Abbiamo intervistato Aurelie, co-founder di (Y) spot

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Reading Time: 4 minutes

(Y) spot nasce da una considerazione sul mercato dei sex toys: alle ragazze che avrebbero composto il team non piacevano i colori, le forme, il concetto che per vendere qualcosa legato al piacere femminile si dovesse per forza scadere nel pornografico. Una riflessione più profonda le ha portate alla scelta di approcciarsi al mondo del self-pleasure in modo diverso, per dare a tutt* gli strumenti per esplorare il proprio piacere e così contribuire a chiudere il pleasure gap

Colori pastello, forme delicate, ma senza rinunciare a efficienza e intuitività. Abbiamo deciso di parlarne con Aurelie, co-founder di questo brand che ci ha letteralmente conquistate. 

Cosa consigliate a chi ha un’idea di business che va fuori dalle righe?

Un’idea di business alternativa è un ottima opportunità se l’idea è giusta, perché lascia più spazio rispetto a settori sovrappopolati e la possibilità di scrivere le proprie regole. Ovviamente non si tratta di buttarsi e prendere decisioni casualmente; l’istinto è importante ma l’improvvisazione non esiste nella sfera professionale. Per quanto il business plan possa comprendere una parte d’innovazione, ci saranno sempre case studies da cui prendere spunto per disegnare una strategia di brand e di prodotto. 

Nel caso specifico di (Y), abbiamo fatto un importante lavoro di analisi di come alcuni players hanno ridisegnato il campo del benessere sessuale, sopratutto sul mercato americano, e lo abbiamo approcciato con la nostra sensibilità, la nostra estetica e il nostro background; più che altro abbiamo preso in considerazione le specificità e le sfide del mercato italiano sul quale abbiamo scelto di lanciare il brand.

Iniziare un business quando tutti ti danno contro: sì o no?

Sì, decisamente, dal momento in cui si hanno delle sicurezze. Ovviamente nessuno può predire il futuro e avere l’assoluta certezza che l’idea iniziale diventerà un business sostenibile. Però riprendendo il discorso di prima, analizzare il mercato, conoscerne i challenges e i limiti, studiando anche i casi di successo, permette di anticipare e di capire se la nostra idea è valida ma sopratutto realistica. Prendere rischi può essere gratificante, ma dovrebbero sempre essere rischi calcolati.

Riprendendo nuovamente l’esempio di (Y), potete immaginare che parlare molto liberamente di masturbazione femminile e di benessere sessuale, e costruire un brand sulla base dell’apertura di questo dialogo, possa suscitare un po’ di perplessità. Ma sono proprie le sfide del mercato, in Italia sopratutto, ad aver confermato che il nostro progetto aveva senso e poteva dare un vero valore aggiunto al consumatore.  

Quali sono le tre caratteristiche principali che un’imprenditrice deve avere?

Visione: ciò che non significa superpoteri di predizione, ma una forma d’intuito basata sulla perfetta conoscenza del proprio campo e la capacità di osservazione.

Sicurezza: forse perché per tanto tempo, e oggi ancora, non ci è stata data la stessa credibilità professionale, sopratutto a livelli executive, le donne tendono ad avere un atteggiamento meno assertivo rispetto agli uomini nell’ambito aziendale. Dubitano, si auto-censurano per paura di sbagliare… In quanto imprenditrici dobbiamo cercare di far tacere quelle voci che cercano di convincerci che non siamo abbastanza e superare qualsiasi forma di imposter syndrome. 

Sensibilità: non si tratta di sottoscrivere agli stereotipi di genere, perché tutti abbiamo sensibilità. Da donne però, credo che non subiamo la stessa pressione sociale per nasconderla, mentre molti uomini sembrano convinti che dimostrare sensibilità verrà percepito come debolezza. Essere sensibili non significa accontentare tutti o abbassare la propria voce per paura che quello che abbiamo da dire non piaccia; ascoltare la nostra sensibilità ci permette di affrontare le situazioni in modo educato, con empatia, e sono qualità fondamentali per costruire rapporti di fiducia e collaborazioni durature. 

Il miglior consiglio di business che abbiate mai ricevuto:

Avere un’ottima conoscenza del mercato prima di lanciarsi in un percorso imprenditoriale. 

E l’errore da cui avete imparato di più?

Ad ascoltare troppe voci, uno può perdere il suo focus e mettere in dubbio tutta la sua visione. I feedback aiutano a crescere, ma le decisioni finali devono maturare nella nostra testa.

Cosa vuol dire per voi avere successo?

I numeri contano ma non sono l’unica metrica che riteniamo importante, sopratutto all’inizio, quando è fondamentale costruire delle basi solide e sostenibili a lungo termine piuttosto che correre dietro a percentuali di crescita e ricavi annuali. Certo, un’anno dopo il lancio siamo molto sodisfatti dei risultati ottenuti e le nostre proiezioni per il futuro sono ambiziose, perché sappiamo di poterle raggiungere. 

Quello che ci fa pensare che (Y) sia un successo è anche la risposta della community che si è creata intorno al brand, e i feedback che riceviamo. Ogni volta che sentiamo ragazze che non si sono mai avvicinate al benessere sessuale dirci che sono stati la nostra estetica e il nostro approccio a convincerle di scoprire questo mondo, siamo davvero felici e convinti del valore del nostro progetto. Questo ci spinge a sviluppare ancora di più la componente educativa per diffondere la nostra missione di normalizzazione e accompagnare sempre più donne nel loro percorso di scoperta del piacere.

Vuoi saperne di più sul mondo di (Y) spot?

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