Diritto all’Aborto: l’impatto economico di cui nessuno parla

Immagine rappresenta un cartello di protesta negli Stati Uniti contro la revocazione del diritto all'aborto.
Immagine rappresenta un cartello di protesta negli Stati Uniti contro la revocazione del diritto all'aborto.

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Se pensate che tutto quello che sta succedendo in America non ci tocca, purtroppo non è vero. Venerdì 24 giugno 2022 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha revocato il diritto all’aborto, in vigore da quasi cinquant’anni grazie alla sentenza Row v. Wade che garantiva il diritto a effettuare aborti in base al 14esimo emendamento della Costituzione.

Questo non è solo un passo indietro per i diritti delle donne, ma un attacco alla nostra libertà, al nostro corpo e alla nostra stabilità economica Perché si, non permettere a una persona di abortire significa anche mettere a rischio la vita della donna e l’impatto che questa scelta può avere sul suo futuro. Inoltre, non ignoriamo il fatto che le persone appartenenti a minoranze etniche e le classi sociali più basse faranno sempre più difficoltà ad accedere a questi servizi e saranno quelle a soffrire le conseguenze più gravi.

L’aborto è fondamentale per l’equità razziale, economica e geografica. Garantire l’accesso ad aborti sicuri e legali ha implicazioni per l’equità economica e sanitaria di tutte le persone, ma soprattutto quelle appartenenti a minoranze etniche e classi sociali più basse. Inoltre, ribaltando Roe v. Wade, l’accesso all’aborto diventerebbe anche geograficamente più diseguale negli Stati Uniti di quanto non sia già.

Molti Stati impongono già restrizioni inutili alle donne che cercano di abortire, restrizioni che non hanno basi mediche e mettono in pericolo la salute e il benessere delle donne. Queste inutili restrizioni costano alle economie locali 105 miliardi di dollari all’anno. Se queste restrizioni non necessarie fossero eliminate, il PIL degli Stati Uniti sarebbe quasi lo 0,5% in più. [Fonte: JEC Senate]

L’accesso all’aborto è fondamentale affinché tutte le persone abbiano il controllo sulla propria sicurezza economica e sul proprio futuro.

Gli economisti concordano sul fatto che l’accesso all’aborto non è solo una questione di autonomia corporea e individuale agenzia, ma anche di sicurezza e opportunità economiche.

In particolare, gli studi dimostrano che l’accesso all’aborto ha impatti su:

  1. Livello di istruzione: Avere accesso a questo diritto aumenta la probabilità per le donne di laurearsi del 72%. L’effetto è stato ancora più grande per le donne POC, le cui possibilità di completare il college è aumentato da 2 a 3 volte.
  2. Salari Migliori: Poter ritardare la maternità di un solo anno aumenta in media i salari delle donne dell’11%
  3. Maggiore partecipazione alla forza lavoro: Poter scegliere di abortire aumenta la partecipazione della forza lavoro femminile, “aumentando la probabilità che una donna lavori 40 settimane o più all’anno di quasi 2 punti percentuali (dal 29 percento).”
  4. Maggiori Crescita Professionali: L’accesso all’aborto amplia le opportunità di crescita professionali, dando alle donne maggiore probabilità di ottenere un ruolo professionale di quasi 40 punti percentuali.
  5. Diminunizione della Povertà: L’accesso all’aborto non solo modella la situazione economica della persona, ma impatta le circostanze economiche in cui i bambini crescono. Legalizzare l’aborto riduce di 0,54% punti la percentuale di bambini cresciuti in povertà garantendo loro un futuro migliore e aumentando la probabilità di frequenza all’università.
  6. Sicurezza economica: Le donne che vogliono abortire, ma che non sono in grado di farlo poiché hanno appena superato la data limite, sono più probabili ad avere problemi finanziari rispetto alle donne che riescono ad abortire in tempo. In particolare, “La negazione dell’aborto aumenta l’importo del debito di 30 giorni o più scaduti del 78 per cento e aumenta i record pubblici negativi, come fallimenti e sfratti, dell’81 per cento”.


