettrice il 39,3% delle donne rispetto al 33,7% dei lettori uomini. 

Quindi sul piano della lettura le ‘quote rosa’ sono coperte. E per quanto riguarda la scrittura? Quante scrittrici ci sono in Italia?

I dati dicono che la percentuale di scrittrici in Italia cresce, ma il numero degli autori maschi resta decisamente superiore: nel 2017 circa 4 autori su dieci sono donne, con un trend in crescita. Le autrici per la precisione sono il 38,3% del totale, mentre nel 2005 erano il 29,7%, un aumento di circa 9 punti che rafforza la posizione delle donne nella filiera editoriale. È in crescita anche la presenza femminile nei ruoli dirigenziali dell’editoria: sono infatti sempre di più anche le donne che ricoprono cariche di responsabilità nella filiera produttiva editoriale: oggi rappresentano il 22,3% dei ruoli dirigenziali, percentuale che dieci anni fa si fermava al 16,6%. Da notare inoltre che numero di donne che ricoprono ruoli di rilievo nel mondo dell’editoria, e nei suoi ruoli dirigenziali, è superiore alla media nazionale che si attesta a un modesto 4%.

 

Quindi in Italia le donne leggono e scrivono. E quanto vendono?

Tanto. Negli ultimi due anni, i romanzi di donne hanno rappresentato circa la metà dei 20 migliori bestseller italiani nella narrativa, quasi il doppio della percentuale rispetto al 2017, secondo i dati pubblicati da “Informazioni Editoriali”, che analizzano le vendite nelle librerie del Paese.

Alcuni lo chiamano “l’effetto Ferrante”, perché la scrittrice de “L’amica geniale” dopo aver venduto oltre 11 milioni di copie, e aver ispirato una serie HBO, sarebbe stata una fonte di ispirazione per le donne scrittrici di tutto il mondo. Scardinando, finalmente, “l’establishment letterario” dominato dagli uomini. Forse in parte è così, ma potrebbe anche essere che gli editori italiani, dopo l’eccezionale caso editoriale della Ferrante, si siano decisi a investire di più nelle tante scrittrici di talento che, appunto, già c’erano, e non sono di certo diventate scrittrici emulando la Ferrante.

Certo è che le scrittrici italiane devono affrontare ancora molti ostacoli, come ha dichiarato Helena Janeczek, la scrittrice vincitrice del Premio Strega 2019: “il problema non è pubblicare o vendere copie, ma ottenere i riconoscimenti” e qui torniamo proprio al nostro caro Premio Strega, quest’anno sarà davvero l’edizione delle donne?

Speriamo che l’immagine che accompagna questa edizione (realizzata da Lorenzo Mattotti), quella danza selvaggia che fa pensare a un sabba moderno, fatto da streghe contemporanee che si battono per i loro diritti, sia di buon auspicio. 

Noi di GRLS facciamo il tifo per le scrittrici in cinquina: Giulia Caminito, Edith Bruck e Donatella Di Pietrantonio. Evviva i libri scritti dalle femmine!

PS: non dimenticate di leggere anche le autrici che erano in dozzina: Teresa Ciabatti con lo straziante e divertente: “Sembrava bellezza”, Maria Grazia Calandrone con il toccante e catartico: “Splendi come vita”, Liza Ginzburg con l’appassionante e nostalgico “Cara pace” e la candidata più giovane: Alice Urciolo, con il suo sorprendente e prezioso romanzo d’esordio: “Adorazione”.

Crediti immagine di copertina: Le Streghe di-Lorenzo Mattotti, Premio Strega 2021