Burnout: che cos’è e come batterlo

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Seppure a malincuore, dobbiamo ammettere che lo stress è una condizione quasi immancabile della vita lavorativa, soprattutto a livelli manageriali. D’altronde tra orari infiniti, call continue su Zoom e confini tra vita privata e lavorativa sempre più labili, chi è che a volte non si sente sopraffatta e/o molto stanca? 

E se a volte lo stress può portare anche a esiti positivi, come l’aumento della produttività, in ogni caso bisogna comunque evitare che si possa trasformare in qualcosa di più serio. 

Un esempio su tutti? Il burnout: un problema sempre più diffuso che non affligge solo chi lo subisce ma anche tutti i suoi collaboratori e – nei casi più estremi – l’azienda intera.

Che cos’è il burnout

Il burnout è una parola di origine anglosassone che letteralmente significa: esaurimento, crollo o surriscaldamento. 

In altre parole, è una condizione di fortissimo stress – spesso causata dall’ambiente lavorativo – che determina un logorio psicofisico ed emotivo, con dei vissuti di demotivazione, di delusione e disinteresse con concrete conseguenze nella realtà lavorativa, personale e sociale dell’individuo.

Le tre componenti del burnout

 

Grazie alle ricerche pionieristiche della psicologa Christina Maslach e dei suoi collaboratori, sappiamo che il burnout è una sindrome da tre componenti: 

  1. Esaurimento: è il sintomo principale del burnout e provoca una profonda stanchezza a livello fisico, mentale ed emotivo che mette in crisi la capacità delle persone di lavorare efficientemente e di sentirsi ispirati da quello che stanno facendo. Le cause possono essere diverse, tra le principali ricordiamo: la richiesta da parte dell’azienda di essere sempre connesso e di rispondere il prima possibile alle richieste, oltre che le to-do-list infinite (ancora peggio se con compiti non piacevoli o per cui non si hanno le competenze). Se vi siete mai trovate in uno stato di esaurimento, sapete bene che è impossibile riuscire a concentrarsi o vedere ancora la propria visione. 
  2. Cinismo: anche detto spersonalizzazione, indica l’appiattimento dell’engagement e del senso di appartenenza nell’individuo verso il proprio lavoro. In altri termini, corrisponde al distaccamento psicologico dal proprio lavoro. Così, invece di sentirsi stimolate dal proprio lavoro e connesse con il proprio team e i propri clienti, ci si sente distaccate, negative e – a volte – insensibili. Le cause del cinismo possono essere sempre legate al sovraccarico lavorativo, ma in realtà può verificarsi anche in presenza di conflitti, ingiustizie e mancanza di partecipazione nei processi decisionali. Se il cinismo persiste, si rischia di subire la perdita totale di connessione, divertimento e orgoglio nel proprio lavoro.
  3. Inefficacia: con questo termine intendiamo la sensazione di incompetenza, mancanza di produttività e risultati raggiunti. Le persone che vivono questa sensazione pensano di non avere mai le competenze giuste e si preoccupano di non essere in grado di avere successo in certe situazioni. L’inefficacia può essere causata dall’assenza di feedback e riconoscimenti, che possono dare la possibilità a una persona di dubitare della qualità del proprio lavoro e di sentirsi quindi poco apprezzata.

Come curare (e prevenire) il burnout 

 

Le cause principali del burnout sono spesso situazionali, quindi per sentirsi meglio quasi sempre si dovrà cambiare lavoro, team o livello organizzativo. Detto ciò, ci sono comunque alcuni accorgimenti che potete seguire in autonomia per prevenire l’indesiderata sindrome da burnout. 

  1. Prendersi cura di sé stesse: per mantenere buoni livelli di energia fisica e mentale, ma anche per riuscire a concentrarsi, è fondamentale avere un giusto equilibrio tra vita privata e lavorativa. Quindi, bisogna ricordarsi di inserire nella propria lista di priorità anche il sonno, una nutrizione sana, l’esercizio fisico, le connessioni sociali e tutte quelle pratiche che facilitano il benessere psico-fisico, come la meditazione o il contatto con la natura. E se il problema è che non avete tempo per fare queste cose, allora sappiate che c’è qualcosa da cambiare. Potete farlo, per esempio, tracciando le vostre attività (di ora in ora) per tutta una settimana. Per ogni ora tracciate anche i vostri sentimenti, segnando come vi sentite da 1 (spenta) a 10 (piena di gioia): alla fine della settimana sarete in grado di capire quali attività vi mettono di malumore e dove potete iniziare a porre i vostri confini.

     

  2. Cambiare la prospettiva: sebbene relax e riposo possono alleviare i sintomi, non risolvono comunque le cause (soprattutto se radicate nell’azienda) del burnout. Per questo, se desiderate continuare a fare lo stesso lavoro, vi consigliamo vivamente di analizzarvi e interrogarvi sul vostro mindset: quali aspetti sono flessibili e quali no? Alterare la vostra prospettiva, infatti, può aiutarvi a percepire in modo meno negativo anche gli aspetti più frustranti del vostro lavoro. Per esempio, se il vostro sintomo principale è l’esaurimento, chiedetevi quali compiti potete delegare per guadagnare tempo prezioso da dedicare a ciò che vi da più soddisfazione. Se, invece, il cinismo è il vostro problema, provate a distaccarvi da quelle parti dell’azienda in cui non vi riconoscete o che vi provocano frustrazione per rientrare più nel vostro ruolo specifico e collaborare con il resto dell’azienda. Oppure, in alternativa, cercate di sviluppare relazioni positive per contrastare chi vi tira giù di morale. Infine, se il sintono che vi tocca maggiormente è l’inefficacia, pensate a che tipo di provare finalmente un po’ di personal branding per mostrare ciò di cui siete capaci? 
  3. Ridurre l’esposizione ai fattori di stress: sia per prevenire ma, soprattutto, per curare la sindrome da burnout, è importantissimo identificare tutte quelle attività e relazioni che vi provocano stress non salutare. Fatto questo, sarà il momento di resettare le aspettative a proposito e decidere nuovamente quanto e cosa siete disposte a subire, quindi definire i confini tra voi e queste situazioni e/o persone. Potrebbe capitare di ricevere risposte negative a tutto ciò, ma chi vi vuole bene – o semplicemente chi si merita di lavorare con voi – capirà che lo state facendo per proteggere la vostra salute e migliorare la vostra produttività a lungo termine.

     

  4. Connettersi con chi si ha intorno: soprattutto in caso di cinismo e inefficienza, la cura migliore per la sindrome da burnout sono le interazioni interpersonali che stimolano sia a livello professionali che personale. Cercate coach o mentori (potreste trovarle nel #GRLSClub) che possano aiutarvi a intraprendere relazioni positivi e opportunità di apprendimento. Anche dispensare consigli sulla vostra esperienza è un buon modo per interrompere una serie negativa di eventi. Infine, se lavorate in un’azienda e il vostro burnout è legato all’ambiente lavorativo, è probabile che altri dipendenti soffrano della stessa sindrome. Unendovi, non solo troverete la forza per affrontare insieme il problema, ma potrete aumentare il vostro senso di controllo e connessione. 

Fonte: Beating Burnout – Harvard Business Review 

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  • Leggete le risorse sul Blog di Digitazon.