 [Fonte: JEC Senate]

In Italia abbiamo gli Obiettori di Coscienza

e un grosso problema di accesso ai dati aggiornati

In Italia sono 31 (24 ospedali e 7 consultori) le strutture sanitarie in Italia con il 100% di medici ginecologi, anestesisti, infermieri o operatori sociosanitari (Oss) obiettori di coscienza. Quasi 50 strutture invece hanno una percentuale superiore al 90 per cento e oltre 80 un tasso di obiezione superiore all’80 per cento. 

Le Regioni più inadempienti sono la Sardegna e la Sicilia, con più dell’80% di mancata risposta all’accesso civico generalizzato. Ad Andria (Puglia) sono obiettori al 100% sia i ginecologi sia il personale non medico. Nel Polo ospedaliero di Francavilla Fontana (Puglia), più del 90% di medici ginecologi, anestesisti e infermieri sono obiettori. [Fonte: Associazione Luca Coscioni]

Questi dati sono emersi grazie all’indagine ”Mai Dati” condotta da Chiara Lalli, docente di Storia della Medicina all’Università La Sapienza, e da Sonia Montegiove, informatica e giornalista. Il focus di questa indagine, diffusa grazie al supporto dell’Associazione Luca Coscioni,  è stato principalmente di rendere pubblici dati che, purtroppo, non sono resi accessibili al pubblico dal Ministero della Salute (ndr. questi dati sono aggregati per regione e aggiornati al 2019). 

Immaginatevi di dover, per qualsiasi ragione, aver bisogno di accedere a questi servizi? Come fate a verificare in quali strutture e ospedali andare? Come fate a sapere quali di questi servizi sono obiettori di coscienza?

Che cosa dice la legge 194

La legge 194 prevede l’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) ed è stata introdotta in Italia nel 1978, permettendo a chiunque di poter abortire entro i primi 90 giorni.

“Nel 2020 le IVG sono state poco più di 66mila, il 9,3% in meno rispetto al 2019 e circa un quarto rispetto al picco massimo di 234 mila registrato nel 1983, pari a un tasso di abortività di 5,4 IVG ogni 1000 donne tra 15 e 49 anni, uno tra i più bassi a livello globale.”

La legalizzazione dell’aborto, l’accesso alla contraccezione e il supporto dei professionisti socio-sanitari dei consultori familiari e dei presidi sanitari che effettuano le IVG hanno permesso alle donne italiane di prevenire le gravidanze indesiderate riducendo notevolmente il ricorso all’aborto volontario, secondo gli auspici della legge 194. [Fonte: Epicentro, ISS]

È anche un problema di classe

Nonostante questo diritto sia tutelato, le donne in Italia fanno difficoltà ad accedere a questo servizio per colpa dei medici e operatori sanitari che si rifiutano di praticare le IVG. 

Parte di questo personale preferisce dichiararsi obiettore di coscienza per per paura di non essere considerato all’altezza da colleghi e professionisti del settore. Preferiscono andare contro alla propria morale pur di tutelare la salute e la dignità della persona che si affida a loro per questo servizio.

Questo è l’ennesima conseguenza di un problema di classe più importante e molto più difficile da sradicare.

RISORSE UTILI

Alcune risorse per donare e aiutare le persone che a breve potrebbero perdere o non hanno accesso a questo diritto.

FONTI:

https://www.jec.senate.gov/public/index.cfm/democrats/2022/1/abortion-access-is-key-to-economic-freedom

https://iwpr.org/wp-content/uploads/2020/07/B377_Abortion-Access-Fact-Sheet_final.pdf

https://www.ibs.it/mai-dati-dati-aperti-sulla-libro-chiara-lalli-sonia-montegiove/e/9788860448644

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